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Cronaca

Banca di Forlì, cambia il direttore: "Le banche locali hanno grandi spazi"

La crisi e il sostegno alla faticosa strada per uscirne, ora che ci sono alcuni segnali positivi (per esempio quest'anno sono raddoppiati i mutui per la casa) sono in cima ai pensieri di Poggioli

Cambio alla direzione della Banca di Forlì: nella sede centrale di corso della Repubblica sale al comando operativo Fausto Poggioli, che sostituisce Daniele Boattini, direttore dal 2003 ed ora andato in pensione dopo 42 anni di attività. Poggioli è un manager con esperienze nazionali ma orgogliosamente romagnolo, già da un paio d'anni alla Banca di Forlì e quindi già integrato nella struttura.

Ad annunciarlo è stato il presidente della Banca, Domenico Ravaglioli. Il nuovo direttore lavorerà gomito a gomito con Pier Luigi Mugnai, confermato nel ruolo strategico di vice direttore vicario. L'esperienza professionale di Poggioli si è svolta in gran parte nella Cariplo, e poi con l'integrazione nel gruppo Intesa-San Paolo anche nella Cassa dei Risparmi di Forlì e quella di Bologna. Poggioli, che ha avuto responsabilità di indirizzo in diverse sedi bancarie della Penisola, ci tiene a rimarcare la sua vocazione territoriale: “Sono in questi uffici già da un paio di anni e ho potuto apprezzare la vicinanza alle persone e alle imprese tipica del Credito Cooperativo. D’altronde sono cresciuto a Sarsina, in una famiglia che aveva come unico riferimento creditizio la locale Cassa Rurale che, mi piace rimarcarlo, è ancora viva e vegeta e costituisce un avamposto collinare importante”.

Banca di Forlì, Fausto Poggioli nuovo direttore



La crisi e il sostegno alla faticosa strada per uscirne, ora che ci sono alcuni segnali positivi (per esempio quest'anno sono raddoppiati i mutui per la casa) sono in cima ai pensieri di Poggioli: “Sento la responsabilità di operare in un momento non brillante. Non dobbiamo disperdere alcuna opportunità imprenditoriale del territorio e avere la forza, dopo gli ultimi 2-3 anni di crisi, di sostenere la ripartenza”. Non è propriamente facile per una banca di buone dimensioni locali, ma piccola rispetto ai colossi del credito: “La normativa europea degli ultimi anni penalizza le banche piccole, con una serie di vincoli pensati giustamente per evitare che si replicasse in Europa quanto capitato in America, ma su cui si è un po' esagerato”. Che spazio può avere dunque una banca locale oggi? “Dobbiamo concentrarci sulla clientela, abbiamo un enorme vantaggio sulle piccole e medie imprese, che sappiamo avere imprenditori il cui livello reale di rischio è più basso del rating ufficiale”.

Anche le banche di credito cooperativo, d'altra parte, stanno lavorando per diventare, assieme, un grande soggetto bancario unificato. Il progetto è ormai in una fase avanzata: “Dopo lunghe discussioni, siamo in attesa entro la fine dell'anno della firma di un decreto del Governo. Questo darà forza al sistema e nuovi servizi. Sarà una svolta totale, forti di oltre 130 anni di storia”, commenta Domenico Ravaglioli. Insomma, la scommessa sarà mantenersi ancorati alla conoscenza del territorio, come un tempo, ma con strumenti diversi.

Il direttore uscente Daniele Boattini ricorda quanto è cambiato il modo di fare banca in oltre 40 anni, in particolare proprio sul tema del radicamento al territorio e alle sue persone. “Se si pensa che quando sono entrato i dati venivano conservati in schede compilate manualmente. Il grande cambiamento è però avvenuto negli ultimi anni, con la normativa europea che ha imposto un cambiamento radicale nel rapporto con la clientela. Un tempo c'era un rapporto fiduciario, ma anche le persone a loro volta sono cambiate. Fino ad alcuni anni fa la relazione era basata su un'onestà di fondo, poi la crisi epocale che ci ha investiti ha prodotto cambiamenti profondi. La scommessa delle piccole banche è evolversi mantenendo l'attenzione al territorio, non perdere l'anima”.

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