Ben 130 ragazzi della diocesi al campo di Sappada. E il vescovo nell'omelia cita Vasco Rossi

E’ in pieno svolgimento il Campo di Sappada, condivisione estiva fra sani e disabili promossa dalla parrocchia forlivese di San Paolo Apostolo, in collaborazione con la Pastorale Giovanile della Diocesi

E’ in pieno svolgimento il Campo di Sappada, condivisione estiva fra sani e disabili promossa dalla parrocchia forlivese di San Paolo Apostolo, in collaborazione con la Pastorale Giovanile della Diocesi. Impreziosito dalla partecipazione dello stesso vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, accompagnato dal direttore della Caritas diocesana Sauro Bandi, il Campo, col suo carico di 130 partecipanti, fra cui 50 ragazzi diversamente abili e il resto volontari di tutte le età, rimane un’esperienza pressoché unica nel panorama caritativo italiano. Se il grosso degli iscritti è approdato sulle Alpi Carniche nel primo pomeriggio del 27 luglio, altri sono giunti successivamente: per tutti il riferimento cronologico è domenica 4 agosto, giorno del ritorno in Romagna. Per il dodicesimo anno consecutivo, ad accogliere i partecipanti alla singolare vacanza caritativa, che bandisce ogni forma di assistenzialismo, è il “Villaggio Dolomitico” di Piani di Luzza.

Dotato di ben 600 posti letto a due passi dalle sorgenti del Piave, il sacro fiume degli italiani, è attrezzato per ogni tipo di sport con un grado di accessibilità pressoché assoluto. Rispetto all’esperienza di Borca, proposta per trent’anni consecutivi nel cuore del Cadore, rimangono inalterati formula e spirito. Sugli scudi si staglia sempre quel singolare “imput” d’amore, scattato quando ancora la chiesa di San Paolo esisteva solo sulla carta. Fedele alla proporzione di tre volontari per ogni diversamente abile (quest’anno c’è una grossa adesione di giovani, media 20/23 anni, provenienti anche dalle diocesi di Bologna e Faenza-Modigliana) la vacanza di Sappada si dipana fra incontri, giochi, passeggiate ed animazione. Come nelle migliori storie, un bel giorno dell’estate 1971 i sacerdoti don Mino Flamigni e don Amedeo Pasini, rispettivamente parroco e cappellano dell’allora neonata San Paolo, girarono alla già nutrita comunità di fedeli addossata su viale Roma, un dubbio più che legittimo: “Per quale motivo ad agosto si sospende ogni attività, fra cui anche l’accoglienza ai disabili? Capimmo che non era giusto parcheggiare quelle persone, ma condividere anche le ferie estive. Da noi non si fa assistenza, ma si vive l’amicizia”. Oltre al coordinamento materiale offerto dai responsabili Franco Casadei, Patrizia Neri e Franca Albonetti, Simona Casadio, Daniele e Brunella Casadei, il campo si regge sull’impegno di una ottantina di volontari e sulla presenza continuativa del neo sacerdote don Filippo Foietta, del seminarista Francesco Agatensi, nonché del parroco di San Martino in Strada, Grisignano, Collina e San Lorenzo in Noceto, don Massimo Masini.

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 “A metà degli anni ’70 – si legge sul sito web della parrocchia di San Paolo Apostolo - dopo alcune esperienze insieme all’Associazione Papa Giovanni XXIII, don Amedeo, entusiasta di quanto provato, propose ai giovani della parrocchia un soggiorno in compagnia di amici che non avrebbero avuto altrimenti la possibilità di fare vacanza. L’obiettivo era trascorrere un periodo in amicizia e di rompere quelle barriere di menefreghismo, disinteresse e incomprensione che in genere esistono nei rapporti quotidiani”. Molto significativa una frase detta dal vescovo mons. Corazza, durante l’omelia della messa celebrata al rifugio Malga Maraia. Riferendosi alla canzone “Un senso” della rockstar emiliana Vasco Rossi, il presule friulano ha citato il passo “anche se questa vita un senso non ce l’ha”, per dimostrare esattamente il contrario, anche sul presupposto della straordinaria esperienza di Sappada. Per dare continuità al campo estivo, un sabato al mese, da settembre a maggio, accolti dalle varie parrocchie della diocesi, i partecipanti dell’esperienza di Sappada si ritrovano per il Poparty, “per condividere per tutto l’anno lo stesso spirito di gioia, amicizia e condivisione”. “Dio – amavano ripetere don Amedeo e don Mino - non distribuisce i suoi doni in modo che chi ha molto se lo tenga e chi non ha niente si arrangi. Dio dà di più ad alcuni, ma solo per metterli in condizione di amare e condividere”

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