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Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca

70 psichiatri contro il vicesindaco: "Bastoni estensibili per i Tso? Medievale". La replica: "Strumenti utili contro le aggressioni"

“No all'uso dei bastoni estensibili alla Polizia municipale di Forlì per l'esecuzione dei trattamenti sanitari obbligatori”: è la richiesta contenuta in una lettera aperta firmata da 70 medici e psichiatri

“No all'uso dei bastoni estensibili alla Polizia municipale di Forlì per l'esecuzione dei trattamenti sanitari obbligatori”: è la richiesta contenuta in una lettera aperta firmata da 70 medici e psichiatri. L'intervento arriva a margine del dibattito in una commissione consigliare del 24 maggio, relativo al regolamento della Polizia Locale e alle dotazioni di difesa del personale, in particolare la possibilità di dotare gli agenti di bastoni estensibili. Tale strumentazione di ordine pubblico al momento non è presente nella Polizia Locale di Forlì. Nel mirino della lettera degli psichiatri sono alcune dichiarazioni del vicesindaco con delega alla Sicurezza Daniele Mezzacapo che, per motivare la proposta di dotare la polizia municipale di "bastoni estensibili", cita anche un possibile uso nell'eseguire i trattamenti sanitari obbligatori. Dichiarazioni che per i 70 psichiatri “appaiono davvero molto gravi”. 

Ed ancora: “La gravità di questa dichiarazione, da parte del vicesindaco, sta nel tradire se non ignorare, il dettato e prima ancora lo spirito della legge di riforma sanitaria del 1978, in materia di assistenza psichiatrica, la delibera regionale dell'applicazione della legge con l'istituzione dei Dipartimenti di salute mentale e Dipendenze patologiche (Dsm-Dp), il regolamento regionale e aziendale per la proposta e l'esecuzione del Trattamenti sanitari obbligatori (Tso). La cosa ancora più grave è il misconoscere le buone pratiche dei Dipartimenti di salute mentale dei Comuni limitrofi appartenenti alla stessa Ausl. Tanta non conoscenza delle leggi nazionali, regionali e aziendali è davvero inammissibile se si ricopre un ruolo istituzionale”.

Ed ancora: “Quando si ignorano le leggi e i regolamenti vigenti in un paese democratico e civile, riconosciuto dall'Organizzazione mondiale della sanità come esemplare a livello mondiale, si corre il rischio di essere additati come i portatori di una sottocultura poliziesca tarda a essere superata. La cultura amministrativa non va accorciata, ma estesa nella continua qualificazione dei servizi pubblici. Forlì non merita questo arretramento a pratiche medievali nel campo della salute mentale”. Ed infine: “Siamo sicuri che il Sindaco del Comune di Forlì vorrà intervenire, con i provvedimenti che riterrà opportuni, per sanare un dibattito che se alimentato da queste dichiarazioni, rischia di assumere aspetti e toni che non hanno nulla di democratico, per una città civile che ha sempre difeso i diritti alla libertà e alla salute nella sicurezza delle leggi vigenti”.

I firmatari

A firmare il documento Giovanni De Plato (psichiatra - primo firmatario già docente di Psichiatria Unibo e consulente Oms per la salute mentale), Luigi Missiroli (psichiatra- già dirigente Servizi di salute mentale Ausl Forlì e Ferrara), Andrea Melella, Vittorio Vinci, Paolo Crepet, Pietro Pellegrini, Claudio Ravani, Giovanni Scolari, Francesca Cigala, Adello Vanni, Antonello D'Elia (psichiatra, presidente di Psichiatria democratica nazionale), Emilio Lupo (psichiatra, responsabile nazionale organizzazione di Psichiatria Democratica), Cesare Bondioli, Salvatore Di Fede, Rocco Canosa, Lorenzo Toresini, Giuseppe Guido Pullia, Giancarlo Boncompagni, Bruno Romano, Guglielmo Russo, Francesco Petrucci, Marco Turchi, Augusta Nicoli, Diana Morgagni, Roberto Muratori, Gianmaria Galeazzi, Silvia Chiesa, Fabrizio Starace, Angelo Fioritti, Mario Cariani, James Busatti, Paolo Verri, Alberto Tinarelli, Giulia Ciarpaglini, Daniela Cariani, Fabrizia Pizzale, Viviana Venturi, Sandra Venturoli, Giuseppe Farina, Rita Rondinelli, Laura Rosa Pizzale, Mara Fontana, Claudio Gualandi, Linda Mazzoni,Gabriella Staiti, Elisabetta Roncoli,Luciana Tufani, Daniela Azzalli, Francesco Rizzo, GianMaria Galeazzi, Bruna Bellotti, Lillia Soglia, Sergio Ennio, Luisa Cimatti, Fabrizio Vivarelli, Giulietta Cavallari, Giulio Grandi, Milvia Tariani, Romano Guarnieri, Gabriella Droghetti, Bruno Boldrini, Giulietta Ferrari, Luigi Battagliam Ercolina Fabretti, Flavio Boari, Giuliana Guerra e Rosetta Balestra.

La replica: "Parlavo delle aggressioni"

Non ci sta però Mezzacapo, che replica: “Respingo fermamente ogni tentativo di far passare le mie parole e le mie intenzioni in modo diverso dalla verità dei fatti. Quanto da me sostenuto nel corso della Commissione Consiliare del 24 maggio 2022, a proposito del possibile uso dei bastoni estensibili da parte della Polizia Locale di Forlì, è relativo alla possibilità di dotare gli agenti della Polizia Locale di uno strumento di difesa nei confronti di possibili aggressioni. Il bastone estensibile non è manganello di dimensioni maggiori, bensì uno specifico dispositivo di protezione personale atto a far mantenere le distanze, in caso di necessità, tra aggressore e aggredito". 

Ed ancora: "Trovo quindi fuorviante e strumentale la lettera aperta firmata da 70 medici e psichiatri con la quale mi si accusa di aver presentato l’uso del bastone estensibile come ausilio di repressione nell’esecuzione dei Trattamenti Sanitari Obbligatori. Quanto ho dichiarato in Commissione è altra cosa. Nell’affrontare in modo organico il tema della Polizia Locale sono state prese in esame possibili migliorie per garantire più sicurezza agli agenti. In tale contesto è stato presentato il bastone estensibile, strumento che serve per evitare e gestire aggressioni, in quanto utile a tenere a distanza di sicurezza una persona aggressiva. Alla richiesta di specificare alcuni casi in cui gli agenti di Polizia Locale sono stati oggetto di minacce e aggressioni, dopo essermi consultato con il Vice Comandante del Corpo di Forlì, ho fatto presente anche il caso in cui nell’esecuzione di un TSO può verificarsi la possibilità di aggressione all’agente. L'esempio e' dovuto al fatto che durante questi interventi il rischio di essere aggrediti è reale".

Ed ancora: "Ripeto: il bastone estensibile è uno strumento di difesa non di offesa o repressione violenta ed è finalizzato unicamente a tutelare l’agente di polizia. Chiedo pertanto che qualsiasi speculazione di tipo ideologico o politico sia mantenuta lontana da questo tema e non si strumentalizzino in alcun modo le mie parole, la mia volontà e l’azione dell’Amministrazione comunale di Forlì. Detto questo, ribadisco che non trovo nulla di male rispetto al fatto che gli agenti di Polizia Locale possano essere dotati di strumenti consentiti dalla normativa nazionale come, appunto, il bastone estensibile. Colgo l'occasione per testimoniare la vicinanza a tutti gli agenti di Polizia Locale e al personale sanitario e volontario della Croce Rossa, che hanno subito aggressioni durante lo svolgimento di questi interventi".

Pd: "Strumenti inadatti"

Sul tema interviene anche il Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Forlì: “E mentre persino sul suolo americano il Presidente Biden si è detto motivato a spingere per una stretta sulle armi, a Forlì c’è chi vorrebbe dotare la Polizia locale di ‘bastoni estensibili’ nell’esecuzione di Trattamenti sanitari obbligatori. A pochi giorni dal cordoglio espresso dal Comune di Forlì per la scomparsa del professor Andrea Canevaro, pedagogista, definito da un assessore di giunta “fondamentale, tanto nel nostro paese quanto all’estero, nel processo di integrazione ed inclusione delle persone con disabilità”, ecco che dallo stesso Comune, per bocca del Vicesindaco Daniele Mezzacapo, arriva la proposta di applicare metodi a dir poco polizieschi nei confronti di soggetti deboli con problematiche nel campo della salute mentale, con buona pace di normative nazionali e direttive regionali in materia di Tso”.

Ed infine: “Consideriamo gravissime le parole pronunciate dal Vicesindaco con delega alla Sicurezza - prosegue il gruppo - che ancora una volta denotano superficialità e non conoscenza di una materia complessa e altrettanto strutturale per la tenuta della nostra comunità. Fermo restando il diritto all’autotutela dei nostri agenti di polizia locale, che ogni giorno sono impegnati sulle strade della città, consideriamo del tutto inadatti questi strumenti repressivi, quando invece sarebbe necessaria una formazione e una preparazione adeguate così da fornire le opportune competenze e metodologie di intervento”. “Forlì è una città civile, che da sempre sta dalla parte dei cittadini, anche e soprattutto dei più deboli, e con una solida tradizione di welfare a garanzia di tutti - concludono i consiglieri di opposizione -. Unendoci all’appello dei medici, che ben più dei politici hanno titolo per esprimersi, invitiamo il Sindaco a intervenire e a rivedere le intenzioni del suo Vicesindaco”.

Crociani (Ugl): “Sollevati per spiegazione di Mezzacapo”

“I bastoni estensibili sono strumenti di autotutela adeguati ai compiti d’istituto della Polizia Locale, poco più che distanziatori che difficilmente si potrebbero utilizzare come strumento atto ad offendere - afferma Delmo Crociani, segretario provinciale Ugl Forlì-Cesena comparto Autonomie Locali -. Dunque, abbiamo letto con stupore le affermazioni che erano state attribuite al vicesindaco di Forlì Daniele Mezzacapo sulla possibilità che questi strumenti si potessero utilizzare durante lo svolgimento dei Trattamenti sanitari obbligatori, dove gli agenti sono a contatto con persone vulnerabili. L'intervento dei medici e degli psicologi sollevava questo problema e ci ha rincuorato la precisazione dello stesso vicesindaco che conferma che si parlava soltanto “di un dispositivo di protezione personale atto a far mantenere le distanze, in caso di necessità".

Ronchi dei Verdi: "No al manganello spagnolo"

Si aggiunge la voce di Alessandro Ronchi, coportavoce Europa Verde Forlì-Cesena: "Mi unisco all’appello dei medici e degli psicologi affinché il vicesindaco e la giunta di Forlì non procedano con l’idea di dotare gli agenti locali di bastone estensibile, conosciuto anche col nome di manganello spagnolo. Trovo inquietante l’idea del manganello, ed il solo pensiero di utilizzarlo in contesti come quello del trattamento sanitario obbligatorio fa rabbrividire: rattrista pensare che la città di Forlì sia scesa a questo livello di dibattito politico".

"I pazienti malati in caso di pericolosità si possono contenere e sedare, ed anche questi casi sono rarissimi perché si tratta di persone in difficoltà e non criminali, per le quali è necessaria pazienza, tempo e persuasione, non violenza. Tutta la mia vicinanza va ovviamente al personale impegnato in queste delicatissime attività, spesso in situazioni di cronica carenza di organico che aggrava il compito già pesante. Purtroppo la risposta del sindaco e dell'UGL non fanno che peggiorare la situazione, dato che è evidente anche dai video dimostrativi delle aziende che li vendono o dalle attività di formazione che questo strumento non è altro che uno sfollagente di materiale flessibile, non meno pericoloso o potenzialmente doloroso. Invito il sindaco a riprendere la decisione in mano e chiudere immediatamente la discussione, chiarendo che le dichiarazioni del suo vice sono state un errore. Non posso che riprendere le parole dei medici: Forlì non merita questo arretramento a pratiche medievali nel campo della salute mentale".

La Lega: "E' un problema il bastone? Il Pd ha consentito la pistola"

Difende il vicesindaco Albert Bentivogli, Segretario e consigliere comunale Lega: "I diritti di chi opera per la nostra sicurezza? Quello dei bastoni allungabili non è affatto una questione legata alla pubblica sicurezza in generale ma piuttosto all’integrità fisica del dipendente di pubblica sicurezza. Questo strumento non è offensivo ma preventivo e di eventuale difesa personale. L’utilizzo è legato al pericolo e l’incolumità che gli agenti di polizia locale possono correre nell’espletamento del loro servizio, un ausilio che possa impedire all’agente stesso di rischiare la propria incolumità fisica. Nel momento che si viene aggrediti il debole è colui che subisce l’aggressione. Il diritto di difendersi da un’aggressione è un diritto inalienabile. Chi lavora a tutela della nostra sicurezza deve avere il diritto di difendersi. Il Pd parla di metodi polizieschi? Allora devono spiegarci come hanno consentito nelle loro passate amministrazioni alla Polizia Locale di dotarsi di un’arma da fuoco. La coerenza d’altronde non è mai stato il loro forte".

Morgagni (Forlì e Co)

Commenta Federico Morgagni (Forlì e Co): Le posizioni del Vicesindaco sono di una gravità assoluta e ripropongono un approccio primitivo e brutale nei confronti della malattia mentale, che nega tutto quanto è stato elaborato nel nostro Paese e a livello mondiale negli ultimi cinquant'anni in materia di presa in carico dei malati. I malati psichiatrici sono persone colpite da una condizione di grave sofferenza per la quale hanno necessità di cure e assistenza, ma rimangono nondimeno cittadini nella assoluta pienezza dei loro diritti umani e civili. Il TSO non è l'arresto o il fermo di polizia di qualche malvivente ma un trattamento sanitario che la legge impone si svolga nel rispetto della dignità della persona e sotto la stretta supervisione di medici e sanitari, essendo del resto motivato non dalla supposta difesa della comunità da un individuo pericoloso ma dalla volontà di aiutare il malato a ristabilirsi. Mentre l'esperienza recente della crisi pandemica imporrebbe, per fronteggiare un preoccupante aumento del disagio, un forte impegno delle istituzioni per ampliare i servizi territoriali di salute mentale, orientando pratiche e risorse verso processi di ripresa ed emancipativi, l'Amministrazione comunale di Forlì dà sfoggio di totale impreparazione sul tema e mostra di riconoscersi in una visione retrograda e preistorica, per fortuna ormai completamente screditata da decenni".

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