Venerdì, 15 Ottobre 2021
Cronaca

"Bisogna assolutamente intervenire sul tetto del Carmine prima dell’inverno"

Ad un anno esatto dalla chiusura del Carmine e la successiva messa in sicurezza della copertura della navata centrale, resa pericolante da infiltrazioni d’acqua e dall’incedere degli anni, il rettore don Enrico Casadio riaccende i riflettori sulla straordinaria chiesa settecentesca di corso Mazzini, bisognosa di cure e attenzioni

Conto alla rovescia per la festa liturgica della Madonna del Carmine, che quest'anno sarà celebrata in San Mercuriale dal 16 al 18 luglio. Com'è noto, l'accesso alla grande chiesa di corso Mazzini, il più antico luogo di culto carmelitano di Romagna e Marche, è stato inibito nel settembre scorso al termine di un sopralluogo effettuato dall'architetto Emanuele Ciani e dagli ingegneri Gianni Bandini e Marco Margotti, che riscontrarono un affossamento del tetto conseguente al cedimento di una capriata dell'aula, visibile anche ad occhio nudo da piazza del Carmine. La parte ammalorata è quella soprastante la terza finestra della navata, ricompresa fra le 4 capriate centrali su entrambi i lati della chiesa.

"Immediatamente - comunica il rettore don Enrico Casadio - si è deciso di chiudere la chiesa a tutela dell'incolumità delle persone e si è cominciato a progettare gli interventi necessari, come già era stato fatto prontamente riguardo alla guglia del campanile nella primavera dello scorso anno. Per evitare che le intemperie invernali aggravassero al situazione, si è provveduto a proteggere il tetto con un apposito telo". Realizzato in regime di somma urgenza a novembre da Rope Man, giovane realtà di edilizia su fune con sede operativa a Forlì, l'intervento è costato 50.000 euro anticipati dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. "Abbiamo operato in altezza - dichiarò Michele Zambelli, project manager di Rope Men - intervenendo esclusivamente sui 100 metri quadri del tetto a rischio crollo. In definitiva abbiamo inserito un tavolato ligneo, collegandolo sui due lati a travi in buone condizioni, in modo da alleggerire quelle compromesse. Sotto il tavolato sono stati messi dei morali lamellari della lunghezza di 7 metri, in modo da bypassare le travi indebolite da secoli di infiltrazioni. Abbiamo passato tutta la sommità fino al colmo e poi in discesa".

"E' chiaro che non possiamo permetterci di trascorrere un altro inverno con la chiesa del Carmine in queste condizioni - riprende don Enrico - a novembre è stato fatto quanto possibile per scongiurare il peggio, ma adesso bisogna agire". Nell'agenda del rettore, che è anche parroco dell'unità pastorale San Mercuriale e Santa Lucia, nonché amministratore parrocchiale di San Biagio, c'è una fitta rete di incontri con i tecnici incaricati e l'economo della Diocesi rag. Claudio Leonessi, per definire i dettagli dell'operazione. "La messa in sicurezza è stata provvidenziale - continua il sacerdote - ma non basta certo a scongiurare il pericolo di crollo della capriata ammalorata, anche perché potrebbe cedere qualche altra parte del tetto. Confidiamo di aprire in autunno il cantiere per il restauro della copertura".

Nel frattempo, il progetto, approntato dai tecnici incaricati, ha ottenuto il placet della Soprintendenza. Per la sua realizzazione servono circa 640mila euro, finanziati in gran parte attingendo ai fondi dell'8 per mille. A questo si aggiungerà il contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Resta da trovare una somma pari a circa 80mila euro. "A tal fine - è la speranza di don Casadio - confidiamo nella generosità di cittadini e imprese, che potrebbero aiutare con offerte o erogazioni liberali fiscalmente detraibili".

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