Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Nel nuovo millennio piove sempre meno: "E' il nuovo clima e il cambiamento corre veloce. Bisogna agire in fretta"

L'INTERVISTA - Spiega Randi: "Se ci limitiamo alla stagione irrigua (maggio-settembre), nel nuovo millennio abbiamo perso circa il 25% delle normali precipitazioni (un quarto in meno) e questo segnale, unitamente a quello termico, è assai preoccupante"

La Romagna ha sete. E la situazione idrica, soprattutto nella fascia pianeggiante, sta diventando piuttosto critica. Nei giorni scorsi è stato il presidente del Canale Emiliano Romagnolo, Nicola Dalmonte, a lanciare l'allarme, evidenziando come dall’inizio dell’anno la pluviometria in Romagna è di almeno il 40% inferiore a quella di Haifa in Israele. "In effetti i primi 6 mesi del 2021 sono stati molto avari di precipitazioni, e siamo in una condizione di siccità già seria sotto il profilo meteorologico ed agricolo, mentre ancora non lo è sotto il profilo idrologico, quantomeno non della stessa gravità", evidenzia Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e vicepresidente dell'Ampro, l'Associazione Meteo Professionisti.

Quali sono le differenze tra siccità agricola e siccità meteorologica?
La siccità agricola si differenzia dalla siccità meteorologica in quanto tiene conto non solo dell’apporto idrico derivante da precipitazioni meteoriche, ma anche delle riserve-carenze idriche del terreno. Essa collega varie caratteristiche di siccità meteorologica o idrologica agli impatti sull'agricoltura, focalizzandosi sulla scarsità delle precipitazioni, sulla differenza tra evapotraspirazione attuale e potenziale e sul deficit di acqua al suolo e nel sottosuolo. La siccità idrologica è invece associata agli effetti dei periodi con deficit di precipitazione sul rifornimento idrico del suolo e del sottosuolo e ha frequenza e severità definite su scala di bacino fluviale o di spartiacque.

Alcuni dati pluviometrici del primo semestre?
Tutti i primi 6 mesi del hanno evidenziato, in Romagna, un deficit di precipitazione più o meno accentuato, con ai primi posti il mese di marzo (-79,2%), quello di giugno (-77,3%), e quello di febbraio (-73,4%), mentre solo gennaio ed aprile hanno visto un’anomalia negativa più contenuta e compresa tra il 12 e il 14%. Il riferimento delle anomalie è al trentennio climatologico 1981-2010. Se consideriamo il primo semestre del 2021 otteniamo un deficit di -49,4%, il che significa che è caduta solo circa la metà della pioggia normalmente attesa, e che la situazione deve essere considerata assai preoccupante. Aggiungiamo poi, che il mese di maggio è stato assai ventoso con molte giornate di fohn appenninico (vento da sud ovest particolarmente secco), e questo ulteriore aspetto ha determinato un’anomala evapotraspirazione giornaliera e mensile rendendo i terreni ancora più secchi.

Guardando al passato, c'è un periodo che la Romagna ha vissuto una simile situazione?
Anche lo scorso anno (2020) la situazione era molto simile, anzi leggermente peggiore, con un deficit su base semestrale del -60%; tuttavia nei mesi successivi le precipitazioni mostrarono una graduale ripresa già a partire dal mese di luglio, il quale fu instabile e temporalesco. In ogni caso, gli ultimi due anni, limitatamente al primo semestre, sono i più secchi dal 1950, superando, sia pure di poco, un altro primo semestre molto asciutto che fu quello del 2000 (-46% di precipitazioni) e due anni consecutivi così poco piovosi nella loro prima metà non si erano mai verificati dal dopoguerra.

Dopo una primavera leggermente più fredda del normale, ecco l'anticiclone africano che sta mostrando i muscoli. A cosa è dovuta l'attuale situazione?
Da tempo si sta manifestando un’anomalia sulla circolazione atmosferica su scala euro-atlantica, con la frequente predisposizione a blocchi di alta pressione sul nord-est del continente in quello che viene chiamato “regime block estivo”. I massimi di anomalia si sono osservati tra la Scandinavia e la Russia, mentre nel contempo una pressione più bassa del normale si è verificata sulla penisola iberica e sul nord Atlantico. In tal modo promontori anticiclonici sub-tropicali, di origine nord-africana, si sono estesi da sud ovest a nord est andando a congiungersi, attraverso il Mediterraneo e i Balcani, alle cellule sul nord-est del continente, convogliando sulla nostra penisola masse d’aria molto calde e stabili, in particolare al centro-sud. Normalmente regimi block invernali portano più spesso, sulla nostra regione, condizioni fredde, ma in estate, se si stabilisce un collegamento tra le cellule molto a nord e i promontori nord-africani, si possono avere lunghi periodi assai caldi, ed è quello che sta accadendo nel 2021, anche se non si sono verificate, per ora, onde di calore estreme.

Quanto bisogna attendere per un po' di refrigerio?
Dopo un temporaneo aumento delle temperature nella giornata di sabato, tra domenica e lunedì è atteso un calo termico fino a un rientro nella norma del periodo, ma durerà poco, poiché già da martedì i termometri torneranno a salire toccando probabilmente picchi molto elevati nella giornata di giovedì con caldo intenso. Il dopo è ancora incerto, ma potrebbe proseguire un trend caratterizzato da onde di calore, anche severe, intervallate da brevi rinfrescate.

Con l'energia che si sta accumulando, possiamo attenderci fenomeni estremi?
Durante il previsto passaggio instabile tra domenica e lunedì vi sarà alta probabilità di temporali violenti sul nord Italia, ma essenzialmente a nord della linea del Po, mentre la Romagna, al momento attuale, sembra essere interessata solo marginalmente, per cui eventuali fenomeni intensi sarebbero solo molto localizzati, anche se, date le condizioni di partenza, non si possono escludere a priori.

Siccità, temporali violenti: dovremo abituarci a questo tipo di clima e al ripetersi di questi fenomeni?
Ormai possiamo dire che è il nuovo clima, ed è fortemente condizionato dalle attività umane. Il segnale sulle precipitazioni non è ancora così forte come quello termico, ma solo se consideriamo le precipitazioni medie annue (trend in leggera diminuzione), ma se ci limitiamo alla stagione irrigua (maggio-settembre), nel nuovo millennio abbiamo perso circa il 25% delle normali precipitazioni (un quarto in meno) e questo segnale, unitamente a quello termico, è assai preoccupante. I temporali violenti sono sempre esistiti e sono tipici del clima padano, incluse grandinate e forti colpi di vento, anzi, nel periodo estivo essi mostrano una diminuzione, mentre aumentano negli altri periodi dell’anno. Il segnale negativo sui temporali non riguarda aspetti come la grandine o le raffiche di vento (non si notano particolari variazioni), ma l’intensità di pioggia, la quale è in aumento sui tempi molto brevi e sulla piccola scala (ordine di 1-3 ore). In pratica, in estate abbiamo mediamente meno temporali, ma quando si innescano sono in grado di far piovere più intensamente, e questo è legato all’aumento delle temperature, poiché l’aria più e calda e più acqua può contenere.

Quali impatto avranno tali cambiamenti sul tessuto urbano delle nostre città e sul mondo agricolo?
Dovremo imparare bene a gestire la risorsa acqua, che sarà un bene sempre più prezioso e probabilmente sempre meno disponibile, specie nel periodo primaverile-estivo; limitare i consumi e rinunciare gradualmente ai combustibili fossili. Sfruttare al meglio le fonti energetiche rinnovabili (la tecnologia sta facendo passi da gigante). E poi la sharing economy, che permette a tutti di acquistare molto meno cose, condividendo i mezzi di trasporto, la casa delle vacanze, gli spazi per l’ufficio e tanto altro. La pandemia ci ha fatto scoprire meglio il telelavoro, sarebbe il caso, nella giusta misura, continuare a sfruttarlo, poiché consente il risparmio di molta energia e contiene il traffico urbano. E non mancano altre mosse per ridurre il nostro impatto: mangiare meno carne e scegliere prodotti locali, che non debbano fare il giro del mondo per arrivare sulla tua tavola. Insomma, agire come comunità e non individualmente.
Il mondo agricolo sta già prendendo da tempo le contromisure, ma si ha la sensazione che il climate change corra più veloce, per cui gli sforzi andranno moltiplicati: razionalizzazione delle risorse idriche e reti di distribuzione più efficienti (le colture avranno necessità di più acqua); nuove tecniche colturali, strategie riguardanti nuove varietà, agrotecniche e linee genetiche ottimali per le nuove condizioni climatiche o, in una parola sola: adattamento.

E' uno scenario irreversibile o siamo ancora in tempo per limitare le conseguenze?
Il tempo è pochissimo: il “famoso” limite di +1,5°C di aumento della temperatura globale difficilmente potrà essere rispettato, ed è un limite che consentirebbe ancora di attuare mitigazione e adattamento. É ancora possibile puntare su questi due aspetti, ma davvero siamo agli sgoccioli.

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