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Cancro allo stomaco, una task force per le linee guida comuni in tutta la Romagna

Da questo punto di vista, l’ospedale forlivese è all’avanguardia e, ormai da diversi anni, si è caratterizzato quale punto di riferimento a livello italiano con la presa in carico del paziente da parte di un team multidisciplinare

Una task-force romagnola per definire linee guida e modalità di trattamento del tumore allo stomaco comuni a tutti i centri delle quattro Aziende dell’Area Vasta. Questo l’obiettivo del corso di aggiornamento Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani) Romagna “Update sul cancro gastrico”, in programma sabato all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, nella sala riunioni al V° piano del padiglione “Morgagni”, con inizio alle 8.30.

Il convegno, presieduto da Alberto Zaccaroni, direttore U.O. Chirurgia Endocrina Ausl Forlì, si propone, infatti, di riunire anatomo-patologi, chirurghi, oncologi, ma anche geriatri e nutrizionisti di Cesena, Forlì, Ravenna, e Rimini per confrontare le diverse esperienze nel trattamento della neoplasia e arrivare così all’individuazione di un modus operandi condiviso in un bacino, quello romagnolo, in cui l’incidenza del cancro gastrico è fra le più alte in Italia.

"Vogliamo vedere come, nei diversi centri, si segue e si opera chi è affetto da tale neoplasia, e con quali risultati, scambiandoci opinioni e punti di vista – commenta Zaccaroni – in modo tale da definire una metodica unica, necessaria non solo in vista dell’unificazione, ormai prossima, in una sola Azienda ma anche per rassicurare il paziente e offrirgli trattamenti standardizzati. Come Acoi, è da diverso tempo che siamo impegnati su questo fronte, portando avanti l’istanza di protocolli uniformi in tutta la Romagna".

Il modello sin qui risultato più efficace, come confermato dalle conclusioni del convegno mondiale sul cancro gastrico di giugno e dal recente convegno nazionale della Società italiana di Chirurgia, è l’approccio multidisciplinare, col paziente valutato da un team formato da chirurgo, anatomo-patologo, gastroenterologo, oncologo, radiologo, medico nucleare, radioterapista, così da garantire percorsi condivisi basati sull’evidenza scientifica e decisioni terapeutiche diversificate a seconda della diagnosi.

"Il chirurgo, in questo quadro, non è l’attore unico ma uno dei componenti del gruppo, e l’intervento il risultato di una valutazione comune che tiene conto di tutti gli aspetti". Non a caso, nel corso dei lavori congressuali, interverranno anche geriatri e nutrizionisti. "E’ importante coinvolgere i medici nutrizionisti per valutare insieme sia qual è il trattamento nutrizionale più adatto per portare il paziente al tavolo operatorio nelle migliori condizioni possibili sia per discutere, nella fase post-chirurgica, il corretto approccio dietetico e riabilitativo, specie dopo l’esecuzione di gastroetectomie totali". Allo stesso modo, nel caso di pazienti con fragilità, il geriatra viene chiamato in causa per considerare l’opportunità o meno dell’opzione chirurgica e, dopo l’intervento, per evitare complicanze legate alla condizione di fragilità.

Da questo punto di vista, l’ospedale forlivese è all’avanguardia e, ormai da diversi anni, si è caratterizzato quale punto di riferimento a livello italiano con la presa in carico del paziente da parte di un team multidisciplinare in grado di offrire percorsi personalizzati, fondati sugli standard qualitativi più elevati, validati dalla comunità scientifica. "Siamo uno dei centri più avanzati per quanto riguarda la definizione delle linee guida e il trattamento, tant’è che Paolo Morgagni, dell’U.O. Chirurgia GeM, è stato responsabile scientifico del congresso mondiale sul cancro gastrico di quest’anno. Inoltre, vantiamo una delle maggiori casistiche italiane di chirurgia robotica del cancro gastrico e, in più, la nostra unità di Gastroenterologia, diretta dal professor Enrico Ricci, ha sviluppato una notevole esperienza nell’endoscopia digestiva dell’early gastric cancer grazie alle quale, in alcuni casi, è possibile rimuovere il tumore per via endoscopica, senza bisogno di ricorrere all’intervento chirurgico".

Fra le ultime novità, figura la sempre maggior importanza assunta dalla terapia neoadiuvante, ovvero il trattamento del paziente con uno o più cicli di chemioterapia prima dell’intervento nei tumori avanzati non operabili. "In questo modo è possibile ridurre le dimensioni della neoplasia e poter agire successivamente con un approccio chirurgico che non è solo palliativo ma radicale. Durante il convegno ci confronteremo per arrivare a standardizzare anche questo tipo di approccio, che sta dando buoni risultati".

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