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Cancro allo stomaco: quasi 600 casi per mettere a punto nuovi trattamenti

Riformulare la definizione di early gastric cancer, con l'obiettivo di dar conto della eterogeneità dei tumori ora racchiusi in quest'unica denominazione e consentire così un trattamento differenziato da caso a caso

Riformulare la definizione di early gastric cancer, con l’obiettivo di dar conto della eterogeneità dei tumori ora racchiusi in quest’unica denominazione e consentire così un trattamento differenziato da caso a caso, quindi, più appropriato ed efficace. E’ quanto propongono il dott. Luca Saragoni, dell’U.O. di Anatomia Patologica, e il dott. Paolo Morgagni, dell’U.O. di Chirurgia generale dell’Ausl di Forlì, sulla base dell’esperienza pluridecennale maturata dall’ospedale “Morgagni-Pierantoni” nel campo del cancro allo stomaco, in particolare in fase iniziale.

L’importanza delle conclusioni raggiunte dai due professionisti è testimoniata dalla pubblicazione dello studio, frutto di loro precedenti ricerche già comparse in riviste specializzate, su “Gastric Cancer”, Bibbia del settore tanto da essere il giornale ufficiale dell’Associazione Internazionale Cancro Gastrico, e dell’Associazione Giapponese Cancro gastrico.

«Dal 1976, teniamo un registro di tutti i tumori in fase iniziale che giungono alla nostra osservazione – illustrano il dott. Saragoni e il dott. Morgagni – preoccupandoci di aggiornare il follow-up dei pazienti. Nel tempo, abbiamo creato, pertanto, un database completo di ogni informazione, che, forte di una casistica di 593 casi, è il più rilevante nel mondo occidentale». I professionisti forlivesi hanno così potuto dimostrare come nella definizione di cancro gastrico precoce, oggi accettata in letteratura, siano in realtà raggruppati tipi di tumori anche molto diversi fra loro. «Si tratta di una formulazione ormai vecchia e superata, perché racchiude in unico insieme tumori con diverso comportamento clinico, non consentendo, di conseguenza, quella differenziazione indispensabile per offrire terapie il più possibile mirate e in grado di rispondere alle esigenze dei singoli pazienti. Basti pensare che alcune diagnosi di early gastric cancer possono presentare caratteristiche patologiche tali per cui il tumore si comporta alla stregua di quello avanzato. Per questo, abbiamo proposto, a livello internazionale, una nuova definizione che tenga conto di questo genere di complessità».

Il centro forlivese, d’altronde, si è configurato da tempo quale punto di riferimento a livello italiano per il trattamento del tumore dello stomaco, offrendo percorsi personalizzati, fondati sugli standard qualitativi più elevati, validati dalla comunità scientifica. «A livello di diagnosi precoce, abbiamo conseguito risultati eccezionali: di tutti i tumori allo stomaco diagnosticati, ben il 25% sono in stadio iniziale, a garanzia di una completa guarigione; non esiste altra area al mondo in cui, in assenza di uno screening organizzato della popolazione, si siano raggiunte percentuali così alte. Ciò ha ricadute significative, poiché in molti di questi casi è possibile asportare il tumore per via endoscopica, risparmiando, quindi, alla persona l’intervento chirurgico». Elevato anche l’indice di sopravvivenza a 5 anni, pari al 94%. «In passato è stato realizzato un programma di formazione dei medici di medicina generale, che ora, sulla base di determinati sintomi, indirizzano immediatamente il paziente all’endoscopista; grazie all’impegno del prof. Enrico Ricci, direttore dell’U.O. di Gastroenterologia, il nostro ospedale ha poi sviluppato l’ecoendoscopia, combinazione fra ecografia ed endoscopia, in grado di stabilire con esatezza il livello di stadiazione della neoplasia che, se in fase iniziale, viene immediatamente asportata per via endoscopica». Altrettanto fondamentale, la messa a punto di analisi anatomo-patologiche sempre più accurate. «Esaminando, secondo linee guida ben definite e rigorose, il prelievo scaturito dalla resezione endoscopica, siamo in grado di verificare se è sufficiente la rimozione per via endoscopica o è necessario ricorrere all’intervento chirurgico – illustra il dott. Saragoni – nel caso si debba ricorrere all’operazione, una volta effettuata, torniamo a studiare la massa asportata, rispetto alla quale possiamo ricavare fattori prognostici indicativi, dai quali discendono le successive decisioni terapeutiche». Decisioni spesso discusse da un team multidisciplinare formato da chirurgo, anatomo-patologo, gastroenterologo, oncologo, radiologo, medico nucleare, radioterapista, altro punto di forza del modello forlivese. «Nel campo del cancro allo stomaco – conclude il dott. Morgagni – il nostro ospedale ha, quindi, i titoli per proporre percorsi formativi a livello nazionale ». 

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