Formazione professionale, i laboratori non si fanno: futuri falegnami o elettricisti imparano davanti al pc

E' quantomeno grottesca la situazione che sta vivendo il mondo della formazione professionale. I ragazzi sono costretti a svolgere il laboratorio in didattica a distanza, proprio la parte più professionalizzante. Proteste di ragazzi e genitori

Si possono facilmente immaginare la difficoltà di imparare il lavoro di falegname, elettricista, meccanico, parrucchiere o cuoco (per citarne alcuni) davanti ad un pc. Sembra incredibile, ma è quello che sta accadendo ai ragazzi della formazione professionale in Emilia-Romagna: studenti che hanno scelto istituti formativi più orientati ai mestieri pratici a scuole a tutti gli effetti.

 E' quantomeno grottesca la situazione che sta vivendo il mondo della formazione nella nostra regione. Mentre altre scuole sicuramente con un maggior peso delle lezioni "teoriche" stanno svolgendo, accanto la didattica online, le attività di laboratorio in presenza (magari suddivisi in piccoli gruppi), le scuole della formazione sono costrette a svolgere il laboratorio in didattica a distanza. In pratica i lavoratori del domani stanno imparando un mestiere così strettamente pratico davanti al monitor di un pc o, nei casi peggiori, incollati al display di uno smartphone. 

Le scuole superiori - come licei, istituti tecnici e istituti professionali - dipendono dallo Stato, mentre la formazione professionale dipende dalla Regione. In entrambi i casi ragazzi della stessa età, ma con due trattamenti opposti. E sono diverse le famiglie dei ragazzi del mondo dell'Istruzione e Formazione Professionale che, in questi giorni, hanno contattato Forlitoday e Cesenatoday per protestare contro la decisione di non far svolgere i laboratori a scuola, ma solo in 'didattica a distanza'. Questi corsi, nella maggior parte dei casi di durata biennale, sono co-finanziati proprio dalla Regione e dal Fondo Sociale Europeo. E quello che ha autorizzato lo Stato per le sue scuole, non l'ha fatto la Regione Emilia-Romagna per l'istruzione di sua competenza: una decisione sicuramente presa per contrastare al massimo il coronavirus, ma che comunque fa discutere.

I genitori: "I ragazzi stanno imparando un mestiere davanti al computer..."

"Moltissime scuole, tra le quali anche alcuni licei, stanno permettendo da inizio novembre ai ragazzi di svolgere i laboratori in presenza - dice un genitore - Io ho contattato la scuola di mio figlio e mi hanno risposto che da loro non si possono fare attività laboratoriali per decisione della Regione. E' allucinante. Il bello è che i ragazzi a cui viene negata l'attività pratica sono proprio quelli che a breve entreranno nel mondo del lavoro, e stanno imparando un mestiere davanti al computer". Falegnami ed elettricisti che non possono fare pratica toccando e maneggiando legno o cavi elettrici. La decisione di svolgere o meno i laboratori in presenza non spetta infatti ai singoli istituti scolastici, ma alla Regione Emilia-Romagna. "Come è possibile - recita un'altra protesta - pensare di diventare un cuoco, un idraulico, un elettricista, una parrucchiera o un falegname, solo per citarne alcuni, davanti ad un display? Ma chi ha il potere decisionale, a cosa pensa?"

Uno studente: "Ci stanno negando il diritto di imparare"

Anche diversi studenti ci hanno contattati per esprimere il loro disagio e il loro disappunto: "La parte più bella, ma soprattutto importante, della mia scuola è l'attività di laboratorio: metà del nostro tempo lo passiamo lì, a fare pratica. Tra l'altro, fino a fine ottobre, erano rispettate tutte le norme di distanziamento, con banchi singoli e mascherine quando non si poteva fare diversamente: l'attenzione era altissima. Come potrò imparare un lavoro in questo modo? Non si capisce niente, non posso toccare con mano, così è inutile. Ci stanno negando il diritto di imparare".

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