Carceri, Montebello (Idv): "Situazione allarmante anche a Forlì"

La Situazione carceraria della nostra regione ben rappresenta quella che è la situazione dell’ intero paese e, volendo riassumerla in un unico aggettivo potremmo definirla allarmante.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

La Situazione carceraria  della nostra regione  ben rappresenta quella che è la situazione dell’ intero paese e, volendo riassumerla in un unico aggettivo potremmo definirla allarmante. Il sovraffollamento preoccupante che non accenna a diminuire rende infatti la condizione della popolazione carceraria e delle persone preposte alla sorveglianza oramai insostenibile. In un Paese dove si tagliano drasticamente i fondi alla cultura, quelli alle disabilità, alla sanità, non ci sarebbe da meravigliarsi rispetto ad una tale trascuranza rispetto al sistema carcerario, non fosse che, come stabilito dalla costituzione , articolo 27 comma 3: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato." Certezza della pena dunque, ma umanità della pena.

Una soluzione, per l'Emilia Romagna ma anche per tutto il sistema carcerario, potrebbe essere quella di importare  modelli vincenti, come quello di Bollate, dove il tasso di recidiva per chi segue percorsi riabilitativi è del 12%. Invece, a livello nazionale, il 67% di chi sconta la sua pena stando semplicemente in cella torna a delinquere. Un primo passo dovrebbe essere dunque costruire nuove strutture, a partire proprio da quella che era stata progettata a Forli, ma  ferma a tal punto da convincere l’amministrazione a operare lavori di ristrutturazione sul vecchio.  Non è una novità del resto che il governo preferisca “ristrutturare” ciò che è decrepito piuttosto che investire sul nuovo: a buon intenditore…
 

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