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Carcinoma ovarico, i chirurghi oncologi forlivesi svilupperanno le ricerche

Saranno i chirurghi dell’equipe di Chirurgia e Terapia Oncologiche dell’Ausl di Forlì, diretta dal dottor Giorgio Maria Verdecchia, a organizzare e gestire il primo registro italiano relativo ai trattamenti integrati con chemioipertermia intraperitoneale

Saranno i chirurghi dell’equipe di Chirurgia e Terapia Oncologiche dell’Ausl di Forlì, diretta dal dottor Giorgio Maria Verdecchia, a organizzare e gestire il primo registro italiano relativo ai trattamenti integrati con chemioipertermia intraperitoneale (HIPEC, Hypertermic Peritoneal Chemoteraphy) nel carcinoma ovarico. I chirurghi forlivesi hanno ricevuto il prestigioso incarico dalla SICO (Società italiana di Chirurgia Oncologica) che, per favorire i progressi nella ricerca e nella cura di tale patologia, ha appunto deciso di creare uno specifico archivio, battezzato con l’acronimo ArTICI (Archivio Trattamenti integrati Chemioipertermia intraperitoneale).

A coordinare le attività del registro, a fianco del prof. Verdecchia, ci saranno il dottor Davide Cavaliere, la dottoressa Daniela Di Pietrantonio, e il dottor Gabriele Solfrini. La chemioipertermia intraperitoneale è un trattamento basato sull’infusione direttamente in peritoneo di chemioterapici ad alte concentrazione e temperatura e si esegue al termine dell’asportazione chirurgica delle localizzazioni addominali di malattia, ovvero della carcinosi. Questa procedura é oggi considerata tra le più promettenti terapie per il tumore ovarico in fase avanzata. A livello europeo, Francia, Gran Bretagna, e ora anche l’Italia, hanno avviato degli studi scientifici multicentrici allo scopo di  raccogliere casistiche omogenee e sufficientemente corpose per confermare l’efficacia terapeutica della metodica, e annoverarla quindi fra gli standard di trattamento.

Proprio all’equipe forlivese va il merito di aver promosso e sostenuto il dibattito fra gli specialisti, in particolare chirurghi, ginecologi, e medici oncologi, coinvolgendo le rispettive Società scientifiche. I protocolli di ricerca italiani sono stati, infatti, oggetto di presentazione,  discussione e definizione in vari incontri, organizzati a Forlì dai chirurghi oncologi forlivesi, coadiuvati dal dottor Andrea Amadori, dell’U.O. di Ginecologia Ostetricia dell’Ausl di Forlì, con gli specialisti dei maggiori centri a livello nazionale. Attualmente, questi ultimi agiscono in maniera autonoma in funzione delle loro risorse e delle loro esperienze, applicando protocolli  e linee guida definite dalla letteratura internazionale e approvate dai comitati etici locali. Di qui, la necessità di creare un coordinamento fra tutti i Centri  che eseguono interventi chirurgici radicali associati a chemioipertermia intraperitoneale per gli stadi avanzati di malattia, impegnandosi a raccoglierne i dati, analizzarli, e divulgarli in ambito scientifico.

E’ esattamente da questa esigenza che sorge ArTICI, database informatizzato e accessibile on-line, creato proprio con l’obiettivo di permettere studi multicentrici che coinvolgano tutti i maggiori esperti italiani dedicati alla cura del tumore ovarico, dai ginecologi agli oncologi, passando per i chirurghi. «Il primo scopo di questo progetto – illustra il direttore Giorgio Maria Verdecchia – è verificare la diffusione in Italia della chemioipertermia peritoneale, valutando la morbilità, la mortalità e l’efficacia del trattamento, attraverso l’analisi dei risultati oncologici a distanza, ovvero verificare la sopravvivenza globale e libera da malattia».

Nell’archivio è possibile registrare le varie fasi del trattamento - chemioterapia, chirurgia e HIPEC - e i successivi controlli clinici; il sistema è in grado di tracciare e schematizzare cronologicamente le tappe, fornendo ad ogni centro la possibilità di archiviare e analizzare i propri dati. «L’analisi informatizzata – prosegue il prof. Verdecchia – può ricostruire la storia della malattia e valutare i risultati oncologici in funzione delle caratteristiche della paziente, della neoplasia, del trattamento chirurgico e del momento nel quale l’HIPEC e i trattamenti complementari sono stati inseriti nell’evoluzione della malattia stessa».

Chiaramente, per l’equipe della chirurgia oncologica dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” essere  capofila di un’iniziativa di tale portata rappresenta un importante riconoscimento del lavoro svolto in tutti questi anni sia in ambito clinico che scientifico. Proprio nell’ambito specifico dei trattamenti oncologici integrati di chirurgia e chemioipertermia intraperitoneale intraoperatoria, l’equipe del dott. Verdecchia ha maturato numeri ed esperienza assolutamente rilevanti, testimoniati anche dalla rete di rapporti internazionali allacciati con i massimi esperti in questo settore.

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