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Coronavirus e sintomi, non solo febbre e tosse: "Attenzione ai segnali dello stomaco"

"E' certamente un'esperienza nuova, che ci ha costretto a scelte rapide nel rivedere l'organizzazione di tutti gli operatori sanitari", spiega Carlo Fabbri

Tra le Unità Operative dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì, impegnate nell'emergenza sanitaria da coronavirus sars-cov-2 c'è anche quella di Gastroentoenterologia ed Endoscopia Digestiva diretta dal dottor Carlo Fabbri. Da uno studio pubblicato sull’American Journal of Gastroenterology, è emerso che i problemi legati all’apparato digerente potrebbero essere i primi segni di infezione da Covid-19 e che nei casi più gravi anche i sintomi legati alla fame e all’apparato digerente sono diventati più pronunciati.

Dottor Fabbri, tra i sintomi più importanti del Covid-19 c'è quindi anche quello della diarrea...
La diarrea può essere un sintomo connesso alla infezione, ma generalmente non come sintomo unico ed isolato nel tempo.

Sintomi gastrointestinali quindi non sono da sottovalutare?
Anche la nausea e il vomito possono essere sintomi potenzialmente attribuibili alla infezione e talvolta rappresentare i sintomi di esordio della infezione stessa.

Chi manifesta questi segnali ha un decorso più grave della malattia?
Non vi è nessun legame tra sintomi gastrointestinali e prognosi dell'infezione.

Come attacca il coronavirus il sistema digerente?
Il virus è in grado di entrare all'interno di alcuni tipi di cellule tra cui quelle dello stomaco e dell'intestino oltre che del fegato e ciò giustifica i sintomi. L'Rna di cui è costituito il virus è possibile reperirlo nelle feci e tale presenza può permanere anche dopo la negativizzione dei test eseguiti per via respiratoria.

Come sta affrontando il vostro Dipartimento l'emergenza?
E' presente una Unità di Crisi che costantemente monitora l'andamento intraospedaliera del numero delle persone infette e del loro decorso e profila percorsi indipendenti rispetto ai degenti non portatori di infezioni.

Una novità senza alcun dubbio...
E' certamente un'esperienza nuova, che ci ha costretto a scelte rapide nel rivedere l'organizzazione di tutti gli operatori sanitari. E' stata anche un'opportunità per misurasi anche sulle relazioni umane oltre che professionali.

I pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali, Crohn e colite ulcerosa hanno una maggiore probabilità di infettarsi?
In assoluto non rappresenta un fattore di rischio. Come noto però i pazienti fragili con riduzione delle difese immunitarie possono essere esposti ad un decorso di malattia più complesso.

Questi pazienti possono quindi proseguire nelle terapie medicinali?
Le terapie in corso non devono essere in nessun modo sospese, salvo per indicazione del propio medico di riferimento.

C'è una correlazione tra il coronavirus e il microbiota?
Avere una flora batterica intestinale in equilibrio fortifica il nostro sistema immunitario. Non vi è una correlazione diretta.

Un microbiota danneggiato non ci protegge quindi dalle infezioni...
Una flora batterica intestinale "danneggiata", indebolendo il nostro sistema immunitario, ci espone in assoluto ad essere meno protetti. Ma bisogna stare attenti al pensare di rendere più forti il nostro microbiota con prodotti non certificati dal medico nella speranza di non contrarre l'inezione.

Quindi il microbiota va tutelato...
Il mtcrobiota è un nostro organo e come tutti va tutelato.

E' vero che è possibile difendersi dal coronavirus con la dieta?
Una dieta costantemente sana ricca di fibre, vegetali e vitamine ci aiuta a mantenere il nostro stato di salute.

Come si possono rafforzare le difese immunitarie a partire dalla tavola?
Al momento il farmaco più efficace che abbiamo è l'isolamento. E' un'occasione per preparare cibi semplici e poco raffinati e nutrienti a base di verdure, evitando eccesso di carne e formaggi. E' inoltre utile anche in piccoli spazi trovare il modo per tenere attivo il nostro corpo.   

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