Casa Mia, perché gli addetti non si vaccinano? "Caso isolato, ma devono capire che è un'opportunità"

“Non è un privilegio, ma vivono in una situazione di rischio enorme, per loro è un'opportunità il vaccino. Forse dove non hanno avuto focolai è più difficile arrivare più velocemente alla consapevolezza della sua utilità”.

Come è possibile rifiutare il vaccino dopo aver tanto sofferto gli effetti della pandemia? L'unico strumento possibile che può permetterci di riprendere una vita normale, rimettere in moto la società e per esempio tornare ad azioni banali come utilizzare liberamente un ristorante? A molti quel 'no' al vaccino degli operatori socio-sanitari espresso in massa alla casa di riposo 'Casa Mia' arriva con la violenza di uno schiaffo in faccia, tenuto conto che ogni giorno ci sono anziani a rischio a diretto contatto con quel personale e che anche nel nostro territorio abbiamo visto scie impressionanti di morti all'interno delle residenze per gli anziani.

“Invitiamo le associazioni datoriali e in generale i datori di lavoro del settore ad evitare forzature o prese di posizioni che non aiutano, in una condizione dove l’obbligo vaccinale non è previsto per legge, a creare un clima di tensione che non è utile in questa fase”, scrivono in una loro nota  Maria Giorgini, segretaria generale della Cgil, Vanis Treossi, resposanbile per Forlì della Cisl ed Enrico Imolesi, segretario della Uil forlivese. Ma se gli operatori socio-sanitari possono dire di no, agli anziani ospiti chi pensa? ForlìToday ha intervistato Maria Giorgini, che si è confrontata coi dipendenti, alcuni iscritti alla Cgil, della 'Casa Mia'

Alla 'Casa Mia' parliamo di 38 non vaccinati su 64, un numero elevatissimo.
“Anzitutto partiamo dai dati che il direttore dell'Ausl Tiziano Carradori ci ha dato molto positivi, e cioè che delle 24mila persone dell'ambito sanitario (medici, infermieri, oss e operatori degli appalti come quelli di Formula Servizi) ben 22mila sono stati vaccinati e si conta a brevissimo di chiudere il giro. Ci sono dei punti sul territorio, pochi in verità, dove c'è bisogno di fare maggiore informazione per spiegare l'importanza essenziale del vaccino per il futuro del nostro Paese e dell'intero pianeta”.

Va bene l'informazione, ma qui parliamo di operatori della sanità, non di persone distratte della strada. Dovrebbero essere già formate a riguardo, fa parte della loro professionalità conoscere i vaccini
“Ad oggi non essendoci un obbligo vaccinale, ed essendoci una giurisprudenza che ancora non ha definito se l'obbligo in una struttura socio-sanitaria sussiste o meno, non possiamo aspettare la Corte di Cassazione che deciderà tra 6 mesi o un anno, noi dobbiamo parlare immediatamente a queste lavoratrici e lavoratori, assieme agli esperti e all'Ausl e il sindacato sarà a fianco della campagna vaccinale, che è un'opportunità imprescindibile per tutti ed è un segno di responsabilità verso se stessi, la propria famiglia e gli ospiti”.

Dato che parliamo di servizi resi agli anziani, anche un solo giorno di ritardo per convincere questo personale aumenta i rischi che si ammalino, con nuovi contagiati e forse anche nuovi morti, non si può agire direttamente sul ritiro dell'accreditamento della casa di riposo non più in grado di svolgere un servizio in sicurezza e spostare gli anziani in strutture più sicure?
“E' evidente che se non si risolvono i problemi il rischio che si debba, per la tutela della salute, arrivare a soluzioni drastiche è un tema sul tavolo. Ma dato che noi diciamo che non si deve arrivare a soluzioni drastiche bisogna parlare a queste persone, far capire loro la necessità immediata per la tutela loro e di tutti. Io sarei la prima che se mi dicessero 'Vai a fare il vaccino', lo farei....”

Appunto, in questa fase i lavoratori della sanità, molto martoriati, hanno almeno il 'privilegio' di essere tra i primi a mettersi in sicurezza, come è giusto che sia.
“Non è un privilegio, ma vivono in una situazione di rischio enorme, per loro è un'opportunità il vaccino. Forse dove non hanno avuto focolai - come è avvenuto alla Zangheri e dove tutti si sono subito vaccinati – è più difficile arrivare più velocemente alla consapevolezza della sua utilità”.

Perché ad ora nessuno è immune dal rischio...
“All'Orsi Mangelli dove non c'erano mai stati focolai, ad oggi ci sono 27 contagi e rischi enormi per la salute degli operatori. In ogni caso, dato che la giurisprudenza non ha sentenziato, noi dobbiamo arrivare nell'immediato a far comprendere quanto sia necessario il vaccino, e so che c'è già il massimo impegno dell'Ausl, del sindaco Gian Luca Zattini e dell'assessore Rosaria Tassinari. Interveniamo con gli esperti che spieghino la tutela che dà il vaccino, è la via più rapida prima di ogni percorso più drastico. Sono sicura che dopo la spiegazione  comprenderanno e aderiranno”

Cosa vi dicono i lavoratori non vaccinati iscritti alla Cgil?
“Abbiamo già iniziato mercoledì sera e continuato anche giovedì a parlare con loro. Ci hanno già detto di essere disponibili ad un percorso di formazione. La prima cosa che ci hanno detto è di volere un po' di tempo per consultarsi col loro medico di base. Confido che quando la sanità pubblica sarà intervenuta per dare ulteriore supporto conoscitivo si arrivi all'adesione dei lavoratori di quel sito. Non vogliamo neanche entrare nel tema dell'obbligatorietà, perché oggi non c'è e non c'è neanche un governo che la possa introdurre”.

I lavoratori con cui avete parlato vi hanno indicato delle obiezioni di carattere religioso contro il vaccino, dato che la casa di riposo è gestita dalla comunità della Chiesa Avventista?
“No, nessuno ha indicato questo tema”.

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