Casa museo Villa Saffi, Italia Nostra: "Si abbandoni l'idea di darle un 'volto nuovo'"

"Siamo sicuri infatti che l’assessore Melandri, da studioso qual è, conosca benissimo il significato riconosciuto alla casa museo Villa Saffi, all’edificio, ai suoi arredi, ai materiali cartacei e decorativi"

"Immaginiamo che le esigenze giornalistiche di condensare in poche righe le idee che l’assessore alla cultura intendeva comunicare alla città a proposito del suo progetto di dare un “nuovo volto” a Villa Saffi ne abbiano semplificato oltremodo il pensiero, quasi banalizzandolo". Lo afferma il consiglio direttivo di Italia Nostra.

"Siamo sicuri infatti che l’assessore Melandri, da studioso qual è, conosca benissimo il significato riconosciuto alla casa museo Villa Saffi, all’edificio, ai suoi arredi, ai materiali cartacei e decorativi ivi conservati, al giardino, alla conserva, alle scuderie: in tutti sono presenti e ancora vivi il ricordo del grande patriota e quello delle vicende storiche di cui fu protagonista, senza dimenticare che la villa fu sede anche di riunioni carbonare. Occuparsi di un bene così fragile, delicato richiede grande attenzione e cura, studi e ricerche approfondite, anche solo per intervenire nel giardino o per il consolidamento dei soffitti. Abbiamo l’impressione però, che al di là delle semplificazioni giornalistiche, nel prospettare che verranno messi cimeli nella casa del custode, che verranno piantate sequoie nel giardino, che verrà aperta una caffetteria e un book shop, che si faranno 2 ingressi, ecc. sembra denotarsi l’assenza non solo di un rigoroso progetto complessivo, ma perfino di un piano di gestione".

"Affermare che Saffi “era quello che scriveva i discorsi a Mazzini” dimostra però di non aver capito, come magistralmente affermò Ezio Raimondi nel 2002 in occasione della riapertura di Villa Saffi, che «egli fu a pieno titolo un protagonista di quello che oggi studiosi non soltanto italiani chiamano il "patriottismo civile", il senso di un'appartenenza comune, il senso del nostro legame con un paesaggio intriso di ragioni umane. Raimondi, nel sottolineare il significato profondo del museo che si andava a riaprire, ricordò a tutti che «non c'è cittadinanza che non abbia una storia e solo munita di questa storia ogni cittadinanza si muove verso il futuro, ricevendo da ciò che è passato il senso di una custodia, di una dignità da continuare, un compito insomma da portare avanti. E questo luogo ci riporta all'origine della nostra società moderna: le ansie, i dolori, le sofferenze, le speranze e gli esìli di questa origine passano per questa casa, dove attraverso i destini di chi vi abita rivivono i grandi momenti del nostro Risorgimento". 

"Come si possono allora elencare interventi che paiono messi insieme con grande superficialità sapendo che “Vi è per l'appunto un passato che continua a parlarci, e un paese come l'Italia - e la Romagna è un caso particolare di questa Italia - deve avere il senso che i beni culturali hanno bisogno di essere intesi e compresi. Il rischio per le nuove generazioni è di vivere in un luogo intriso di storia come se fosse un grande magazzino di oggetti introdotti e immediatamente sostituiti. E invece gli oggetti restano, sono i custodi di altre voci, di una lunga storia, il segno di una sofferenza, di una speranza e di un desiderio. Quindi niente cimeli, gentile assessore, la casa museo Saffi e neppure una sua parte possono essere “un grande magazzino di oggetti introdotti”. Se veramente vuole dare nuova vita alla casa museo, abbandoni l’idea di darle “un nuovo volto” e ispiri la sua azione a ciò che magistralmente Ezio Raimondi spiegò a tutti il 10 novembre del 2002 con parole che invitiamo a leggere per intero e di cui qui conclusivamente riportiamo un altro brano: «Per questo il luogo è ancora ciò che fa parte della nostra esistenza e che viene da lontano, da altre generazioni, conservando la stessa aria, lo stesso cielo, lo stesso sole, la stessa nebbia e lo stesso freddo. Vi è un elemento di solidarietà che sta a noi riscoprire, ricostituendo il rapporto con generazioni che furono eroiche nel riprendere con ardimento una tradizione interrotta, capaci di slanci creativi e di mirare a un futuro avendo in mente un rapporto ben preciso con l'Europa: proprio qui parliamo di Aurelio Saffi, uno dei personaggi per i quali il destino nazionale era nello stesso tempo un destino europeo, poiché la sua famiglia si integrava nel mondo britannico".

"L’assessore perciò, prima di partire frettolosamente, avvii gli studi e le ricerche necessarie, faccia un progetto generale degli interventi, i più leggeri e i più delicati e rispettosi possibile, eviti aggiunte gratuite di funzioni che nulla hanno a che fare con il luogo e la storia che racchiude o la ricerca di invenzioni e di effetti speciali, non alteri l’austerità di un luogo che è esso stesso testimonianza del nostro Risorgimento. Ciò non significa che gli spazi recuperati o da recuperare, quali l’appartamento del custode, in continuità con il primo piano della villa, o la rimessa delle carrozze, non possano trovare una nuova destinazione; più che ospitare una selezione di oggetti estrapolati dalle collezioni del Museo del Risorgimento o una caffetteria/bookshop, che non potrebbe sostenersi con i soli visitatori della casa museo, i nuovi locali potrebbero essere più utilmente destinati ad attività didattiche o a eventi temporanei, capaci di attrarre interesse e mantenere vivo quel luogo così importante per la storia del nostro territorio".

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