Il caso

Indossò la maglietta 'Auschwitzland', ecco perchè l'imputata è stata assolta. E il magistrato ricorre in Cassazione

La Procura aveva chiesto per lei una condanna a nove mesi e 600 euro di multa

"Il fatto non costituisce reato". Con questa formula il giudice del tribunale di Forlì Marco De Leva aveva assolto lo scorso 12 gennaio Selene Ticchi, all'epoca militante di Forza Nuova e ora nel Movimento nazionale rete dei patrioti, che il 28 ottobre 2018 indossò la maglietta con la scritta 'Auschwitzland' durante il raduno dei 'nostalgici' a Predappio e per questo motivo era finita a processo per la violazione della Legge Mancino. La Procura aveva chiesto per lei una condanna a nove mesi e 600 euro di multa. L'imputata, assistita dall'avvocato Daniele D'Urso, è stata assolta poichè - come viene riportato nelle motivazioni della sentenza - mancano le prove sulla "portata distintiva" del logo 'Auschwitzland' e sul fatto che questo possa essere riferibile ad un'organizzazione che nell'attualità persegue finalità di incitazione alla discriminazione.

In sostanza, il quadro istruttorio presentato contro Ticchi presentava della lacune: nulla è stato riferito dai testimoni, neppure da quelli di polizia giudiziaria "in ordine alla portata distintiva del segno grafico esibito da Ticchi, alla genesi del logo Auschwitzland, per come ostentato sulla maglietta (rimanendo invece irrilevante la genesi storica della mera espressione lessicale), all'uso che ne viene fatto e al suo grado di diffusione". Per la Procura non si può dire che l'immagine dell'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz non sia un segno grafico dotato di portata distintiva ovvero che non sia nota la sua portata simbolica e la sua diffusività. Bisogna poi tenere conto del contesto e della valenza simbolica della ricorrenza della marcia su Roma a Predappio, "che consente, con maggior vigore, di attribuire a quel simbolo la forza di 'simbolo usuale' di gruppi nazifascisti fondati sull'odio razziale e sull'apologia della Shoah".  L'Anpi si era costituita parte civile.

La vicenda fece scoppiare un caso nazionale sulla manifestazione filofascista, una delle tre che ogni anno si tiene a Predappio, città natale del Duce, assieme alla celebrazione della nascita e della morte di Benito Mussolini. All'inizio del mese di febbraio del 2019 il pubblico ministero Francesca Rago aveva riconosciuto in quella maglietta una "manifestazione esteriore di intolleranza razziale in quanto raffigurante il campo di sterminio di Auschwitz, simbolo universale del genocidio degli ebrei" come se fosse una sorta di Disneyland, cioè un parco divertimenti. La maglietta col suffisso "land" e con i caretteri tipici della Disney avvicinava i due concetti in modo irriguardoso.  

In questa maglietta, la Procura di Forlì aveva ravvisato quindi la violazione dell'articolo 2 della legge 205 del 1993 contro le discriminazioni razziali in quanto ha rappresentato l'ostentazione di emblemi e simboli dei movimenti che incitano alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (Legge Mancino). L'ostentazione era documentata, secondo l'accusa, nel suo utilizzo nel corso di interviste e fotografie scattate da giornalisti di testate locali, nazionali e da riprese girate una troupe televisiva spagnola.

Il pm Rago aveva quindi chiesto al gip l'emissione di un decreto penale di condanna, un rito alternativo che prevede una condanna che viene comminata senza processo e contro cui l'indagato ha la possibilità di ricorrere entro 15 giorni, per chiedere di essere processato. Il gip Monica Galassi aveva nel febbraio del 2019 accolto la richiesta della Procura di una condanna a 4 mesi di reclusione, convertita in 9.050 euro di multa. Giovedì 12 gennaio era arrivata l'assoluzione in primo grado, perchè "il fatto non costituisce reato".

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