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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

"Dammi 250 euro o ti rubo in casa". Il gioco al ricatto mette nei guai un ragazzino

Durante l'interrogatorio ha riferito di esser stato costretto a metter in atto l'estorsione da un maggiorenne. Il giudice non ha creduto alla versione dei fatti

Un "gioco del ricatto" che si è tramutato in un cumulo di reati: furto, estorsione, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. A finire nei guai uno studente forlivese di appena 15 anni. Un piano a più puntate, quello messo in atto dal ragazzino, iniziato la prima domenica di febbraio, quando, probabilmente per causalità, ha notato una donna lasciare nella buchetta della posta della madre le chiavi di casa della nonna.

LA LETTERA - Rincasata, del mazzo con tanto di telecomando del cancello nessuna traccia. Ma ad attenderla c'era una sorpresa: una lettera scritta su un foglio a quadretti a stampatello maiuscolo. "Noi sappiamo dove sono le chiavi. Per riaverle dovete pagare 250 euro da mettere in una busta. Altrimenti entriamo in casa e rubiamo". Stabilito anche il luogo e l'orario dove lasciarla: giovedì 5 febbraio alle 13.30 sotto il bidone della raccolta d'indumenti in via Macero Sauli. La vittima non ha perso tempo, sporgendo subito denuncia alla Squadra Mobile di Forlì.

LA TRAPPOLA - Tesa la trappola. La vittima si è presentata all'incontro come stabilito con la busta. Ma all'interno vi erano bigliettoni verdi da 100 euro fasulli. Gli inquirenti tuttavia non sapevano che avrebbero dovuto fare i conti con un ragazzino. Puntuale, nonostante la pioggia battente, il giovanotto in sella ad una bici si è presentato al fatidico appuntamento. Ad attenderlo c'erano diversi agenti appostati. Prima di esser bloccato è riuscito a svincolarsi dalla cattura, travolgendo con il due ruote anche uno dei poliziotti (prognosi di dieci giorni dirà poi il referto medico).

LA DECISIONE DEL GIUDICE - Durante l'interrogatorio ha riferito di esser stato costretto a metter in atto l'estorsione da un maggiorenne. Il giudice non ha creduto alla versione dei fatti, disponendo la custodia ai genitori. Una sorta di misura degli arresti domiciliari alleggerita. Il mazzo di chiavi era stato gettato in una cassetta della raccolta della posta e ritrovato alcuni giorni più tardi all'ufficio smistamento di Bologna. Inevitabile la rabbia di mamma e papà (persone per bene e con un'occupazione), che hanno dovuto fare i conti con una 'marachella' che si è trasformata in una serie di reati penali. Avrà imparato la lezione?

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