Cronaca

Il giallo della scomparsa di Sara Pedri a "Chi l'ha visto", il dolore della madre: "Nessuno mi ridarà mia figlia"

Non solo un appello di ricerca persona, ma anche di ricerca di dettagli, di una verità che la sorella Emanuela e la mamma Mirella Sintoni sanno esserci, forse ben nascosta

Verità per Sara Pedri, anche un hashtag per sostenere la causa. Giorno dopo giorno crescono gli interrogativi per capire cosa sia accaduto alla giovane ginecologa di Forlì scomparsa il 4 marzo da Cles. Il caso è finito su "Chi L'Ha Visto?". Non solo un appello di ricerca persona, ma anche di ricerca di dettagli, di una verità che la sorella Emanuela e la mamma Mirella Sintoni sanno esserci, forse ben nascosta, ma non poi così tanto se si considera che una settimana dopo quella puntata qualcosa si è mosso. E la giornalista Federica Sciarelli ha mostrato nuove immagini, nuovi dettagli della vicenda. Dai video di Sara che manda baci ai nipoti, che inquadra il suo gattino nero, fino agli audio dove racconta le giornate lavorative. Quello che si è mosso, va detto, è imponente. Perché le testimonianze sono arrivate in Procura, ma anche al microfono della giornalista Raffaella Griggi. 

SARA PEDRI, IL GIALLO: L'APPROFONDIMENTO DI TRENTOTODAY a cura di Adele Oriana Orlando

All'indomani della prima puntata di "Chi L'Ha Visto?" sulla vicenda di Sara, durante una conferenza stampa, è stato chiesto al direttore Antonio Ferro se avesse notizie, informazioni e aggiornamenti su questo caso. "È un fatto che risale a mesi e mesi fa su cui ovviamente mi sono subito interessato come direttore sanitario per cercare di capire cosa fosse successo - ha affermato -. Devo dire che, a una prima indagine interna che è stata fatta, non ci sono elementi oggettivi per ritenere che ci sia una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro. Perché la dottoressa era stata presa nella ginecologia di Cles, poi il punto nascite era chiuso ed era stata messa in reparto a Trento per fare esperienza. Da quello che abbiamo vedere dall’indagine interna, non ha mai fatto un turno da sola o sotto particolare stress da quando è stata a Trento. Poi lei era ritornata a Cles. Lei ha avuto un colloquio con il primario di Cles, che era molto dispiaciuto per le sue dimissioni volontarie. Non abbiamo più avuto notizie, come atti oggettivi non abbiamo elementi, lettere o segnalazioni di problematiche collegate. Siccome è una vicenda pesante che ha riguardato e riguarda il reparto, abbiamo intenzione di approfondire la situazione. So che c’è un’indagine in corso".

La Procura di Trento ha aperto un fascicolo, le indagini sono in corso e gli inquirenti hanno in mano computer e telefono della giovane. Quel telefono lasciato sul sedile della sua auto, ritrovata in località Mostizzolo, a Cis, dove anche a metà giugno erano in atto le ricerche, coordinate dal Capitano della Compagnia dei carabinieri di Cles, Guido Quatrale e sotto la direzione del Commissariato del Governo. Ricerche che non si sono interrotte. Tante le segnalazioni che sono arrivate nel tempo ai militari dell’Arma e prontamente verificate. A giugno sono ripartite le ricerche anche nella zona del torrente e del lago, nonostante la portata dell’acqua ora, come avviene in questo periodo dell’anno, sia triplicata e renda più difficili ogni movimento. Si torna a cercare nel luogo dove è stata trovata l'auto che le telecamere del centro di Cles avevano ripreso alle 6.38 del mattino di quel 4 marzo. 

Il racconto di Emanuela sembra farsi ancora più reale dopo l'ultima puntata di Chi L'Ha Visto?, andata in onda mercoledì: i racconti, in anonimo, con volto coperto e voce distorta, sono molti: "Alcune di noi sono già state chiamate a testimoniare dal Pm", si legge in uno dei messaggi arrivati al programma. Emanuela, la sorella, sa che Sara non era più serena, non era più quella carica di energia e vitalità come tutti ricordavano. Seppure ancora una funesta ipotesi, i familiari pensano al peggio, ma non si fermano. "Nessuno mi ridarà mia figlia", ha detto mamma Mirella alle telecamere di "Chi L'Ha Visto" con voce spezzata, "però, se il suo sacrificio può essere utile a qualcun altro, questo ben venga". Vogliono arrivare alla verità, c'è bisogno di sapere cosa sia accaduto a quella giovane donna e il motivo. "La paura di Sara è stata tanta e forse non è stata capita fino in fondo", dice ancora una donna. "È il momento di parlare, perché non ci sia un'altra Sara e perché ciò che è successo a Sara possa cambiare".

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