Cronaca

Bufera sulle spese legali da 1,5 milioni, La Forgia vince tutti i processi: "Vittima dell'inesperienza della giunta Drei"

“Non c'è risarcimento per essere stato additato all'opinione pubblica in quel modo. Ho riflettuto a lungo se ritirare fuori la questione dopo tanti anni, ma è giusto che si sappia come poi vanno a finire le cose”

“Non c'è risarcimento per essere stato additato all'opinione pubblica in quel modo. Ho riflettuto a lungo se ritirare fuori la questione dopo tanti anni, ma è giusto che si sappia come poi vanno a finire le cose”: a parlare è Alessandro La Forgia, per quarant'anni dirigente del Comune di Forlì, uno dei bracci destri, dal punto di vista amministrativo, di sindaci Franco Rusticali, Nadia Masini e Roberto Balzani, per loro è stato a capo dell'ufficio legale dell'ente, vice-segretario comunale e Responsabile della trasparenza. A distanza di oltre 5 anni ha incassato l'ultima sentenza positiva e definitiva. A dargli ragione, contro il Comune di Forlì, sono state nell'ordine la giustizia penale, quella contabile della Corte dei Conti ed infine il Tribunale del Lavoro in secondo grado. 

Il caso delle spese legali 

Il caso fu la prima delle tante bufere politiche che travolse la giunta di Davide Drei, a neanche un anno dal suo insediamento, quella dei debiti fuori bilancio per 1 milione e 429mila euro di spese legali che 'sbucarono' nel 2015, per 160 incarichi di difesa legale del Comune dal 1994 al 2011, in sostanza parcelle di avvocati mai emesse e per questo mai pagate dall'ente, in gran parte della somma (quasi  un milione di euro) erano incarichi ad un solo avvocato che negli anni non aveva mandato le fatture al Comune di Forlì. Erano tutte spese per servizi effettivamente resi (il Comune aveva vinto nel 95% di quelle cause vedendo così il rigetto di richieste risarcitorie per un totale di 49 milioni di euro e vedendosi riconosciuti 1,1 milioni come pagamento delle spese legali). Ma servizi mai pagati, andando così a formare un cospicuo gruzzolo mai messo nel bilancio dell'ente. 

“Inesperienza o paura della giunta Drei”

“Venne definito buco, ma non c'era nessun buco scoperto all'improvviso: i soldi c'erano – spiega La Forgia -, era una prassi che seguivano tutti i Comuni all'epoca e già nel 2011 il sistema era stato cambiato. Penso che tutto iniziò quando l'amministrazione in carica all'epoca definì scioccamente la questione in questi termini in commissione consigliare, con l'allora vicesindaco Veronica Zanetti che presentò il caso come 'gravissimo' e come un 'buco'”. Il perché? “Non so, forse erano inesperti o impauriti”. O forse perché nell'aria politica di 'nuovismo' dell'epoca nel Pd andava spazzato via tutto ciò che era 'vecchia guardia'? La Forgia annuisce: “Forse ero visto come un 65enne prossimo alla pensione che aveva da trent'anni incarichi di grande responsabilità in municipio...”. E ancora: “Rimasi incredulo della reazione dell'amministrazione, dato che una delibera di riconoscimento di debiti fuori bilancio era un'operazione che era stata fatta decine di volte prima”.

Il caso in tribunale si risolse in una bolla di sapone

La vicenda trascese presto i contorni tecnici per finire in battaglia politica, con l'apertura di una commissione di inchiesta in Consiglio comunale. “Scaricare tutto sul dirigente è forse sembrata una soluzione, ma poi si è rivelato un atto di miopia politica”, sempre La Forgia. Sulla vicenda montò infatti tutta l'opposizione contro il sindaco Drei e la sua giunta, la stessa maggioranza – come spesso si verificò con Drei – si spaccò, con accuse del consigliere Mario Peruzzini all'assessore al Bilancio Emanuela Briccolani. Durissimo in particolare il Movimento 5 Stelle, allora partito politico di battaglia e non di governo: “C'era un giustizialismo strisciante per cui bisognava subito incolpare qualcuno”. Il sindaco Drei? “Si comportò in modo strano, mi riconosceva stima e onestà, ma poi diceva che era successo un fatto grave. In seguito si è detto dispiaciuto di aver fatto di me un capro espiatorio. Mentre alcuni assessori dell'epoca ebbero l'onestà intellettuale di riconoscere, qualche tempo  dopo, che si erano sbagliati”.

Fatto sta che da quella bufera politica si originarono due esposti in Procura (dell'amministrazione comunale e del M5S) e uno alla Corte dei Conti. “La Corte dei Conti non aprì alcun procedimento, credo perché si rese conto al primo colpo d'occhio che non c'era alcun danno erariale. Il procuratore capo Sottani chiese nel 2016 l'archiviazione, concessa dal gip”. Insomma, una bolla di sapone. La causa che è andata più avanti è quella di lavoro intentata dallo stesso La Forgia contro il Comune perchè la stessa amministrazione Drei gli ritirò l'incarico di vice-segretario, di responsabile della trasparenza e la competenza sull'ufficio legale, con una diminuzione di stipendio di circa 8.000 euro annui. Dopo aver perso in primo grado, La Forgia si è visto riconoscere il danno in Appello, con una sentenza, definitiva da qualche giorno, per cui il Comune dovrà ora rifondergli una cifra di circa 12mila euro per i mancati pagamenti e per le spese legali. Giovedì pomeriggio il Consiglio comunale ha esaminato proprio la delibera che stanzia circa 17mila euro per la chiusura di questa vicenda. Una vittoria in tutti i tribunali che permette a La Forgia di togliersi qualche sassolino dalla scarpe: “Sono contento? No, non c'è risarcimento per essere stato additato in quel modo all'opinione pubblica, è stata colpita duramente la mia onorabilità”. 

Cosa successe dietro quelle spese legali da 1,5 milioni

Resta però l'anomalia della procedura, quella del far accumulare negli anni spese legali, anche se non reclamate dagli interessati, fino a raggiungere un volume di quasi un milione e mezzo di euro poi da pagare potenzialmente in una sola annualità. “Mi preoccupavo della situazione, ma non credo di aver sbagliato, ho agito nell'interesse dell'ente. Per due volte avevo chiesto, con lettera protocollata, alla Ragioneria di mettermi a disposizione le somme per le spese legali, tuttavia mi furono sempre opposti problemi di bilancio e di far quadrare i conti, la richiesta li metteva in difficoltà. D'altra parte impegnare il corrispettivo all'avvocato all'atto di affidamento della difesa, significava tenere bloccati per anni dei soldi”. Per cui, spiega La Forgia, “la prassi era quella di non metterli a bilancio”, fino all'arrivo della fattura. “Io stesso nel 2011, sull'onda della maggiore trasparenza e sui problemi sollevati dalla Ragioneria, imposi la necessità di un preventivo, con l'approvazione della spesa fin dall'inizio”, sempre La Forgia.

Ma fino al 2011 si era accumulata quella cifra poco gestibile, sia perché accumulata nel tempo, sia soprattutto perché non veniva reclamata e la palla veniva quindi rimbalzata all'anno successivo. Si è domandato il perché un avvocato che doveva avere circa 900mila euro dal Comune non emetteva fattura? “Non so, forse perché aveva molto giro...”. In ogni caso, continua l'ex dirigente, “siamo andati avanti così per alcuni anni tutti consapevoli”. Poi “è cambiato il dirigente della Ragioneria che raccomandava che tali spese andavano coperte con un debito fuori bilancio”. Per La Forgia nessun problema: “Il debito fuori bilancio è una mera irregolarità tecnico-contabile, la si sana con una delibera che lo riconosce. Per cui feci il calcolo per la delibera, ma la reazione dell'amministrazione mi lasciò incredulo, dato che era un'operazione fatta decine di volte. Mai mi sarei immaginato una cosa del genere”. Per La Forgia, infatti, la cattiva presentazione della vicenda tecnica portò a trasformarla presto in uno scandalo politico, una sorta di zappa sui piedi per lo stesso sindaco Drei, “con un danno a me all'amministrazione stessa in carica, dato che fu poi un invito a nozze alla minoranza consigliare”. Anzi, per La Forgia, il caso non si è risolto con un danno per l'ente, ma addirittura con un vantaggio, “in quanto andando a contrattare il pagamento e la sua dilazione, il Comune ha ottenuto uno sconto complessivo di circa 250mila euro, con un pagamento in tre anni senza interessi”. 

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