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Protesta in piazza, il Consiglio approva la cava di Magliano: "Rischio di un contenzioso da 14 milioni di euro"

Quale futuro per la cava di Magliano, che rientra all'interno del sito protetto dell' “Oasi di Magliano” e nel percorso naturalistico dei meandri del fiume Ronco? Lo ha deciso il Consiglio comunale

Quale futuro per la cava di Magliano, che rientra all'interno del sito protetto dell' "Oasi di Magliano" e nel percorso naturalistico dei meandri del fiume Ronco? Il Piano delle Attività Estrattive, che è approdato in consiglio comunale dopo quasi tre anni di gestazione, ha diviso profondamente l'assise nella seduta di lunedì sera, dopo il grido d'allarme di Legambiente e del quartiere, che chiedono lo stop alla cava per tutelare la fauna e il sito naturalistico. La vicenda, ha spiegato l'assessore all'Ambiente Giuseppe Petetta, deriva da un'intricata questione amministrativa risalente ai decenni precedenti e sui cui pesa la spada di Damocle di una possibile richiesta di risarcimento da 14 milioni di euro, secondo quanto hanno riportano gli uffici comunali.

"L'ultimo atto di questa vicenda è una convenzione del 2015 approvata e firmata dalla precedente amministrazione per evitare un contenzioso abbastanza oneroso. Sono scelte della precedente amministrazione, mentre noi andiamo a cercare di risolvere una situazione non semplice creata in precedenza", ha spiegato Petetta. Dall'opposizione si sono levate diverse richieste, tra cui la sospensione della delibera o per lo meno lo stralcio della parte riguardante Magliano, mentre dal coordinatore dei quartieri della Zona Est è giunta la proposta di smantellare la cava indennizzando il soggetto privato per il mancata estrazione dei 12mila metricubi previsti dal Piano. Il consiglio comunale ha deciso alla fine di procedere col piano come presentato coi voti favorevoli di tutta la maggioranza e quelli contrari di Pd, M5S, Forlì & Co, IV., con un voto finale di 18 voti contro 12. "Non è una scelta politica nostra, ci siamo affidati ai nostri tecnici e ai nostri avvocati. Tra questi sono intercorse 36 versioni dell'accordo, un bailamme della precedente amministrazione che ce l'ha lasciata in eredità. Non ho nessuna gioia a portare a compimento questo iter, lo facciamo per senso di responsabilità", ha chiosato il sindaco Gian Luca Zattini.

Intanto , sullo stesso argomento, in piazza Saffi intanto è andata in scena la manifestazione di protesta promossa da Legambiente e Comitato No megastore: "Denunciamo un'altra possibile scelta commessa da questa amministrazione ancora a discapito della tutela ambientale. La zona in questione sono i meandri del fiume Ronco, una preziosa area protetta di 230 ettari istituita dalla Regione nel 2000. Riteniamo davvero che sia una scelta da rivedere quella dell'amministrazione".

La ricostruzione della vicenda

Spiega Petetta: "Il Consiglio Comunale era stato chiamato ad approvare il Piano Comunale delle Attività Estrattive, già adottato dal precedente Consiglio Comunale nel giugno 2018, dopo le osservazioni pervenute, le relative controdeduzioni ed anche alle modifiche apportate rispetto appunto al piano adottato nel 2018. Le potenziali quantità estrattive previste nel PAE in approvazione, rientrano in quelle inserite nello strumento Provinciale sovraordinato PIAE. Specifico però che lo strumento oggetto di approvazione del Consiglio Comunale odierno, in via generale prevede quantitativi inferiori a quelli potenzialmente inseribili da PIAE e nello specifico, rispetto al Piano adottato dalla precedente Amministrazione nel 2018, riduce la potenzialità estrattiva in quanto sono stati stralciati due poli, San Leonardo e Villa Rovere ed è stato inoltre ridotto il Polo di Ladino".

La vicenda di Magliano invece risale al 1986: "A Magliano il Comune non individua affatto un nuovo polo estrattivo, ma si limita ad assicurare l'ultimazione di un sito estrattivo previsto dal 1986, che ha subito delle vicissitudini peculiari. L'autorizzazione originaria rilasciata nel 1988 prevedeva l'asportazione di circa 61.000 mc di inerti. Atteso che nel 1994 l'autorizzazione era venuta a scadere senza che la cava fosse stata completata, venne nuovamente convenzionata e autorizzata dalla Amministrazione dell'epoca nel 1996. Nel 2000 fu poi rilasciata una proroga di 1 anno, con scadenza al 27/04/2001. Alla data di scadenza, la cava era stata sistemata solo parzialmente in quanto l'ultimo settore di scavo riguardava il giacimento di circa 12mila metricubi posto sotto gli impianti di lavorazione, sotto la pesa e gli uffici. Tutto l'impianto di lavorazione inerti di Magliano, infatti, doveva essere smantellato e trasferito altrove. Questo avrebbe creato le condizioni per portare a termine la cava di Magliano. Infatti, nel maggio del 2000 i cavatori avevano presentato la proposta di Piano Particolareggiato per il Polo di Vecchiazzano che però coinvolgeva, direttamente, anche la Cava di Magliano. Il Consiglio Comunale il 04/06/2001 approvò la convenzione, che prevedeva il termine per l'escavazione degli inerti residui e soprattutto le modalità di trasferimento degli impianti, condizionati dalla realizzazione dell'asse viario di collegamento fra il polo estrattivo di Vecchiazzano e la via del Partigiano, onde evitare interferenze delle attività estrattive con il Quartiere di Vecchiazzano". Tuttavia quella strada non è stata mai costruita.

L'accordo del 2015, quindi prevede che entro 9 mesi, dell'apertura della viabilità di collegamento con la via del Partigiano, dovrà essere smobilitato l'impianto della cava di Magliano ed entro i successivi 9 mesi dalla data di avvenuto trasferimento dell'impianto, dovrà essere portata a termine l l'escavazione degli inerti residui. Infine entro i successivi sei mesi dovrà essere terminata la sistemazione finale. Conclude Petetta: "Nel 2014 l'asse viario previsto non era ancora stato realizzato e si prefigurava un pesantissimo contenzioso con i cavatori, successivamente, il Consiglio Comunale con deliberazione n. 87 del 09/04/2014 ha modificato la suddetta convenzione. La modifica della suddetta convenzione è stata concordata da 5 avvocati, e dopo 36 versioni del testo. Quest' Amministrazione ha approvato nel 2020 il progetto esecutivo per la realizzazione dell'asse viario di collegamento fra la cava e la via del Partigiano ed il procedimento è ora in fase di esperimento di gara". Quindi, infine, "non si è potuto trovare soluzioni diverse da quanto già prestabilito, onde evitare probabilissimi e importanti contenzioni nei confronti del Comune, con possibile soccombenza".

Tuttavia, assicura dal punto di vista ambientale Petetta, "il PAE adottato nel 2018, per quanto riguarda Magliano, mantiene solo la possibilità di escavare la modesta quantità di ghiaie giacenti sotto gli impianti di lavorazione inerti, subito dopo il loro programmato trasferimento. Non si rileva nessun pericolo di consumo di suolo agricolo: il suolo presente peraltro è sterile perché costituito da stabilizzato dove sopra sorge un impianto. Tale quantitativo residuo, come già specificato, è stato autorizzato e convenzionato sin dal 1998 e congelato nel 2001 a causa della mancata possibilità di trasferimento dell'impianto posto sopra.

Il dibattito in Consiglio

A contrastare questa ricostruzione è Giorgio Calderoni, consigliere di 'Forlì & Co', secondo cui "di fatto dalla scadenza del 21 giugno 2001, vale a dire vent'anni fa, non è sorta nessun'altra autorizzazione. E' inconfutabile che non c'è un atto che preveda ora i 12mila metricubi di estrazione, attività che doveva cessare improrogabilmente vent'anni fa". Secondo Calderoni, infine "se prevediamo un'attività estrattiva a distanza di tanti anni, non possiamo che parlare che di nuova cava e dato che l'area nel frattempo è stata ricompresa in un sito di importanza comunitaria di 'Rete natura 2000', tale attività non può essere autorizzata. Anche la Provincia dice che ci troviamo in una zona grigia e che è necessario che venga rivalutato l'inserimento del Pae". Calderoni quindi aggiunge di non sentirsi vincolato dalla convenzione del 2015 che "è privatistica e non vincolante per la programmazione delle Attività estrattive. Questo documento dà altri dieci anni per cavare a Magliano, ma decorrerà solo dalla nuova strada di Vecchiazzano, quindi ancora più anni".

Sempre nell'ambito dell'opposizione si registra il netto dissenso di Simone Benini (M5S), mentre per Loretta Prati (Pd) "non si tiene conto della volontà degli enti superiori, la Regione che chiedeva lo spostamento dell'impianto, e la Provincia che chiede che si rivaluti la posizione di Magliano dove l'attività provocherà molto rumore e polvere in contrasto col sito di interesse comunitario. Faremmo un cattivo servizio ai cittadini a impegnarci per un'attività estrattiva in quel sito nei prossimi dieci e più anni". Per Federico Morgagni (Forlì & Co) si rischiano "sanzioni pesanti da parte dell'Unione Europea data la tutela ambientale, in caso di esposto dei cittadini". Infine l'invito di Soufian Hafi Alemani, capogruppo del Pd: "Valutiamo col privato un accordo bonario tra le parti, dato che il privato può svolgere la sua attività a Vecchiazzano, con una previsione di estrazione circa 80 volte superiore. Dobbiamo guardare alla realtà, che è fatta di cittadini che ci dicono che dopo vent'anni non ha senso che quel sito di cava riparta".

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