Centri disabili a mezzo servizio e famiglie esauste, il Comune recupera nuovi spazi al Parco Urbano

Il Comune di Forlì, dopo la segnalazione del caso su ForlìToday, si è preso in carico il problema, andando a supplire la scarsità di spazio negli ambienti di via Orto del Fuoco utilizzati prima dell'epidemia

Inizia faticosamente a sbloccarsi la situazione dei centri per disabili, travolti dall'emergenza Covid e non ancora tornati a pieno regime, pur con tutte le precauzioni, come avvenuto per altri servizi come le scuole e case di riposo. Per la categoria dei disabili, ed in particolare dei disabili mentali, la ripartenza dopo il lockdown è stata a singhiozzo e il peso della gestione del congiunto ancora in molta parte sulle spalle delle famiglie, a loro volta logorate dalle tante restrizioni alla vita sociale. Il Coronavirus, infatti, ha stravolto gli equilibri delicati di centinaia di famiglie, molte delle quali composte da genitori anziani.

A dare uno spaccato di questo mondo, un paio di settimane fa, era stata  Chiara, sorella gemella di Cinzia, invalida al 100%. Una donna adulta, ultraquarantenne, la cui cura da marzo era ripiombata sulle spalle dei genitori, di 75 e 72 anni, e delle sorelle, per fortuna presenti in questo caso, ma non sempre succede che nei nuclei famigliari con disabili siano presenti parenti "giovani" e in forze su cui contare. “Molte famiglie non ce la fanno più, sono perennemente chiuse in casa per le esigenze di cura del disabile, alcune verso la depressione. Persone che non scrivono mail di protesta perché magari sono anziani o perché semplicemente stanchi”, era il quadro che dipingeva Chiara. 

Cinzia, invalida grave, prima della pandemia di Covid frequentava il centro diurno per disabili della cooperativa Cad 'Moby Dick' di via Orto del Fuoco, tutti i giorni. La passavano a prendere col pulmino alle 7,30 e la riportavano alle 16. Ora, invece, il servizio è limitato a tre giorni alla settimana e fino alle 14, con due ore di sostegno a domicilio. Gli ospiti del 'Moby Dick', circa una cinquantina, vengono gestiti a rotazione in gruppi di cinque unità per volta e senza quelle attività fondamentali per riempire l'esistenza di questi disabili, come le palestra, la musicoterapia, l'insegnamento. Solo a metà giugno, c'è stata la ripresa parziale del servizio. Poi però, a settembre, nessuna promessa di ripristinarlo secondo gli standard precedenti al Covid, da qui l'incubo per questa e altre famiglie di dover passare nella precarietà una stagione complessa, per chi ha un invalido in casa, come l'inverno.  Da qui la vibrante protesta della famiglia di Chiara per avere informazioni certe sul futuro.

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Il Comune di Forlì, dopo la segnalazione del caso su ForlìToday, si è preso in carico il problema, andando a supplire la scarsità di spazio negli ambienti di via Orto del Fuoco utilizzati prima dell'epidemia. Per un piccolo gruppo di 4-5 disabili alla volta, infatti, il Comune ha reperito una saletta che si trova all'interno del Parco Urbano Franco Agosto, una soluzione che con gli ampi spazi verdi presenti intorno risolve molti problemi almeno fino a che non si presenteranno i rigori del freddo. La saletta è nella zona dei campi sportivi, vicino al bar, al pieno terra. Insomma, uno spazio con tanti vantaggi anche se è stato necessario ricavare un locale di fortuna per il cambio dei pazienti  non-autosufficienti . I pasti verranno consumano sul posto e portati dalla mensa. Vengono inoltre estesi gli orari di servizio e i trasporti gestiti col pulmino. Insomma, una soluzione - finanziata direttamente del Comune - che Chiara definisce "un buon punto di partenza, ma non ancora di arrivo". L'aggiunta dei nuovi locali permette ora di alleviare le fatiche degli anziani genitori.  Perché gestire un disabile grave, con invalidità al 100%  è un lavoro di cura che dura anni e decenni, non è facile, non è come gestire un bambino che cresce, ma un adulto col suo peso fisico, che ha bisogno di una mano anche solo per mangiare o per tirarlo su dalle scale.

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