Cronaca

Centro islamico di via Fabbretti, il comitato dei residenti contro il Comune: "Rispetti quanto promesso"

Lo scorso mese il comitato ha diffidato il Comune perché ottemperi alla chiusura del centro di preghiera, dopo la cancellazione di Afaf dal registro delle Aps

La moschea di via Fabbretti va chiusa, anche nella piccola porzione rimasta disponibile ad Afaf, l'associazione che la gestisce da quando è nata: è il punto di vista del comitato dei residenti della strada che da anni contestano la struttura e che la qualificano come un uso improprio di un vecchio capannone artigianale. Lo scorso mese il comitato ha diffidato il Comune perché ottemperi alla chiusura del centro di preghiera, dopo la cancellazione di Afaf dal registro delle Aps, le associazioni  di promozione sociale, qualifica che consente anche l'utilizzo di locali in deroga alla loro destinazione urbanistica originaria.

Nella sua risposta, l'assessore alla Sicurezza e vicesindaco Daniele Mezzacapo ha spiegato che in una parte minoritaria dell'immobile di via Fabbretti, inferiore ai 100 metri quadri, può andare avanti il centro culturale islamico e l'attività di preghiera, in quanto consentito dal piano urbanistico della città, mentre effettivamente la parte più grossa, quella del capannone artigianale, non sarebbe più in uso come moschea. Ma il comitato di via Fabbretti non concorda con questa risposta.

Spiega una nota del comitato: “Quanto affermato dal Vicesindaco Mezzacapo in ordine alle attività svolte nel centro AFAF di Via Fabbretti appaiono non in linea sia con quanto lo stesso Vicesindaco disse intervenendo a una riunione del Comitato Fabbretti-Foro Boario tenutasi lo scorso settembre, sia con le informazioni rese dall'Amministrazione comunale nella passata Consiliatura a un residente”. Il caso è urbanistico, ma sullo sfondo c'è la questione sostanziale della permanenza del centro islamico nel vicolo che si trova nel Borgo San Pietro, traversa a fondo cieco di via Ravegnana. 

Sempre il comitato: “Sulla base di queste informazioni, risulta che le due unità immobiliari gestite da AFAF hanno destinazione urbanistica di “laboratorio artigianale” e “centro culturale”; quest'ultima (minore) porzione, oggi ancora utilizzata, rientra nella categoria urbanistica (D3) che consente “Attività private culturali, sociali-ricreative (asili nido, micronidi, baby parking, spazio bambini, ecc.) sportive (palestre, campi da tiro, campi da cross, ecc.) e di spettacolo”; dal punto di vista urbanistico non risultano consentite attività di carattere religioso, men che meno “pubbliche”. Dopo la cancellazione di AFAF quale APS non ci risultano richieste di cambio d’uso, che avrebbero dovuto esserci comunicate quali “controinteressati”: ci risulta invece la continuazione dei riti religiosi”.

Il tema è quindi quanto dell'attività svolta in via Fabbretti, anche di preghiera, si può qualificare come religiosa e quanto invece culturale o socio-ricreativa. Sempre il comitato: “Domenica 3 gennaio, nonostante la 'zona rossa', nella preghiera serale è stata registrata la presenza contemporanea di almeno 50 persone; altre frequentazioni nelle giornate successive, con via-vai già dalle ore 17.15 circa”. In sé, però, va specificato che la pratica religiosa era tra le motivazioni ammesse per gli spostamenti all'interno del proprio comune in base all'ultimo 'Decreto di Natale', tuttavia in un luogo – sostiene il comitato – non deputato a tale attività.

Conclude la nota: “Ritenendo la serietà e la concretezza del Sindaco e del Vicesindaco, crediamo che le dichiarazioni apparse dipendano da un difetto di comunicazione tra i vari organi comunali interessati e auspichiamo un incontro chiarificatore definitivo, perchè vogliamo ancora pensare che l'attuale Amministrazione come promesso saprà distinguersi dalla precedente dando riscontro formale alle altrettanto formali sollecitazioni depositate e proceda come invocato da più parti della attuale maggioranza e da altre forze politiche che, almeno in passato, appoggiarono le legittime aspettative di questo Comitato”.

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