Novità in centro storico: aperto al pubblico il parco archeologico "Giardino di Santa Chiara"

Il collaudo tecnico avvenuto mercoledì 1° luglio, alla presenza del direttore dei lavori arch. Riccardo Bacchi, ha consentito l’apertura al pubblico di uno spazio verde di 6.324 metri quadrati nell’area dell’ex convento di Santa Chiara, con accesso da Viale Italia

Il centro storico di Forlì si arricchisce di un parco archeologico. Il collaudo tecnico avvenuto mercoledì, alla presenza del direttore dei lavori architetto Riccardo Bacchi, ha consentito l’apertura al pubblico dello spazio verde “Giardino di Santa Chiara” realizzato nell’area ex Monti, al termine dei lavori di recupero avviati nel 2007. Denominata anche di Santa Chiara, dal nome dell’antico monastero atterrato in età napoleonica, l’antica area conventuale racchiusa fra le vie Dandolo, Battuti Rossi e Forlanini, tagliata in due nel 1958 dalla realizzazione di viale Italia, è ora riqualificata.

“Anche se per la cessione formale al Comune bisognerà attendere qualche mese - dichiara Bacchi - il parco, di 6.324 metri quadrati, è già a disposizione dei cittadini secondo le regole d’uso predeterminate dall’Amministrazione comunale. Con questo intervento abbiamo riconvertito uno spazio dismesso (fino all’ultima guerra ha ospitato la ghiacciaia Monti) e dunque sottratto al degrado un ampia area del centro, puntando alla residenza di qualità, al terziario e all’uso pubblico. Abbiamo recuperato dei volumi dentro le mura -continua il professionista - con la realizzazione di un borgo fatto di spazi privati ma comuni. Dall’altra parte di viale Italia c’è anche il terziario con negozi e uffici, fra cui la sede dell’Ordine dei Medici”.

Nel 2016, l’Immobiliare Santa Chiara, proprietaria del comparto, ha affidato alla ditta Adriatica Costruzioni Cervia il completamento del progetto predisposto nel 2007 dallo Studio Bacchi Architetti Associati di Forlì e sospeso nel 2012 per la crisi del settore edilizio e la messa in liquidazione dell’impresa Scoes. Nella cosiddetta “Area Grande” di 15.562 mq, posta fra via Dandolo e viale Italia, sono stati realizzati una zona residenziale privata di 9.800 metri quadrati, un parcheggio pubblico con 48 posti auto, un parco archeologico e percorsi ciclopedonali.

L’altra porzione dell’ex convento, l’Area Piccola, gravita attorno all’edificio terziario costruito ex novo nel 2010 e consta di un parcheggio privato ad uso pubblico. Il comparto residenziale di riferimento raggruppa 21 unità abitative ricavate dalla ristrutturazione di 5 edifici e letteralmente incastonate nelle mura perimetrali risalenti al 1653. Oltre al recupero dei bastioni, restaurati nel 2010 assieme ai lacerti di via Forlanini, il vero valore aggiunto dell’intervento operato dallo Studio Bacchi sta proprio nella realizzazione del giardino archeologico.

“Nel 1987 – precisa Bacchi - una campagna di scavi portò alla luce i resti di un'ala del chiostro duecentesco molto ben conservata. Da qui è scaturita la nostra idea di realizzare, in accordo con la soprintendenza Archeologica di Ferrara, un parco che sia testimonianza delle antiche costruzioni. Studiate le antiche planimetrie, che sono state messe a confronto con le preesistenze venute alla luce, abbiamo deciso di restituire l'antica pianta del chiostro tramite un camminamento a spina di pesce con riquadri in pietra, che rappresenta il vecchio sedime del loggiato coperto che correva accanto alle costruzioni”.

A fianco del parco, cui si accede sia da Viale Italia che da da via Battuti Rossi tramite un camminamento, sono stati realizzati vialetti in ghiaietto sul sedime degli antichi percorsi scoperti del chiostro. Nella variante progettuale approvata dal Comune nel 2012, compare anche una pista ciclabile sul marciapiede sud di viale Italia e 2 nuovi attraversamenti pedonali protetti.

La fondazione del convento delle Sorelle Povere di Santa Chiara, oggi dimoranti nel vicino sito di San Biagio, risale al 1256. Il monastero rimase gravemente danneggiato dall’incendio del 24 giugno 1499. La nuova chiesa fu consacrata il 18 agosto 1660 dall’allora vescovo Giacomo Theodoli, ma non sopravvisse alla soppressione napoleonica. Luigi Belli, il faccendiere che si premurò di rilevare i beni ecclesiastici forlivesi messi all’asta dal Governo francese, fece “tabula rasa” nel 1806 per impedire che, un’eventuale restaurazione del potere pontificio, rendesse nulle le sue transazioni. Rimasero in piedi solo i bastioni di cinta e qualche edificio interno di poco conto. Successivamente, Antonio Fiori e Nicola Savorelli v’impiantarono una fabbrica di candele steariche e saponi inglesi. Il prodotto, esportato in tutta Europa, raggiunse anche l’Asia, e in particolare Istambul, in Turchia. 

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