"Il coraggio di dire sì al Signore": giovane architetto forlivese lascia la professione e diventa monaca di clausura

Domenica 8 dicembre, farà la professione solenne nell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza di Valserena (Pisa), la forlivese Chiara Pieri, entrata in convento nel 2014

Chiara Pieri ha bruciato le tappe: nella domenica dell'Immacolata, dopo “appena” cinque anni di discernimento contro i sei mediamente previsti, farà la professione solenne nell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza di Valserena. La giovane forlivese, classe 1986, diventa monaca trappista dopo aver lasciato una promettentissima carriera di architetto. “Nostra figlia è convinta di aver preso la strada giusta per la sua vita e noi siamo felici con lei”. Letizia Donati e Piero Pieri, coniugi forlivesi parrocchiani di Santa Maria Assunta della Pianta, saranno in prima fila domenica, nella chiesa del monastero di Valserena, in provincia di Pisa, per il definitivo ingresso in clausura di Chiara.

Con i Pieri parteciperà al rito un altro centinaio di forlivesi, fra parenti, amici della giovane, capitanati dal parroco della Pianta don Felice Brognoli. Quando Chiara, classe 1986, ruppe gli indugi, nel maggio del 2014, decidendo di verificare la vocazione, istituto monastico integralmente consacrato alla vita contemplativa, fu salutata con una messa di ringraziamento dall’intera comunità d’origine. Pochi giorni prima di intraprendere il lungo cammino di discernimento, fino alla “consacrazione a Dio nell’unione fraterna, nella solitudine, nel silenzio, nella preghiera, nel lavoro in una disciplina di vita”, secondo la regola delle monache Cistercensi della Stretta Osservanza di Vitorchiano, la giovane aveva lasciato l’attività professionale avviata da pochi anni in uno studio di Varese. “Nel 2009 - ricorda il padre - Chiara si laurea in architettura col massimo dei voti al Politecnico di Milano. Per scrivere la tesi era stata 4 mesi a Ramallah, in Palestina, dove ha elaborato un progetto di distribuzione dell’acqua a servizio del monastero trappista esistente in loco”.

La serenità di quelle donne, dedite alla preghiera e al lavoro comunitario, la sconvolge a tal punto da cominciare a pensare a un’esistenza interamente donata. Nell’estate 2013 si reca per un mese in Toscana. A casa lascia detto che va in ferie: in realtà è a Valserena, a verificare una chiamata sempre più forte. Nel monastero cistercense, Chiara unisce preghiera e lavoro dei campi: le circa 40 suore trappiste di Valserena si dedicano alla semina dei campi a grano e alla cura del bosco (in tutto la tenuta, donata negli anni 60 alla comunità da un industriale lombardo, misura 50 ettari), fino a produrre articoli di cosmesi e detergenti per uso personale semplici e di qualità, con una particolare attenzione alla natura e alle persone.

“Il Monastero di Valserena, stabilito nel comune di Guardistallo – si legge sul web in www.botteghemestieri.it/bottega-del-monastero/monache-trappiste-valserena - nasce dall’espansione della comunità di Vitorchiano che, aumentando fino a raggiungere quasi i 100 membri, decise di spostare un gruppo di sorelle. Anche qui la regola che sottintende le vite delle monache, si rifà al sacro principio benedettino “ora et labora”: la routine è quindi di tipo comunitario, scandita tra preghiera liturgica e tempi di lavoro”. Ai tre voti classici di obbedienza, verginità e povertà, Chiara Pieri aggiungerà la stabilità nel luogo e con le sorelle, e la promessa di perseverare in uno stile di vita connotato da una dinamica di conversione. A chi le chiede le ragioni di una scelta di vita così impegnativa, la giovane monaca risponde citando Rafael Arnaiz Baron, un santo a lei molto caro: “Basta soltanto amare Dio sopra ogni cosa”. 

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