Chiude il Bar della Posta, lo storico titolare si appella ai giovani: "Lo cedo gratis"

L'attività al momento è chiusa, ma Benazzi spera in un rilancio: "Ci ho messo circa sessant'anni della mia vita e voglio che riprenda a vivere"

"Il tempo purtroppo è tiranno". Martedì ha spento 74 candeline. Un compleanno dal sapore particolare per Ivano Benazzi, volto storico del "Bar della Posta" di Corso Mazzini, che ha deciso che è arrivato il momento di dire basta e pensare ad una nuova vita. Entrato nel locale nel 1959, ha servito colazioni e aperitivi ai volti storici della città e non solo. Nell'epoca d'oro di Corso Mazzini, il "Bar della Posta" era un autentico salotto. Ora non resta che il simbolo di una Forlì che non c'è più.

L'attività al momento è chiusa, ma Benazzi spera in un rilancio: "Ci ho messo circa sessant'anni della mia vita e voglio che riprenda a vivere. La possibilità c'è, perchè si tratta di un locale che ha tutte le potenzialità per continuare ad andare avanti. Servono giovani che ci mettono della buona volontà". Benazzi è disposto a cedere praticamente a costo zero l'attività, fatta eccezione per gli articoli ancora invenduti.

Quando iniziò questa avventura?
La mia storia al Bar della Posta ebbe inizio nel 1959.

Era giovanissimo
Sì, avevo 13 anni. Inizialmente ho lavorato come dipendente. Dopo la parentesi del servizio militare, l'ho preso in gestione e negli anni ho potuto contare anche sull'aiuto dei miei figli.

E col tempo il Bar della Posta è divenuto un simbolo di Forlì
E' stato molto rispettato dai cittadini. Conservo tanti ricordi.

Ad esempio?
Venivano a prendere il caffè i personaggi che hanno fatto la storia della città, dai sindaci agli assessori, ma anche grandi professionisti. Ci si ritrovava al mattino per qualche chiacchiera. Si faceva "salotto". Ho conosciuto persone fantastiche.

Un ricordo speciale?
Abbiamo collaborato ad una Festa della Repubblica con la Prefettura.

Ricordi di un passato che non c'è più
Purtroppo la società a Forlì è cambiata molto in questi anni.

Cioè?
I giovani di oggi hanno altre necessità, seguono altre abitudini.

E questo ha influito sulla decisione di chiudere
Fino alla pandemia ce l'ho fatta. A 74 anni non ho più le forze per gestire un locale. Il tempo purtroppo è tiranno. Ho avuto il grosso aiuto dei miei figli che negli anni mi hanno seguito ed assistito, facendo un bel lavoro. Poi c'è da considerare anche l'aspetto delle spese, ma anche il fatto che quell'area di Corso Mazzini si è spopolata al massimo. Una volta c'erano negozi e banche aperte, ora le luci sono spente.

Ma la storia del Bar delle Poste non può avere questo epilogo
Ho offerto l'attività prima di tutto ai miei dipendenti, ma non se la sono sentita per questioni personali. Nutro la mia speranza nei giovani. E per questo lancio un messaggio importante.

Quale?
Lo cedo gratuitamente, con tutti i macchinari presenti. Solo la merce ancora presente è da pagare. Ovviamente c'è da pagare l'affitto ai proprietari del locale.

Ha ricevuto già qualche proposta?
Si è fatta avanti una coppia di coniugi col figlio, ma al momento di chiudere la partita si sono ritirati.

Un ultimo messaggio?
Semplice: voglio che il Bar della Posta riesca ad andare avanti e finisca nelle mani di persone che vogliono portare avanti l'attività con passione. La prospettiva di guadagno c'è. E se c'è bisogno di una mano, ci sono.

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