Tetto deteriorato, chiude la Chiesa del Carmine. Don Enrico: "Servono oltre 500mila euro"

La decisione è stata presa dopo un sopralluogo effettuato dall'architetto Emanuele Ciani e dagli ingegneri Gianni Bandini e Marco Margotti nel corso del quale è stato riscontrato un affossamento della copertura

Come un fulmine a ciel sereno. D'intesa col vescovo Livio Corazza, si è reso necessario la chiusura della chiesa del Carmine in Corso Mazzini. La decisione è stata presa dopo un sopralluogo effettuato dall'architetto Emanuele Ciani e dagli ingegneri Gianni Bandini e Marco Margotti nel corso del quale è stato riscontrato un affossamento della copertura. "E' accaduto quello che temevamo - esclama don Enrico Casadio, parroco di San Mercuriale, di Santa Lucia, amministratore parrocchiale di San Biagio e rettore del Carmine -. Già alla fine dello scorso anno avevamo chiesto un approfondimento dello stato della chiesa".

I controlli, spiega don Enrico, hanno consentito di riscontrare "il deterioramento dello stato delle capriate del tetto dell'aula. Il problema era noto, ma negli ultimi tempi c'è stato un peggioramento preoccupante delle condizioni della struttura. In caso di un violento nubifragio gli effetti potrebbero essere devastanti". Si tratta, precisa ancora il sacerdote, "di una scelta responsabile a tutela della sicurezza dei fedeli, dei devoti alla Madonna del Carmelo (celebrata lo scorso luglio, ndr) e delle tante persone che hanno a cuore la chiesa del Carmine, uno dei luoghi di culto più belli della nostra città. Si tratta di uno degli edifici più importanti di Corso Mazzini".

Nel corso degli anni, ricorda don Enrico, "in tanti si sono attivati per la sistemazione dell'aiuola del sagrato e c'è stato anche chi ha dato il suo contributo sul piano tecnico. Ora si tratta di capire come intervenire e di trovare i fondi necessari". Un problema non da poco: "E' difficile dare una prima quantificazione per il ripristino del deterioramento, ma si può ipotizzare una cifra intorno ai 500mila euro solo per il tetto dell'aula. Naturalmente la chiesa, come molti sanno, richiederebbe altri interventi per la conservazione dell'apparato ligneo e decorativo, che danno alla chiesa un aspetto unico per eleganza, bellezza ed armonia". La speranza, conclude don Enrico, "è che ci si attivi in modo da salvaguardare questo bene prezioso, non solo della comunità cristiana, ma dell'intera comunità forlivese".

La storia

La chiesa attuale, il più antico luogo di culto carmelitano di Romagna e Marche, è stata radicalmente rifatta nel 1735 su disegno di fra Giuseppe Merenda. L’Ordine dei Carmelitani, che rimane proprietario della grande chiesa di corso Mazzini, è uno dei più antichi nella storia della chiesa. Il suo nome trae origine dall’omonima collina sopra la città di Haifa, in Israele, su cui, secondo i libri storici e il Vecchio Testamento, si rifugiò in preghiera intorno all’anno 860 a. C. il profeta Elia. Alcuni Crociati occidentali, tra il 1192 e il 1209, vollero seguire il suo esempio consacrandosi al servizio della Madonna: nacquero così gli “Eremiti di Nostra Signora del Monte Carmelo”. La prima “Regola di vita” dell’Ordine risale al periodo di Sant’Alberto, patriarca di Gerusalemme. L’arrivo dei carmelitani in Europa è datato 1235, l’anno in cui due religiosi ottennero il permesso di fondare una casa a Valencienne, in Francia. Intanto la Terra Santa veniva progressivamente rioccupata dai Mussulmani e l’esodo dei Carmelitani verso l’Europa fu quasi totale.

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Dal primitivo ramo nacquero i Carmelitani Scalzi, riformati nel 1568 da Santa Teresa d'Avila e da San Giovanni della Croce. L’arrivo dei frati a Forlì risale invece al 27 agosto 1347, data di fondazione della chiesa dell’Annunziata e del convento. Tal Peppo di Orebono anche a nome della moglie Caterina, fece dono ai Carmelitani di un terreno con casa “in vinea abbatis”, la vigna dell’abate di San Mercuriale. Il nucleo originario di 12 frati elesse come primo superiore il bolognese fra’ Cambio.

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