Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Dopo 30 anni chiude "Mon Amour" in centro: "I giovani non si regalano più cuori giganti"

Chiude un punto di riferimento anche per chi in quel negozio non ha mai messo piede, uno dei luoghi del cuore per generazioni di forlivesi

Non è solo un “classico” del commercio in centro a Forlì, un punto di riferimento anche per chi in quel negozio non ha mai messo piede, ma è anche uno dei luoghi del cuore per generazioni di forlivesi, almeno per quelle per cui la “vasca in piazza” era sacra. Qui sono nati amori, qui si sono vissute storie e sofferenze giovanili. “Mon Amour” chiude. Dopo 30 anni di onorato servizio il piccolo negozietto di corso Diaz stipato di tutti quegli articoli che hanno riempito le stanze degli adolescenti - dal cuscini giganti a forma di cuore ai poster dei cantanti, dai calendari un po' hard alle magliette delle squadre di calcio, da oggettini ingenuamente provocatori ai biglietti di ogni tipo – cede il passo e soccombe alla grande distribuzione e ad internet. Ma anche vittima del cambio di costumi, ora che tutto si “brucia” in un messaggio whatsapp e i molti giovani non stanno più trepidanti con la penna in mano e un biglietto pieno di cuori per trovare le parole giuste da vergare e dichiarare il proprio amore immortale.

Catia, che oggi ha 52 anni e che ne aveva 22 quando ha aperto “Mon Amour” si commuove a pensare ai quei “filarini” che sono nati da uno sguardo tra quelle mucchie di articoli più vari, magari partiti da una comune passione per un genere musicale. In questo negozio, in passato, sono nati anche alcuni fan club di cantanti, gruppi rock e artisti vari. Ma già da qualche anno non era più così: “Avrei dovuto chiudere quando ha aperto il 'Punta di ferro', da quel momento il centro è andato sempre più giù. La verità è che da qui non passa più nessuno. Una volta c'era una selva di biciclette e motorini davanti al negozio, oggi non è che la gente non entra, la gente non passa proprio dalla strada”, spiega Catia. Ma il colpo di grazia, quello che ha fatto precipitare ancora di più la situazione, lo spiega lei stessa, è stata l'accensione delle nuove telecamere poste all'ingresso dei corsi e della Zona a traffico limitato: “Da maggio ho visto un ulteriore calo, a quel punto mi sono detta 'Chiudo'”. Una decisione, continua, “per la quale soffro, perché voglio bene al centro di Forlì, ma non vedo speranze”. Chiude il negozio, ma va detto che non chiude l'attività: le vendite continuano su internet, anche per smaltire il grosso magazzino ancora presente. “Ho venduto un poster di Pamela Anderson perfino in Israele”, aggiunge Catia.

Quando aprì, ricorda, era la fine degli anni '80 e la città era ancora un po' chiusa e bacchettona. “Mi guardavano come una persona strana, anche in Comune mi avevano chiesto una montagna di documenti e di autorizzazioni”. Il tutto perché si vendeva qualche immagine di vip o “bellona” del momento magari con un seno di fuori, oppure perché si metteva in vetrina qualche scheletrino finto o zombie quando ancora Halloween lo si vedeva solo nei film americani. Cose che oggi fanno sorridere. Gli anni novanta e ancora i duemila il negozio ha lavorato bene: “Chiudevo anche alle 20- 20.30 se c'era gente, non mi sono mai tirata indietro di fronte al lavoro”. Oggi invece si chiude alle 7 di sera. “Tanto dopo non passa più nessuno, e in verità pure prima”, spiega. Meno giro in centro, meno gente nel negozio, ma le spesse fisse e le tasse quelle restano e rischiano di soffocarti. “Chiudo senza lasciare debiti, pagando tutto quello che devo”, spiega Catia orgogliosamente, rispetto a tante chiusure di negozi che lasciano strascichi di insoluti.

Ma l'addio a “Mon Amour” si staglia anche su una vera e propria rivoluzione di costumi giovanili. Catia ne è stata testimone: “La prima cosa che noto è che i ragazzini non fanno più regali alla ragazze”. Insomma, niente più cuori giganti, cose forse un po' "smanceriose" ma che ad una certa età vanno lette in tutta la loro genuinità. Continua Catia: “Biglietti non ne parliamo, se li prendono chiedono a me cosa ci devono scrivere...”. Ed ancora: “A volte vengono per prendere un regalo per un amico, io chiedo loro per che squadra tifano, così da orientarmi verso certi gadget e loro mi rispondono 'Non lo so', mi danno l'idea che non si conoscano realmente, escono assieme ma non parlano”. Prima, invece, gli adolescenti stazionavano pure nel negozio, si incuriosivano, si facevano colpire dall'oggetto inatteso o si facevano consigliare. “Ora invece entrano con un'idea precisa in testa e se non c'è quell'articolo se ne vanno”. Un po' come fanno gli adulti.

A fare il resto è un sistema di vendita che, per quanto riguarda gli articoli diretti ai giovani, si è massicciamente spostato sull'online, sui centri commerciali, oppure sui mercatoni cinesi. Tutti posti dove non si può però respirare quell'atmosfera del negozietto in centro, posti dove non si entra per comprare il poster di un gruppo musicale e si esce dopo mezzora dopo aver discusso di quel gruppo con altri ragazzi incontrati nel negozio. Ed uno dei desideri di Catia è di rivedere qualcuno di quei ragazzi che in quelle quattro mura si sono conosciuti e magari hanno avviato assieme la costruzione del loro futuro. Il negozio chiude il 31 dicembre ed è in corso ora la svendita totale.

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