'Diego Fabbri' chiuso, in crisi il Caffè del Teatro. I clienti lanciano la raccolta fondi per salvarlo

Il Caffè del Teatro di corso Diaz, un bar dalle atmosfere suggestive un po' parigine, frequentato dagli artisti locali, rischia di essere l'ennesima vittima eccellente della crisi innescata dal Coronavirus e l'ennesima vetrina tristemente spenta

Il Caffè del Teatro di corso Diaz, un bar dalle atmosfere suggestive un po' parigine, frequentato dagli artisti locali, rischia di essere l'ennesima vittima eccellente della crisi innescata dal Coronavirus e l'ennesima vetrina tristemente spenta nel cuore della città. Il suo destino è legato a doppio filo al teatro comunale Diego Fabbri, che si trova proprio di fronte. La sua chiusura per mesi ha messo in ginocchio quest'attività economica, e non solo – come purtroppo avviene in tutt'Italia – i lavoratori del mondo dello spettacolo. “Il blocco dell'attività del teatro con il lockdown, non solo degli spettacoli teatrali, ma anche dei tanti eventi che vengono organizzati al Diego Fabbri quando sono finite le stagioni, dai saggi delle scuole agli incontri culturali, ha ridotto di molto gli affari”, spiega il titolare Vincenzo Baldini, che dal 2014 gestisce il bar con la moglie Monica Pasqualini. “Ora siamo aperti, ma in affanno coi pagamenti”, spiega il titolare.

E Vincenzo l'ha spiegato anche ai suoi clienti: “Avevamo deciso di chiudere e per non farlo dall'oggi al domani, all'improvviso, abbiamo iniziato a comunicarlo ai clienti, clienti che sono anche amici”. E proprio dai clienti è scattata l'iniziativa di salvataggio, una raccolta fondi online sulla piattaforma Ginger, dal titolo “Salviamo il Caffè del Teatro di Forlì”. La raccolta fondi si è posto l'obiettivo di 10mila euro e in due giorni ne sono stati già raccolti più di 1.500. “L'iniziativa è scattata da dei ragazzi, che si sono spesi subito e si sono dati molto da fare”, sempre Vincenzo. E infatti la raccolta fondi è accompagnata da un testo molto dettagliato che ne spiega le motivazioni, addirittura da un video contenente i videomessaggi alcuni volti noti della cultura, che sostengono la causa del Caffè del Teatro, tra cui anche l'attore Ascanio Celestini. Anche il musicista  Vince Vallicelli ha mandato il suo contributo video chiedendo di salvare il Caffè del Teatro perché “ha l'unico muro che unisce e non che divide”, riferendosi al muro delle firme lasciate negli anni da tante persone del mondo dello spettacolo che, transitate al Diego Fabbri, si sono fermate lì per un caffè.

Perché la soglia di diecimila euro? “Sarebbe la somma necessaria per una ripartenza senza affanno, saldando i pagamenti arretrati”, spiega il titolare. Sempre con la speranza, ovviamente, che una nuova ondata di Covid non faccia ripiombare tutto nelle chiusura delle attività. Il Caffè conta infatti soprattutto sul teatro e la sua ripresa. “Ha inciso un po' tutto, dal lockdown al diffuso smart working che ha diminuito i pasti fuori casa, l'assenza degli studenti universitari. Noi, poi, siamo un'attività piccola, anche 15-20 coperti serviti ci fanno la differenza. Ma il colpo principale è appunto il teatro senza eventi”. Nel videomessaggio Vincenzo spiega di aver rilevato il locale chiuso perché “mia moglie si era subito innamorata di questo posto, che poi abbiamo costruito poco alla volta per accumulo di oggetti, a nostra immagine, ispirandoci alla Francia anni '40”.

Nel testo della raccolta fondi su Ginger spiegano i clienti affezionati: “Siamo un gruppo di affezionati clienti del Caffè del Teatro di Forlì (Anna Luisa, Filippo, Mario, Martina, Sebastiano e Valentina) e ti chiediamo di aiutarci, perché questo accogliente bistrot, ispirato alle atmosfere dei romanzi di G. Simenon, possa restare aperto. La situazione di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha avuto conseguenze economiche negative per molti esercizi commerciali del centro storico di Forlì. Il Caffè del teatro, elegante bistrot situato in Corso Diaz è uno di questi. Tappa obbligata per le compagnie attoriali che si esibiscono sul palco del teatro cittadino. Le tracce di queste frequentazioni artistiche sono attestate dalle numerose firme vergate sui muri della caffetteria da cantanti, musicisti e attori quali John Malkovich, Ascanio Celestini, Marlene Kuntz, Moni Ovadia, Stefano Accorsi, Umberto Orsini, Lucrezia Lante della Rovere, Alessandro Haber e molti altri. Nel corso degli anni questo accogliente bistrot ornato da specchi, foto d’epoca e oggetti vintage, in gran parte donati dai clienti più affezionati, è divenuto epicentro di relazioni sociali e intellettuali, uno spazio capace di accogliere reading musicali, concerti, presentazioni di libri, conferenze su cinema, musica, arte”. 

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