Ciclista per due mesi in ospedale, poi il conto salato: 400 euro per riavere la bici incidentata

Ben 400 euro da pagare per il deposito di una bicicletta incidentata rimossa con un carro attrezzi. E' il conto salato che è arrivato  ad un pensionato che dopo lo schianto è stato ricoverato per quasi due mesi

Ben 400 euro da pagare per il deposito di una bicicletta incidentata rimossa con un carro attrezzi. E' il conto salato che è arrivato  ad un pensionato che dopo lo schianto è stato ricoverato per quasi due mesi in ospedale tra emorragia cerebrale, coma, terapia intensiva e riabilitazione. A raccontare la sua vicenda è Ferdinando Borroni, un forlivese che protesta contro il servizio di rimozione dei veicoli incidentati, un servizio pubblico che viene erogato su chiamata dalla Polizia Locale o delle forze dell'ordine intervenute.

Spiega Borroni: “In data 31 marzo si è verificato un grave incidente stradale auto/bici in cui è stato  coinvolto mio fratello che era bicicletta. Mio fratello tra emorragia cerebrale, coma, terapia intensiva, ricoveri, riabilitazione è stato dimesso il 27 maggio non completamente guarito e in complessa terapia farmacologica. Il 14 luglio sono andato dal proprietario della ditta di soccorso stradale per recuperare il velocipede, certo con biasimevole mio ritardo, ma credo giustificato da una grave situazione sanitaria personale e nazionale. Lui imperturbabile mi fa un conto di circa 400 euro per una bici danneggiata”. Tra incoscienza del ferito, emergenza Covid, chiusura degli ospedali, in sostanza, spiega Borroni, solo a giugno è emersa la questione del recupero della bici incidentata.

Spiega Borroni: “Faccio presente che mio fratello è un pensionato a 900 euro al mese, che siamo stati, e ancora lo siamo, in una situazione di emergenza, in cui sono state introdotte sospensioni del pagamento di affitti, posticipate tasse e scadenze fiscali, alleggerite insolvenze e pressioni sui debitori  e che comunque fino al 4 maggio non era possibile ritirare il velocipede sinistrato per via delle assolute restrizioni governative agli spostamenti che non fossero di vitale necessità”.

Sempre il segnalante: “Mio fratello è stato ricoverato da subito in casa di cura Malatesta Novello di Cesena e successivamente a Villa Igea di Forlì, e non era possibile comunicare con lui, prima in quanto incosciente, poi perché smemorato/disorientato e, finalmente quanto si stava parzialmente riprendendo, in quanto le cliniche risultavano chiuse all'esterno per motivi precauzionali, e mio fratello in duplice quarantena per presenza di alcuni casi Covid nel reparto che l'ospitava. Ora necessita di una costosa assistenza domiciliare per gran parte della giornata da parte di un assistente non familiare. Tuttavia ci viene risposto dalla ditta del recupero che non sono problemi suoi. Morale della favola: veniamo a sapere solo ai primi di giugno, fin qui presi da ben altre comprensibili preoccupazioni, di questo deposito e della spesa che comporta. Quindi 400 euro per il deposito di una bici incidentata ammassata assieme a tante altre, a cui mi è stato pure impedito di fare foto da sottoporre ad un meccanico per quantificarne il danno”. 

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E conclude il cittadino: “Certo un gruppo di soccorso stradale non è un istituto di beneficenza, questo lo capisco, ma il suo comportamento certo poteva essere più in sintonia con le linee messe in campo dal governo per agevolare le fasce più bisognose in questa drammatica (nel mio caso anche personale) crisi sanitaria”.

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