Circa 70 contagiati nel settore del mobile imbottito, la Cgil: "Dove c'è più precarietà c'è meno sicurezza sanitaria"

"Purtroppo non può stupirci il fatto che il virus si stia diffondendo soprattutto in queste realtà produttive, e ciò dimostra che la precarietà occupazionale può tradursi anche in precarietà per la salute e la sicurezza"

"L’emergenza Covid-19 ha ripreso in queste ultime settimane la sua virulenza, lo ha fatto principalmente laddove il valore del “buon lavoro” non viene riconosciuto. I nuovi focolai esplosi nel territorio forlivese si trovano, prioritariamente, nelle piccole aziende del settore del mobile imbottito. Si tratta di aziende terziste che spesso lavorano per un grande marchio, a diffusione nazionale e non solo, che basa la sua produzione esclusivamente sul lavoro terziarizzato. Il contenimento dei prezzi finali di questi prodotti deve fare riflettere il consumatore anche rispetto la tipologia di lavoro impiegata nel settore; infatti abbiamo riscontrato, e da tempo stiamo cercando di segnalare, un massiccio e sistematico utilizzo del lavoro interinale  e dei contratti di tirocinio; i lavoratori impiegati in queste aziende sono nella maggior parte dei casi stranieri, africani, in molti con permessi di soggiorno di brevissima durata. Queste tipologie contrattuali rendono il lavoratore più fragile e ricattabile in quanto a volte non gli consentono neppure di chiedere permessi di soggiorno di lungo periodo": è il commento che viene dalla Cgil, per bocca di Antonella Arfelli (segretario provinciale Fillea Cgil) e di Serena Savini (segretario provinciale Nidil Cgil) sull'ondata di contagi nel settore del mobile imbottito.

Attualmente si contano circa 70 positivi su più aziende. Troppi, secondo la Cgil, per essere considerati un caso: "Purtroppo non può stupirci il fatto che il virus si stia diffondendo soprattutto in queste realtà produttive, e ciò dimostra che la precarietà occupazionale può tradursi anche in precarietà per la salute e la sicurezza. I lavoratori coinvolti spesso vivono  in condizioni di marginalità, sono esposti a maggiori rischi perché hanno minori tutele e minori strumenti per poter praticare il distanziamento sociale. Riteniamo che la corretta applicazione dei protocolli di sicurezza possa essere determinante nel contenimento della diffusone del virus. Si tratta troppo spesso di un settore dove i protocolli e la fornitura di presidi di protezione individuale sono  disattesi e dove il ruolo collettivo del sindacato è difficilmente esercitabile. Tutto ciò ha limitato la discussione su protocolli aziendali e la nostra partecipazione ai comitati previsti per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione sanitaria del 14 marzo. Nostro compito è tenere la discussione alta e proficua al fine di salvaguardare i temi della salute e sicurezza aziendale e collettiva, evitando il ripetersi di situazioni di chiusura totale nonché di aumento delle morti causate dal Coronavirus".

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