Il Nobel Capecchi a Bertinoro per la cittadinanza onoraria

A raccontare la sua avvincente storia sarà lo stesso Capecchi al Teatro Diego Fabbri di Forlì, lunedì alle ore 16,30, nell'ambito degli "Experience Colloquia" promossi dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Il legame tra Mario Capecchi e Bertinoro ha radici lontane. Nasce nei primi anni del Duemila, quando il genetista di origine italiana partecipò in veste di docente ai corsi in Medical Genetics diretti dal professor Giovanni Romeo ospitati al Centro Residenziale Universitario di Bertinoro dove, dall'8 al 12 maggio prossimi, si tiene la 29esima edizione. Nel 2007, quando da Stoccolma arrivò l'annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina, Capecchi aveva da poco concluso un corso sul colle bertinorese, e la notizia venne festeggiata con grande soddisfazione dai colleghi, dagli studenti e da tutto il personale CeUB.

Da allora quel legame non si à mai interrotto ed oggi torna ad essere sottolineato con il conferimento della cittadinanza onoraria della Città di Bertinoro, che avverrà domenica alle ore 19,30 nella Sala del Popolo del Municipio, alla presenza del sindaco Nevio Zaccarelli e del consiglio comunale in seduta solenne. Nel corso della cerimonia Andrea Bandini, manager CeUB e presidente del Rotary Forlì Tre Valli, consegnerà a Capecchi un gagliardetto simbolico ed una statua rappresentante un giovanetto, a ricordo della sua straordinaria avvenuta umana e scientifica che, partendo da un’infanzia difficile, lo ha portato alle più alte vette della ricerca internazionale.

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A raccontare la sua avvincente storia sarà lo stesso Capecchi al Teatro Diego Fabbri di Forlì, lunedì alle ore 16,30, nell'ambito degli "Experience Colloquia" promossi dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. L’incontro - aperto gratuitamente a tutti, fino ad esaurimento posti – sarà l'occasione per sentire dalla viva voce del protagonista il racconto della sua straordinaria vicenda, cominciata a Verona 79 anni fa e proseguita nel 1941 con il distacco dalla madre, deportata a Dachau dalle SS, e ritrovata fortunosamente solo a guerra finita, nel '45. Poi la partenza verso gli Stati Uniti, gli studi al Mit di Boston e ad Harvard con il professor James Watson, il padre del Dna. Infine l'approdo all'Università dello Utah, dove lavora tutt'ora e dove ha compiuto le scoperte sul gene-targeting che gli sono valse il Nobel.

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