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Lunedì, 28 Novembre 2022
Clima

Clima, alla Cop27 c'era anche il forlivese Giacomo Zattini: "Contento di esserci stato"

"Quello delle conferenze sul clima è un enorme meccanismo internazionale, partito quasi 30 anni fa, lento ma continuo, per risolvere la crisi più grossa del secolo, che invece galoppa velocissima", racconta Zattini

Si è conclusa domenica mattina la conferenza sul clima Cop27 e a seguire i lavori c'era anche Giacomo Zattini, l'attivista forlivese 26enne dei Fridays for Future e delegato della "Federation of young european greens". Qual è il bilancio a fine dei lavori? "Non è così semplice - esordisce Zattini -. Ero partito per l'Egitto con l'idea di voler trovare un senso in mezzo alle tante contraddizioni di questa conferenza sul clima, che sembrava partire già azzoppata dalle tante critiche".

Argomenta l'ambientalista: "Quello dei diritti umani, che fino a qualche settimana fa era rimasto un tema di nicchia, è diventato da subito un tema fondamentale della Conferenza e un rumore di fondo persistente durante i negoziati. Non c'è alcuna giustizia climatica senza spazi di libertà civili e rispetto dei diritti umani e affermare questo concetto in Egitto, con proteste e manifestazioni sia lì che in giro per il mondo e in Italia (anche a Forlì, ricordo) è stato un segnale molto forte per tutti i paesi nella stessa situazione".

"È stato però il tema delle "perdite e danni" il cardine di questa Conferenza - osserva -. La crisi climatica è già qui e alcuni paesi la stanno pagando a caro prezzo. Questo prezzo, tuttavia, non lo devono pagare loro, ma i principali paesi responsabili delle emissioni di gas serra, nonché più ricchi. L'istituzione di un fondo apposito per garantire questi soldi è il successo principale di questa conferenza. Alla scorsa Cop, quella di Glasgow, l’espressione "Perdite e danni" non era nemmeno apparsa nei testi. Ora non solo se ne è parlato a lungo, ma questo concetto è scritto nero su bianco".

"Entra quindi in gioco il principio che “chi rompe paga”, che dovrebbe portare i paesi più inquinatori a ridurre le emissioni per evitare di pagare ancor più cari i danni futuri - prosegue -.Tuttavia, ed è questo il principale insuccesso di Cpè27, i paesi non hanno voluto impegnarsi maggiormente nel campo della “mitigazione”, cioè la riduzione delle emissioni che portano il pianeta a riscaldarsi. Ricordo che al momento la “febbre” del pianeta misura in media 1,2° in più rispetto al 1800. Secondo la scienza, il livello di guardia da non superare per evitare conseguenze a catena di portata non calcolabile, è di +1,5°. Le promesse degli stati, anche dopo questa Cop ci portano nei prossimi anni verso un mondo a +2,8°. In pratica, una catastrofe che avrà impatti su tutti noi, ma soprattutto su noi giovani. La domanda che resta è: come ci si impegna a pagare i danni, senza impegnarsi nel ridurli?"

"Per quanto mi riguarda, sono contento di esserci stato e di aver fatto la mia parte come delegato della Federazione dei Giovani Europeisti Verdi ed attivista di Fridays For Future, raccontando la situazione, manifestando insieme agli altri delegati lì presenti e cercando di far sentire coinvolte le persone lontane, come i ragazzi di alcune classi della nostra provincia, che si sono collegate in diretta con me in Egitto - conclude -. Quello delle conferenze sul clima è un enorme meccanismo internazionale, partito quasi 30 anni fa, lento ma continuo, per risolvere la crisi più grossa del secolo, che invece galoppa velocissima. E’ uno strumento non sufficiente, ma necessario e la sua utilità dipende dalle varie parti che le fanno funzionare. Dal capo di stato, al sindaco della nostra città, al singolo cittadino e cittadina: ognuno di noi, in fondo, è una di quelle parti e come tale deve sentirsi addosso la propria responsabilità".
 

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