Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

La campagna "Climate Clock" arriva anche a Forlì: "Ecco quanto tempo ci resta per salvare il pianeta"

La campagna "Climate clock", l’orologio della consapevolezza sull’emergenza climatica, ha già trovato numerose adesioni anche nella città mercuriale

Parte ufficialmente anche a Forlì il conteggio del tempo che rimane per evitare che la temperatura media del pianeta superi di 1.5°C i livelli dell’epoca pre-industriale. La campagna "Climate clock", l’orologio della consapevolezza sull’emergenza climatica, ha già trovato numerose adesioni anche nella città mercuriale, a pochi giorni dallo sciopero mondiale per il clima, con la manifestazione in programma venerdì dalle 9 in Piazzale della Vittoria. A partire dal mese di settembre i appresentanti del gruppo forlivese di Parents for Future, ramo degli adulti del movimento per il clima nato in seguito a un appello di Greta Thunberg, hanno contattato diverse realtà del territorio alle quali è stata presentata la campagna, chiedendo loro se fossero interessate ad aderire.

VIDEO - Che cos'è il Climate clock, la spiegazione

Le modalità di adesione sono fondamentalmente due: l’esposizione cartacea della locandina del climate clock con relative spiegazioni, oppure l’inserimento del widget del climate clock sul proprio sito, dove si vedono gli indicatori vengono aggiornati in tempo  reale. Come piccolo ringraziamento le varie adesioni sono pubblicate sui social sia locali che nazionali del movimento. I rappresentanti di Parents for Future spiegano cosa sia l'"orologio climatico": "Innanzitutto il Climate Clock non misura il clima, bensì il tempo che ci rimane per evitare che la temperatura media del pianeta superi di 1.5°C i livelli dell’epoca pre-industriale (ad oggi è già aumentata di 1.2°C). Se non si cambia rotta, secondo le più recenti proiezioni (aggiornate ogni tre mesi sulla base dell’andamento mondiale degli eventi e sugli studi scientifici pubblicati) fra 7 anni e 303 giorni avremo superato questa soglia, ritenuta dalla Scienza fondamentale per non raggiungere i famosi punti di non ritorno che farebbero sì che il riscaldamento globale si autoalimenti e renderebbero i cambiamenti climatici irreversibili con conseguenze sempre più catastrofiche per la vita degli esseri umani sulla Terra. Questo indicatore (sui siti segnato in rosso) è la deadline del Climate Clock e ci dice che nei paesi occidentali dobbiamo arrivare a emissioni zero (neutralità carbonica) entro questo periodo di tempo".

Ma per fortuna non è l’unico indicatore del Climate Clock. Chiariscono gli ambientalisti: "Esiste anche la Lifeline, (sui siti segnata in azzurro o verde) che ci dice ciò che è di fondamentale importanza potenziare per contenere le emissioni di Co2: le fonti di energia rinnovabili. Attualmente le stiamo utilizzando per poco più del 12,5% e la crescita è ancora troppo lenta per le necessità del pianeta. Occorre abbandonare al più presto l’utilizzo dei combustibili fossili, per rendere la percentuale delle rinnovabili sempre più alta e guadagnare tempo prezioso sulla deadline. Per ripercorrere la storia dei primi Climate Clock che sono stati installati nel mondo, ricordiamo Berlino nel 2019, New York nel 2020 e Parigi nel 2021. Da poche settimane, è stato implementato a Glasgow un Climate Clock luminoso, in vista della COP26 che si svolgerà a novembre e che sarà di cruciale importanza".

L’obiettivo della campagna è "sensibilizzare i cittadini all’esistenza di questa importante deadline di cui solo in pochi sono a conoscenza. Siamo profondamente convinti che chi diventi pienamente consapevole del problema, non riuscirà più a girarsi dall’altra parte, adatterà il proprio stile di vita, ma soprattutto chiederà a gran voce un cambiamento alla politica. Il cambiamento delle scelte politiche è fondamentale a questo punto della Storia, perché per troppi anni si è fatto finta di niente, nonostante i ripetuti allarmi da parte della comunità scientifica. Ora il tempo rimasto a disposizione per salvare l’umanità è talmente poco che solo una vera sterzata nelle politiche climatiche a livello globale, mirata a azzerare l’utilizzo delle fonti fossili per la produzione dell’energia elettrica e contemporaneamente ad aumentare a passo veloce quella ottenuta dalle fonti rinnovabili già a nostra disposizione, può salvare il futuro dei nostri figli e nipoti".

Ma come si possono chiedere alla politica certi cambiamenti? Rispondono gli ambientalisti: "Ovviamente tramite il voto, ma soprattutto esercitando pressione politica nelle grandi occasioni che ci vengono date come ad es. gli appuntamenti degli scioperi globali per il clima che mirano proprio a farsi sentire dai nostri rappresentanti e influire sulle loro decisioni politiche, al di là delle bandiere partitiche, anche perché la lotta contro l’emergenza climatica non ha bandiera in quanto riguarda tutta l’umanità".

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