Si coltivava la marijuana nel castello abbandonato di proprietà della Provincia

Due stanze, blindate, i cui erano stati allestiti impianti di irrigazione, areazione e climatizzazione, lampade alogene, termostati e ventilazione

La tenuta Pedriali di proprietà della Provincia di Forlì-Cesena, che si trova in Toscana a Bagno a Ripoli, e da anni in stato di abbandono, era stata occupata da un gruppo di albanesi che l'avevano destinata a piantagione di marijuana. Il grande e prestigioso immobile, lasciato in eredità da Giuseppe Pedriali negli anni '20 alla Provincia, è da decenni bloccato in una controversia con dei privati e con il Comune di Bagno a Ripoli.

Intanto questa dimora storica del Chianti era stata trasformata in una fabbrica di marijuana. Due stanze, blindate, i cui erano stati allestiti impianti di irrigazione, areazione e climatizzazione, lampade alogene, termostati e ventilazione. Oltre a un locale adibito a magazzino con all'interno una cisterna in plastica per la raccolta dell’acqua, numerose bottiglie e fusti di fertilizzante. Delle vere e proprie serre create nello storico edificio di Bagno a Ripoli. I militari sono entrati nella piantagione, 550 le piante ritrovate, alte circa 1, 80 metri l'una, grazie al loro fiuto.

Nel pomeriggio infatti i militari di Grassina erano intervenuti in supporto alle guardie zoofile di Firenze dopo la segnalazione di un cane malnutrito. L'animale, un meticcio di taglia media, affidato alla Asl (poi verrà portato in un canile), è stato trovato chiuso in un recinto all'interno della Villa di Antella. Qui i militari sono stati però attirati da un pesante odore di marijuana. Quindi hanno deciso di approfondire.

Dopo un'oretta sul posto è arrivata un'utilitaria con a bordo tre cittadini albanesi, di 25, 27 e 48 e 25 anni, già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio (uno incensurato). Indosso ai tre, di professione manovali, tutti residente nella provincia di Firenze, sono state trovate le chiavi con cui poi si sono aperte le porte delle serre. I tre hanno anche provato a giustificarsi dicendo che la coltivavano l'"erba" anche in patria. I tre sono stati arrestati con l'accusa di coltivazione di sostanza stupefacente, maltrattamento di animali, occupazione di terreni ed edifici e furto di energia.

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