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Come affrontare l'infarto, il meglio della cardiologia italiana a Forlì

"Nella nuova definizione universale – illustra il dottor Galvani – vengono distinti cinque tipi d’infarto, con l’obiettivo d’individuare le differenti condizioni cliniche responsabili di ciascuno di essi"

Il meglio della cardiologia italiana a Forlì per discutere come affrontare l’infarto e trattare il paziente alla luce della nuova definizione universale pubblicata lo scorso anno dalle quattro principali società cardiologiche mondiali (American Heart Association, American College of Cardiology, European Society of Cardiology, World Heart Federation). A promuovere l’incontro, in programma venerdì a partire dalle 8, all’hotel Globus City, con titolo “L’infarto miocardico acuto oggi”, è il dottor Marcello Galvani, direttore dell’U.O. di Cardiologia dell’Ausl di Forlì, unico italiano ad aver partecipato all’illustre consesso internazionale che ha elaborato il nuovo documento, il terzo dopo quelli redatti nel 2000 e nel 2007.

Con lui, ci sarà anche il dottor Allan S. Jaffe, responsabile del Dipartimento di malattie cardiovascolari della Mayo Clinic di Rochester (Usa), che, in qualità di maggior esperto al mondo nel settore, ha coordinato i lavori della commissione e, ora, ha collaborato col dott. Galvani all’organizzazione del convegno. «Nella nuova definizione universale – illustra Galvani – vengono distinti cinque tipi d’infarto, con l’obiettivo d’individuare le differenti condizioni cliniche responsabili di ciascuno di essi, dal momento che da queste derivano diverse modalità di cura e gestione del paziente. In tutte queste situazioni, comunque, la condizione necessaria per parlare d’infarto è la documentazione biochimica della morte cellulare attraverso la misurazione del livello di troponina cardiaca nel sangue, mediante un test di laboratorio estremamente sensibile ma di comune impiego; è poi compito del medico indentificare quale, fra le cinque tipologie possibili, quale è la causa che ha portato al danno cardiaco: solo il corretto riconoscimento della causa può infatti garantire al paziente il trattamento più rapido e adeguato».

Obiettivo del convegno, pertanto, è focalizzare i diversi problemi diagnostici e terapeutici distintivi dei cinque differenti tipi d’infarto, aiutando così il cardiologo clinico ad applicare le nuove linee guida. Al congresso, parteciperanno i più qualificati esperti nazionali in tema di sindromi coronariche e, in particolare,di  infarto miocardico, nonché la profesoressa Judith Hochman, del National Institut of Health di Bethesda (negli Stati Uniti), coordinatrice di alcuni dei principali studi mondiali nel campo della cardiopatia ischemica, e Carlo Alberto Perucci, direttore scientifico di Agenas. Nel corso del convegno, verranno approfonditi gli aspetti di ciascun tipo d’infarto. «L’infarto di tipo 1 – spiega Galvani – è legato a un’occlusione permanente o transitoria dell’arteria coronarica determinata da una rottura delle placche e a trombosi successiva. In questo caso, occorre somministrare potenti farmaci antitrombotici ed effettuare l’angioplastica coronarica». Rispetto a tale tipologia, verrà evidenziata l’importanza  «di reti territoriali che integrino il lavoro dei medici dell’emergenza e dei cardiologi, consentendo l’esecuzione dell’elettrocardiogramma a domicilio e l’immediato invio ai centri in grado di effettuare angioplastica coronarica 24 ore su 24». Un modello, questo, che nella provincia di Forlì-Cesena è stato sperimentato con successo negli ultimi anni.

«L’infarto di tipo 2 – riprendeGalvani – è causato da fattori esterni al cuore, quali una grave anemizzazione o infezione, per lo più in presenza di lesioni ostruttive delle coronarie; la cura consiste, quindi, nel trattare la malattia che ha provocato il danno miocardico. Il tipo 3, invece, è l’infarto che esordisce oppure conduce rapidamente all’arresto cardiaco o alla morte del paziente, pertanto, va affrontato cercando d’intervenire il più rapidamente possibile sul territorio, attraverso la rianimazione cardiopolmonare e il sistema dell’emergenza». Per quanto riguarda, infine, le ultime due tipologie, «l’infarto miocardico di tipo 4 si può verificare durante un’angioplastica, a seguito di complicanze immediate nella procedura o come esito tardivo di fenomeni di trombosi dello stent utilizzato per garantire il successo della procedura stessa, mentre il tipo 5 può insorgere dopo un intervento di rivascolarizzazione miocardica mediante cardiochirurgia, a causa, principalmente, del cattivo funzionamento dei bypass utilizzati. In entrambi i casi, fondamentale è la prevenzione». Tali argomenti, saranno sviluppati da uno dei pionieri dell’angioplastica primaria in Italia, Stefano De Servi, direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale di Legnano. Le problematiche legate all’infarto di tipo 1 e 3, invece, verranno inquadrate da Francesco Prati, direttore dell’U.O. di Cardiologia interventistica dell’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, fra i massimi esperti d’imaging intracoronarico.

A livello regionale, e, in particolare, forlivese, in questi anni, si sono comunque compiuti importanti progressi nella cura dell’infarto. «Fra 2009 e 2012, il tasso di ospedalizzazione per infarto miocardico acuto in Emilia-Romagna è sceso da 91 a 78 casi ogni 100mila abitanti per anno, una riduzione, quindi, pari al 15%; Forlì, in tutta la regione, è l’ospedale che presenta gli indici più bassi. Sono i risultati di un’efficace attività di prevenzione, sia primaria, sensibilizzando la popolazione su corretti stili di vita e ad avere una maggior consapevolezza nei confronti del sintomo “dolore al petto”, sia secondaria, curando al meglio chi ha avuto infarti così da evitare il più possibile recidive, che, quando avvengono, richiedono tempestività della diagnosi e del trasporto del paziente al laboratorio di emodinamica, in modo da garantire una rapida riapertura della coronaria». I lavori del convegno saranno aperti dal sindaco di Forlì, Roberto Balzani, e dal direttore generale dell’Ausl di Forlì, Giulietta Capocasa.

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