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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Santa Sofia

Come prevenire gli incendi boschivi nel crinale tosco-romagnolo: la "ricetta" di Legambiente

"La nostra foresta è adeguatamente protetta dagli incendi boschivi?" Lo chiede il circolo di Legambiente dell’Alto Bidente che offre alcuni suggerimenti

"La nostra foresta è adeguatamente protetta dagli incendi boschivi?" Lo chiede il circolo di Legambiente dell’Alto Bidente che dettaglia: "Le sempre più frequenti e intense ondate di caldo e alla prolungata siccità favoriscono l’innesco  di incendi devastanti in tutt’Europa. Anche le nostre foreste, sebbene non abbiano mai subito  incendi importanti, sono ora ad alto rischio. La legge n. 353 del 2000 assegna alle regioni ed ai  parchi nazionali il compito di predisporre i piani pluriennali, da aggiornare annualmente, per la  previsione, la prevenzione e la lotta attiva agli incendi boschivi. Nel nostro crinale, attualmente,  sono in vigore tre distinti piani antincendio: uno del parco (ancora in fase di approvazione da  parte del Ministero) e due per le restanti aree forestali del crinale, quella toscana e quella e  romagnola. Forse tre piani sono troppi per uno degli ambienti forestali più preziosi d’Europa.  Come al solito in Italia ognuno fa per se, ma siccome il fuoco non conosce i confini amministra tivi è bene preoccuparsi per capire se i tre piani sono adeguati e ben coordinati tra loro".

"Poniamo alcune domande e suggerimenti - prosegue Legambiente - dal momento che l’efficacia degli interventi antincendio dipendono soprattutto dalla celerità  con cui sono prese le decisioni, dai mezzi a disposizione, dalla quantità e qualità del personale  addetto alla prevenzione ed allo spegnimento, Perché non pensare a un Piano speciale unico per il territorio del Parco e le aree boscate  immediatamente esterne? Che ruolo avrebbero in caso di incendio i vari corpi dei volontari, sono sufficienti?  Nel Parco sono in funzione sistemi tecnologici moderni per avvistare tempestivamente il  sorgere degli incendi?  Chiediamo se sia mai stata fatta una esercitazione specifica relati va al territorio del Parco, effettuata congiuntamente tra Parco e Regioni, per testare l’effica cia dei piani antincendio di intervento. I corpi dei VVFF volontari collocati nei comuni romagnoli  del Parco sono sufficienti ? Perché non pensare di organizzare un centro di VVFF di Volontari  dotato di una sede e di mezzi idonei in prossimità del Parco ed in particolare il più possibile vici no a Sasso Fratino? Sono sufficienti le infrastrutture, le strutture antincendio esistenti?  Esistono nella foresta adeguate piste forestali di accesso oltre che sufficienti prese e serbatori  d’acqua per permettere gli interventi di spegnimento da terra con le autobotti? In caso di fabbi sogno gli interventi di spegnimento con gli elicotteri possono utilizzare l’invaso di Ridracoli? E’ presente un sistema di rilevamento continuo degli incendi che, oltre al personale di avvistamen to, sia dotato dei più moderni sistemi tecnologici?", tutti i quesiti posti da Legambiente.

"Le nostre foreste richiedono un attenzione straordinaria. Il nostro crinale conserva, all’interno ed a immediatamente a ridosso di Sasso Fratino, alcune tra  le foreste di faggio più antiche e meglio conservate d’Europa. Un serbatoio di biodiversità di va lore inestimabile insignito del riconoscimento dell’Unesco. Il nostro crinale alimenta, grazie ai  corsi d’acqua e al suo grandioso manto forestale, l’acquedotto di Ridracoli che fornisce acqua  potabile a tutta la Romagna. Se la foresta subisse un corposo incendio nell’invaso confluirebbe ro maggiori quantità di apporti solidi dai versanti rimasti privi di copertura arborea, riducendo  quindi la durata dello stesso perché si riempirebbe più velocemente del previsto. Nel porre que sti temi chiediamo alle istituzioni preposte alla lotta attiva agli incendi boschivi di convocare un  incontro per un utile confronto con tutti i soggetti interessati", la conclusione di Legambiente.  
 

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