Cronaca

Con la settimana del Donacibo le "scatole della solidarietà" entrano in 55 scuole forlivesi

Nel 2017 sono state raccolte 7 tonnellate di viveri non deperibili portati a scuola dagli studenti stessi. Anche quest'anno il Centro di solidarietà da l'opportunità a bambini e ragazzi di fare la loro azione in aiuto dei più bisognosi

Anche quest'anno la campanella per la solidarietà e l'attenzione verso chi è meno fortunato suona in 55 tra asili, scuole primarie e secondarie di Forlì e dei comuni vicini. A partire da lunedì, infatti, per il decimo anno consecutivo, nella maggior parte delle aule degli istituti del comprensorio forlivese saranno presenti le scatole di cartone con il marchio "Dona Cibo", all'interno delle quali, gli studenti potranno inserire, fino a sabato mattina, generi alimentari non deperebili destinati alle famiglie e alle persone della città che si trovano in difficoltà economiche. L'iniziativa, che porta il nome di "Donacibo", è organizzata dal Centro di solidarietà (Cds) di Forlì che raccoglierà i pacchi distribuiti nelle scuole e li porterà direttamente a casa degli assistiti con l'aiuto di circa un centinaio di volontari. Durante la stessa campagna lo scorso anno sono state raccolte circa 7 tonnellate di viveri.

Settimana del Donacibo

"Dove richiesto organizziamo anche degli incontri tra i volontari del Cds e gli alunni delle classi, andando in prima persona a portare testimonianza, attraverso il racconto della nostra esperienza, del fatto che quello che conta non è soltanto portare cibo a queste persone, ma fargli sentire che c'è qualcuno che gli è vicino. Molto spesso, entrando nelle case di queste persone, ci rendiamo conto che il bisogno più impellente non è quello alimentare ma quello della dimensione umana", dice Stefano Bondi, responsabile del Cds Forlì.

Dare ai bambini e ai ragazzi l'opportunità di regalare un piccolo gesto a qualcuno che ne ha bisogno non è l'unico beneficio che questa iniziativa porta con sè: "Quando facciamo gli interventi nelle classi - illustra un volontario del Cds - provochiamo i ragazzi chiedendo dove sono secondo loro i poveri e in molti rispondono in Siria, in Africa o in generale in posti diversi dalla loro città. Questo significa che manca un po' la percezione che in realtà la condizione di povertà è presenta anche nella nostra città. Come Centro di solidarietà assistiamo un centinaio di nuclei familiari e persone singole; a questi vanno aggiunti quelli di cui si occupano altre associazioni. Raccontiamo anche ai ragazzi che, entrando nelle case e nelle vite di queste persone, ci siamo accorti che il beneficio è duplice perchè soprattutto, alla fine, facciamo del bene a noi stessi".

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