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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca

Alluvione, il sindaco in Consiglio: "Politiche abitative sbagliate e da rivedere. Le donazioni? In un fondo per i ristori"

Si è aperto con un minuto di silenzio il Consiglio comunale di lunedì pomeriggio, dedicato all'alluvione. Il gesto di cordoglio è stato per le tre vittime forlivesi della catastrofe

Si è aperto con un minuto di silenzio il Consiglio comunale di lunedì pomeriggio, dedicato all'alluvione. Il gesto di cordoglio è stato per le tre vittime forlivesi della catastrofe che si è consumata il 16 maggio scorso. “Il numero di tre morti è l'unico dato che non ha possibilità di recupero”, ha commentato all'inizio della sua relazione il sindaco Gian Luca Zattini, che poi ha subito definito il perimetro di quella che ha chiamato “una devastazione senza pari”.

“Colpiti i quartiere Romiti, San Benedetto e Cava in maniera completa, e a macchia di leopardo i quartieri Ronco, Villafranca, Villanova, Borgo Sisa, Vecchiazzano e la via Zampeschi, oltre ad una parte del centro storico nella zona di Schiavonia”, ha detto il sindaco. Il Comune ha già speso circa 8 milioni di euro negli interventi di somma urgenza. La struttura comunale maggiormente colpita, l'Archivio di via Asiago, con il danneggiamento dell'archivio storico, l'archivio urbanistico e dei  depositi museali ha avuto danno stimabili in 10 milioni di euro

“Avevamo i nemici nell'acqua, nel buio, nei telefonini in tilt, nelle difficoltà a comprendere le vie di salvezza. In molti oggi mi dicono 'Non riesco più a vivere in quella casa' quando sento una goccia di pioggia vado nel panico”, sempre Zattini. Il sindaco, nei suoi numeri parla di “decine di migliaia di famiglie e centinaia di attività coinvolte. Non le grandi aziende, ma tantissime altre del territorio”. Per il sindaco sono arrivati dal cielo sulla Romagna “5 miliardi di metri cubi di acqua caduti nel giro di pochissime ore, di cui un miliardo circa di metri cubi è rimasto nelle campagne per giorni. In Romagna abbiamo avuto una fortuna soltanto: si è salvata Ravenna, per un pelo ha rischiato un'alluvione peggiore delle altre città, dato piazza del Popolo è sotto il livello delle campagne circostanti”. 

“Politiche abitative sbagliate”

Il sindaco nella sua relazione in consiglio comunale cita l'urgenza di ripristinare 200 km di fossati prima dell'autunno. Ed elenca poi cosa a sua avviso non è andato bene. “Ci sono state politiche abitative sicuramente sbagliate, abbiamo costruito in zone che storicamente erano zone esondabili. In via Locchi un intero quartiere con tante abitazioni è diventato un colabrodo perché una tubazione degli anni '70 ha creato problemi, col dubbio che ci fossero problemi alle fondazioni”. 

“Vorrei fare un momento di verifica e di studio per rappresentare cosa è successo, ma anche come si deve evolvere la politica abitativa e politiche di fiumi”, spiega il sindaco. L'altro punto negativo è stato, a detta di Zattini, il Cer, il Canale emiliano-romagnolo che ha fatto “un danno enorme quando l'esondazione dei fiumi ha dato apporto di acqua al canale”.

“I risarcimenti? Se non al 100 percento dovranno essere importanti”

Risarcimenti, capitolo dolente perché ad ora - fatti salvi i due strumenti del Cis (contributo di immediato sostegno, da 3.000 a 5.000 euro) e del Cas (contributo all'autonoma sistemazione per le famiglie che non possono alloggiare in casa propria) – niente si è visto. Attualmente le richieste del 'Cas' sono 1.050 (i termini per le domande scadono il 30 giugno), mentre i 'Cis' finora raccolti sono circa 2.500 domande. “Ce ne aspettiamo circa 4-5.000 in totale come numero complessivo”, sempre Zattini. 

Ricorda Zattini: “Ho fatto un incontro con il Governo, la risposta del Presidente del Consiglio è stata perlomeno di interesse perché l'obiettivo che si è data è il risarcimento al 100 percento... non sarà? Però partire dal 100 percento almeno ci dà l'idea che si devono risarcire in maniera importante famiglie, imprese e Comuni”. Con un'attenzione: “L'altra preoccupazione è che nell'alluvione del 2019 a Villafranca, i primi soldi sono arrivati nel 2022 e questi tempi mi preoccupano non poco”.

Le donazioni in un fondo per i ristori

Il Comune di Forlì ha aperto un conto corrente, che ha raccolto circa un milione di euro di donazione da parte di tanti soggetti. Ultimo in ordine di tempo un imprenditore originario di Civitella di Romagna, che ha fatto fortuna a Dallas e ha portato un assegno da 50mila euro. Che ne sarà di questi soldi? “Non entreranno nelle casse del Comune, ma saranno utilizzati per dare un ristoro che valuteremo assieme, a favore degli alluvionati”, dice Zattini. Il Comune intende rafforzare il fondo con i risparmi che il Comune ottiene con lo slittamento dei mutui. Un altro fondo ancora da redistribuire è quello delle donazioni fatte al conto della Regione, che vede circa 50 milioni di euro. 

L'altro aiuto potrebbe arrivare dalla Fondazione Cassa dei Risparmi, con questo soggetto si sta studiando “un pacchetto economico con una leva creditizia, per accedere al credito con interessi azzerati e ammortamento prolungato”, anticipa il primo cittadino. Ci sono poi tante donazioni materiali, oggetti per ricostruire case e famiglie: “Assieme ai servizi sociali stiamo valutando un modalità semplice di risposta”, spiega. 

Ci sono poi le “adozioni”: per esempio il patrimonio verde del Parco Urbano, ricoperto da una spessa coltre di fango è stato adottato da La7, che ha già fatto pervenire 500mila euro, Conad ha adottato il recupero la palestra della ginnastica artistica e ritmica di via Isonzo, che ha avuto danni enormi. Un'altra realtà ha adottato la palestra di Villafranca. 

Ed infine la burocrazia 

E' stata la burocrazia uno dei maggiori ostacoli dei primi due giorni. Lo ricorda Zattini: “I primi due giorni gli operatori erano fermi perché non avevano niente di scritto su come trattare i fanghi e le acque di risulta senza incorrere in reati ambientali. Ringrazio il presidente Stefano Bonaccini che ha fatto un'ordinanza per permettere di trattarli fuori dai sistemi ordinari. Questo ci deve far pensare che ci dovrebbe essere un protocollo nazionale per la gestione delle prime ore. Va poi ridisegnato il rapporto tra enti locali e Protezione Civile”.

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