Cronaca

Contrasto alla povertà educativa, Forlì lancia il progetto "In Rete" e la figura del Family mentor

“Contrastare la povertà educativa nel nostro territorio - spiega Caterina Vestito - significa fare un passo avanti nella costruzione di una comunità educante"

Si è svolto venerdì l’evento online sulla povertà educativa in Emilia-Romagna, Forlì presente con il progetto "InRete". Quattro gli ambiti analizzati: servizi prima infanzia, digitalizzazione, condizione edifici scolastici, raggiungibilità delle scuole. Due i progetti invitati a spiegare le attività svolte nell’ambito delle politiche contro la povertà minorile educativa, tra questi il Progetto InRete  che il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena sta realizzando nel comprensorio forlivese.

Tra i progetti presentati anche il progetto InRete che il Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena sta realizzando nel comprensorio forlivese, in partnership con le cooperative Paolo Babini, Domus coop, L’Accoglienza, DiaLogos e Salvagente.
Con una variazione del +3,65%, il comune di Forlì supera la media provinciale pari a +1,25%. Complessivamente il territorio è diviso a metà tra comuni che registrano una variazione positiva del numero di minori e territori dove invece i residenti 0-17 sono diminuiti negli anni (FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati demo.Istat).

Il progetto InRete, che insiste su Forlì, svolge un’attività considerata una buona prassi che ACRI e “Con i Bambini” hanno deciso di valorizzare scegliendolo tra i 34 progetti finanziati in regione ER per dare evidenza degli obiettivi del fondo.

InRete è un modello di comunità educante che può dare l'esempio ad altri territori, i soggetti coinvolti sono "portatori di buone pratiche" a fronte di territori che sono più impegnati a costruire i primi mattoni delle loro comunità educati.

Per spiegare il Progetto forlivese è intervenuta Caterina Vestito, responsabile del progetto. “Contrastare la povertà educativa nel nostro territorio - spiega Caterina Vestito - significa fare un passo avanti nella costruzione di una comunità educante che riesca a fornire risposte integrate ai bisogni emergenti. Questo è l'obiettivo del progetto InRete che, attraverso la figura del Family Mentor, mira ad accompagnare minori e famiglie in situazioni di fragilità in un percorso di crescita attivando connessioni tra le diverse agenzie educative e massimizzandone le risorse”.

Il rapporto è stato elaborato dall’Osservatorio Con i Bambini promosso dall’impresa sociale Con i Bambini e Fondazione Openpolis nell’ambito del Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile. Quattro gli ambiti analizzati dal rapporto: disponibilità di servizi per la prima infanzia, digitalizzazione, condizione degli edifici scolastici e raggiungibilità delle scuole.

Secondo i dati 2018, l’Emilia-Romagna offre complessivamente 40.286 posti in 1.250 strutture tra asili nido e servizi integrativi, ovvero circa 39,2 posti ogni 100 residenti tra 0 e 2 anni di età. Un dato superiore alla media nazionale (25,5%) di quasi 14 punti. Tuttavia, all’interno del proprio territorio ci sono significative differenze, da una provincia all’altra e da comune a comune.
A quota 46,8%, Ravenna è la provincia emiliano romagnola con la copertura più alta di asili nido e servizi prima infanzia. Superiore non solo alla media nazionale (25,5%) ma anche a quella regionale (39,2%). All'ultimo posto della classifica troviamo invece la provincia di Piacenza con una copertura del 25,8%. Un dato comunque superiore alla media nazionale anche se distante 21 punti percentuali rispetto al dato di Ravenna. La città metropolitana di Bologna (44,5%) si colloca al terzo posto della classifica, dopo Ferrara (45%).

I mesi dell’emergenza Covid, con la necessità per bambini e ragazzi di studiare da casa, hanno dimostrato quanto la sfida della digitalizzazione del paese sia centrale nelle politiche di contrasto della povertà educativa. Da questo punto di vista, l’Emilia Romagna – in media – presentava già prima della crisi Covid dati in linea o superiori a quelli nazionali. Nel 2019 il 95% delle famiglie emiliano-romagnole era raggiunto dalla banda larga su rete fissa, dato analogo a quello italiano. Quelle raggiunte dalla banda larga veloce, ad almeno 30 Mbit per secondo, erano il 71% (contro una media italiana del 68,5%). Vantaggio ancora più ampio sulle connessioni ultraveloci: il 40% delle famiglie risultava raggiunto con una velocità di almeno 100 Mbps (contro una media nazionale del 36,8%).

Tuttavia, anche in questo caso, la realtà regionale non è omogenea. Nella città metropolitana di Bologna nel 2019 risultavano raggiunte circa il 56% delle famiglie: un dato di oltre 15 punti sopra la media regionale e a quasi 20 dalla media nazionale. Attorno alle 4 famiglie su 10 le province di Parma e Modena. Oltre il 30% anche Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Reggio nell’Emilia e Piacenza. Di poco sotto questa soglia la provincia di Ferrara, al 29%.

Il ritorno in classe durante la crisi da Covid-19 ha reso evidente la necessità di avere a disposizione spazi non solo ampi ma anche più moderni e meglio attrezzati. Il 16, 5% degli edifici scolastici in regione ha più di 50 anni, tuttavia anche in questo caso la situazione cambia da territorio a territorio. Nelle province di Ravenna, Parma e Bologna abbiamo oltre il 20% di scuole vetuste. Al lato opposto le province di Modena e di Rimini, rispettivamente con solo il 9,8% e il 7,2% di edifici scolastici con più di 50 anni.
Se in un territorio il trasporto pubblico non funziona o garantisce i collegamenti solo ad una parte degli studenti, si crea un divario che rischia di incentivare fenomeni legati alla povertà educativa. Ad esempio la dispersione scolastica che può portare, nei casi peggiori, all’abbandono del percorso di studio. Da questo punto di vista l’Emilia-Romagna è in ritardo rispetto alla media nazionale: in Italia l’86% delle scuole è raggiungibile con i mezzi pubblici. In Emilia-Romagna solo il 76,1%. E nei territori di Forlì Cesena e Rimini la quota si abbassa sotto il 70%. Anche se nelle province di Parma e Ravenna siamo al 90% delle strutture raggiungibili con mezzi pubblici.

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