Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Convegno sulla Pieve di Polenta: "grazie a Carducci è un luogo dantesco da valorizzare di più"

Il convegno organizzato a suo ricordo ha visto la partecipazione di relatori esperti nel campo della valorizzazione e dello studio delle opere d’arte e della promozione e divulgazione del patrimonio artistico

Ad un anno dalla scomparsa del noto architetto forlivese Roberto Pistolesi, progettista di molti restauri nei Beni Culturali della Romagna, il convegno organizzato a suo ricordo ha visto la partecipazione di relatori esperti nel campo della valorizzazione e dello studio delle opere d’arte e della promozione e divulgazione del patrimonio artistico. Il convegno era dedicato alla Pieve di San Donato a Polenta, ultimo restauro svolto dall’architetto tra il 2008 ed il 2012, ed era incluso tra gli eventi collaterali alla mostra dedicata a Dante Alighieri ed allestita nei Musei di San Domenico.

 “La Pieve di San Donato a Polenta, Dante nei benefici della leggenda” era il titolo dal quale nel corso della tavola rotonda sono emerse importanti novità: innanzitutto l’importanza di preservare la pieve perché inserita nel contesto storico relativamente agli edifici di culto medievali, che portano ancora le caratteristiche dello stile Romanico e quelli delle pievi; il legame nella leggenda del luogo con Dante Alighieri, riproposto dal poeta Giosuè Carducci che donò la notorietà nazionale al monumento. Gli aspetti culturali, storici ed artistici sono stati sviluppati da Serena Vernia, storica dell’arte e da Paola Novara, che ha illustrato l’ampio studio svolto sulle pievi della Romagna nell’ultimo libro pubblicato a marzo. Proprio sulle pievi la studiosa di Ravenna ha proposto la definizione di “grandi eccellenze del territorio” con ancora molto lavoro da fare per il forlivese: “Ravenna ha già valorizzato i suoi monumenti – ha detto la Novara – grazie a Corrado Ricci, mentre Gerola valorizzò le pievi. Ad oggi con l’acquisizione del Montefeltro si sono aggiunte al patrimonio regionale altre eccellenze che ho analizzato nel mio libro. Ho strutturato l’opera suddividendola per diocesi, perché in questo taglio volevo analizzare gli edifici ancora in opera, ma anche lo sviluppo del sistema plebano all’interno di ogni singola diocesi, dove ci sono differenze e anticipazioni; anche Polenta ha avuto uno spazio fondamentale nel libro insieme ai restauri storici svolti alla pieve”.

 Silvia Sansovini, presidente di ConfGuide della provincia di Forlì-Cesena ha illustrato le problematiche della professione, insistendo sulla ricerca di una nuova proposta turistica per la divulgazione dei Beni Culturali in Romagna, perché la prima è stata messa in crisi dalla pandemia e dunque scarsamente riproponibile anche per l’impossibilità ad organizzare gruppi numerosi di utenti. “Le guide, purtroppo, sono state associate a chi impoveriva la cultura e la storia del territorio – racconta la Sansovini - e noi abbiamo voluto rivalutarle con la competenza e la professionalità. Gli itinerari turistico-culturali hanno il fondamento nei Grand Tour settecenteschi e sono delineati come percorsi a nodi collegati da segmenti, caratterizzati da uno o più temi culturali unificanti. Di itinerari se ne possono creare a migliaia, ne esistono in valore di significato e qualità culturale: itinerari religiosi, di tipo storico artistico, naturalistici, quelli enogastronomici o che si attengono a testimonianze della civiltà contadina. Gli itinerari sono gli strumenti più interessanti dell’economia della cultura e occorre preservare la rappresentazione turistica di un Bene Culturale. Il contatto personale con i visitatori dà la possibilità di agire come ideatori delle rappresentazioni e gli itinerari devono proporre immagini delle comunità legate alle esperienze locali che rendono specifico ciò che si propone, creando l’unicità del prodotto. I luoghi come le pievi a molti forlivesi sono sconosciuti, eppure sono inclusi nell’autenticità della Romagna”.

Gabriele Zelli, fecondo divulgatore delle bellezze del territorio e con una lunga esperienza di amministratore pubblico, ha lanciato alcuni allarmi che sono da cogliere urgentemente: “Ricordo un incontro tra Pistolesi e il parroco Don Guerrino Valmori 20 o 25 anni fa, entrambi fortemente preoccupati della chiesa di Polenta per la necessità di effettuare un intervento di restauro e per la somma ingente di denaro necessaria e convenimmo che bisognava confidare sulla provvidenza, ma una serie di circostanze e un ruolo molto attivo ed efficace svolto dagli “amici di Polenta” creò un’attenzione nelle istituzioni locali oltre che della diocesi, portando ad un intervento risolutivo della struttura”. Dal convegno, dunque, l’invito ad una unione delle forze sia per lo studio scientifico dei monumenti, sia per la collaborazione reciproca per la strutturazione di azioni capillari di ricerca dei fondi per il sostegno ed il finanziamento dei restauri, ma anche per la divulgazione dei monumenti in una nuova proposta turistica maggiormente caratterizzante. E poi, l’allarme: “Stiamo perdendo delle grandi occasioni – ha detto Gabriele Zelli - al San Domenico è in corso una mostra straordinaria ma chi esce dalla mostra non trova neppure un opuscolo su Dante e il rapporto con la Romagna e la Toscana, eppure è richiesto dai visitatori! Da mesi si sta valorizzando un itinerario dantesco che passa da Marradi, Brisighella e Faenza, Comuni che nulla hanno a che fare con l’itinerario dell’esilio dantesco, e pure premiato da guide specializzate. Nessun Amministratore ha scritto sull’operazione, così nel sito del Comune di Forlì si parla di Caterina Sforza, del quartiere razionalista ma non di Dante. Il disastro si è acuito con il trenino di Dante, proposto come se fosse presente nel XIV secolo”.

E poi, “abbiamo perso l’anniversario dell’Unità d’Italia, il 170esimo anniversario della trafila garibaldina, ma ora cosa dobbiamo fare? Cominciare ad agire con l’occasione propizia che cade quest’anno e l’anno prossimo: gli 800 anni dell’arrivo di padre Antonio, che diventerà Sant’Antonio, rivelazione come grande teologo predicatore straordinario in Duomo, tanto da essere chiamato Antonio da Forlì. Qui rientrerebbero i cammini in Appennino, i santuari, le pievi, che richiamerebbero in Romagna molti visitatori che conoscerebbero la storia del territorio e del personaggio”. Il convegno si è chiuso con molte proposte interessanti, come una Fondazione dedicata a Roberto Pistolesi che sulla ricerca storica fondava il suo lavoro di progettista di restauri, la creazione di un Fondo nella Biblioteca Comunale di Forlì per lo studio dei monumenti e della storia del restauro; le azioni congiunte per poter costruire nuove reti per le proposte turistiche caratterizzanti e specifiche dell’identità romagnola aperte a tutti e la redazione di materiale conoscitivo fruibile nelle sedi di visita.

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