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Nella foto Carlo Biagetti, infettivologo e responsabile del rischio infettivo per l’Ausl Romagna

Nella foto Carlo Biagetti, infettivologo e responsabile del rischio infettivo per l’Ausl Romagna

Covid, arrivano a Forlì gli anticorpi monoclonali: "Ma non stravolgeranno tutto, utili per una nicchia di pazienti"

Sono 255 i trattamenti che sono stati distributi all'Ausl Romagna, di questi 47 a Forlì

Via alla somministrazione di anticorpi monoclonali su persone affette da Covid anche in Romagna. Sono 255 i trattamenti che sono stati distributi all'Ausl Romagna, di questi 47 a Forlì. Riceveranno questa cura sperimentale pazienti che presentono sintomi lievi-moderati, che non necessitano di un ricovero in ospedale, e che vengono quindi seguiti a domicilio. Tuttavia hanno caratteristiche cliniche tali per cui il suo rischio di evolvere verso una forma grave di Covid è considerato molto elevato. "Non si tratta di una terapia che cambierà la storia di questa malattia nel modo più assoluto e non è giusto creare una falsa aspettativa - tiene a precisare Carlo Biagetti, infettivologo e responsabile del rischio infettivo per l’Ausl Romagna -. Tuttavia rappresenta un piccolo aiuto per una nicchia di pazienti".

Dottor Biagetti, cosa sono gli anticorpi monoclonali?
Partiamo da una premessa: quando una persona acquisisce un'infezione normalmente è in grado di produrre entro qualche giorno degli anticorpi, che consentono di contrastare l'infezione. Gli anticorpi monoclonali sono stati studiati e creati in laboratorio e sono altamente selettivi nei confronti del virus, in questo caso il covid. Devono essere infusi in via endovenosa nei primissimi giorni in cui una persona acquisisce la malattia, in modo tale da essere rapidi in una risposta immunitaria che nel caso normale arriverebbe alcuni giorni più tardi. L'obiettivo di questi anticorpi monoclonali è quello di bloccare nelle fasi precoci della malattia. Però ci tengo a fare una precisazione importante.

Quale?
Non si tratta di una terapia che cambierà la storia di questa malattia nel modo più assoluto e non è giusto creare una falsa aspettativa. Il primo motivo è dovuto al fatto che, anche se c'è un buon razionale sull'utilizzo, i dati a disposizione sono ancora scarsi e siamo all'inizio della fase di sperimentazione. Come abbiamo visto con i vaccini, deve esserci una dimostrata efficacia ed una dimostrata sicurezza prima di essere messi in commercio. Sia l'Agenzia europea del Farmaco (Ema) che l'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) hanno diffuso una nota nella quale è stato spiegato che in via straordinaria e in considerazione della situazione di emergenza, possa essere opportuno offrire comunque un’opzione terapeutica ai soggetti non ospedalizzati.

Quali pazienti riceveranno questo trattamento?
La Regione Emilia Romagna ha fornito un documento indicanti le linee di indirizzo. I pazienti devono presentare una sintomatologia lieve o moderata, cioè coloro che non hanno necessità di essere ricoverati o di essere trattati con ossigeno, ed appartenere a specifiche categorie. Tra questi quelli con un indice di massa corporea maggiore di 35, ciòè con obesità, quelli dializzati, quelli con diabete non controllato (che non viene tenuto sotto controllo con le terapie, ndr) ed i pazienti oncologici che negli ultimi sei mesi hanno sostenuto chemioterapie o terapie immunosoppressive.

Una categoria ristretta quindi...
Il ragionamento è questo: su 100 persone che acquiscono il covid-19, 95 hanno una forma lieve o moderata, mentre solo il 5% ha un forma grave o critica che necessita invece di essere ospedalizzato. E tra le categorie a maggior rischio di ricovero ci sono quelle poco prima indicate. L'obiettivo è quello quindi di evitare un aggravamento della malattia.

Un'arma in più nella lotta al covid, ma che non sostituisce i vaccini...
La vaccinazione rimane l'unica e la solita arma a disposizione in grado di cambiare l'esito della storia. Gli anticorpi monoclonali sono un piccolo aiuto per una nicchia di pazienti.

Sono già a disposizione?
I trattamenti sono arrivati venerdì. Si tratta della combizione di Bamlanivimab e Etesevimab. Ferrara è il punto di riferimento regionale per la consegna di queste terapie, da qui vengono distribuiti in rapporto all'incidenza dei casi covid, quindi più trattamenti per chi ha un maggior numero di positivi. All'Ausl Romagna ne sono stati consegnati 255, così distributi: 81 a Ravenna, 73 Rimini, 54 a Cesena e 47 a Forlì.

Questa cura comporterà una riduzione della pressione dell'ospedalizzazione?
Ce lo auguriamo, anche se non parliamo di grandi numeri. Sarà invece la vaccinazione di massa a cambiare l'esito dell'evoluzione dell'epidemia.

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