Coronavirus, Vicini: "Decisioni giuste, ma percepite in modo irrazionale. Le mascherine non servono"

Il professor Claudio Vicini, direttore del Dipartimento "Testa-collo" dell'Ausl Romagna, è intervenuto in una diretta Facebook sulla pagina social del parlamentare forlivese Marco Di Maio

Del problema coronavirus "l'opinione pubblica si è fatta un'idea irrazionale". A dirlo è il professor Claudio Vicini, direttore del Dipartimento "Testa-collo" dell'Ausl Romagna, intervenendo in una diretta Facebook sulla pagina social del parlamentare forlivese Marco Di Maio. "Quando si affronta un tema fondamentale come questo con un atteggiamento irrazionale, i risultati sono quelli che stiamo vedendo in questi giorni - è la riflessione del professore -. Comportamenti ingiustificati, personali e di massa, e impatti sulla vita economica del nostro Paese che sono drammatici".

Si tratta, tiene ad evidenziare Vicini, "di un tema sul quale occorre parlarne. Ma non bisogna riempire le nostre giornate di fandonie, ma fare riferimento a dati certificati dagli enti preposti a fornirgli. Non è preposta a fornirla la rete, come tale. I due enti chiamati in senso assoluto a dare informazioni sono il Ministero della Salute e le sue strutture correlate, come l'Istituto Superiore di Sanità, soprattutto per quanto concerne la finestra internazionale, e le Regioni, che hanno una facoltà sostanziale di gestione degli aspetti sanitari". 

Vicini è reduce dal settimo corso annuale internazionale di chirurgia dell'apnea notturna (Osas), che si è svolto al Nicholson Centre in Florida. "Quello del coronavirus è un tema planetario. Il virus è sostanzialmente diffuso in tutto il mondo. Il numero dei contagi è sancito dal numero di tamponi che vengono eseguiti e che condizionano di conseguenza il numero di positività. L'Africa è un continente privo di positività ad esempio. Ma lì non è stato eseguito un solo tampone. Laddove si è intervenuti con un numero di tamponi forse eccedente chiaramente si trovano così. E questo rispecchia il dato sopramedia dell'Italia rispetto a Francia e Germania. Si tratta di un falso problema".

Il professore ha affrontato anche il capitolo igiene: "Non c'è nessun provvedimento risolutivo - premette -. E' chiaro che mettere in atto provvedimenti di buon senso ha un significato. Il provvedimento di minor buon senso è quello dell'uso della mascherina da parte di un soggetto sano, perchè l'intercettamento di particelle di saliva o di muco che vengono emesse dalla tosse di un soggetto infetto non viene filtrato in maniera sostanziale. La mascherina deve essere usata da colui che è affetto. L'effetto barriera riduce al minimo la diffusione delle particelle. L'uso che ad esempio ne fanno i turisti sani è privo di significato. Ha senso lavarsi le mani, ma non bisogna gestire questi atteggiamenti in maniera isterica".

"Si tratta di un virus molto diffusivo, ma che non ha un'elevata mortalità", prosegue il professore, che richiama i soggetti che hanno sintomi al "senso civico" e nel dubbio ad "autoisolarsi senza isterismi. Questo è il messaggio più importante da trasmettere. Il vero tema è che la manifestazione clinica è particolarmente specifica. E' molto difficile autoisolarsi quando si ha un raffreddore o una tosse, considerando che siamo in un periodo di influenza generica. Però stare due-tre giorni a casa non sarebbe male".

Sulle misure stabilite dalle istituzioni per evitare la proliferazione, Vicini è chiaro: "Quella della riduzione degli assemblamenti è un provvedimento assolutamente utile. Si tratta infatti di un virus che ha più probabilità di infettare le persone, ma non tra i più letali, con i casi gravi che riguardano chi ha patologie già pre-esistenti come cardiache o polmonari. E con i contagi il sistema sanitario finirebbe in saturazione. Il vero problema è quello di minimizzare il contagio".

Per quanto concerne la gestione a livello mediatico della situazione, "c'è stata una sovraesposizione a livello di social e organi di informazione. Non ho mai visto maratone televisive così massive. La percezione che ne esce è di aver seduto accanto il coronavirus. E' un danno che bisogna prevenire. Bisogna riferirci solo agli organi preposti". In Ausl Romagna, evidenzia Vicini, "gli operatori sanitari hanno avuto un atteggiamento straordinariamente matura e non c'è stato un abuso di mascherine. Il nostro ospedale è in stato d'allerta. Vengono effettuate riunione quotidiane, in contatto con la Regione. Rispetto ad altre realtà il sistema sta reggendo bene. E anche i cittadini stanno collaborando per una gestione corretta della situazione. E di questo vanno ringraziati".

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