Virus, Vicini: "Prepariamoci a convivere col Covid: areare i locali e usare tutti la mascherina"

l prof. nel corso della ormai consueta diretta Facebook del sabato con il parlamentare Marco Di Maio fa il punto sull'epidemia e su come cambierà le nostre abitudini. Mostrando anche il video di uno studio fatto in Giappone

Prepariamoci a convivere con il virus. E' il timore, fondato, che il prof. Claudio Vicini ha manifestato nel corso del suo consueto appuntamento in diretta Facebook assieme al deputato romagnolo Marco Di Maio, rispondendo alle domande degli utenti. Un intervento nel corso del quale il direttore del dipartimento "testa-collo" dell'Ausl Romagna ha anche mostrato un interessante studio effettuato in Giappone che anticipa come potrebbe essere la nostra convivenza. E avverte: "tutti, anche i cittadini, dovranno imparare per un certo periodo di tempo a vivere indossando sempre la mascherina". 

La prima domanda è d'obbligo: come sta professore?
Mi sento meglio dopo un momento un po' critico, che non è esitato in alcuna positività e questo mi ha confortato. Mi sento fisicamente meglio, sono pienamente attivo e quando è necessario vado in ospedale. Lunedì dovremo trattare tre pazienti oncologici, raggruppati in un solo giorno per motivi logisitici e consentire a tutti i reparti di lavorare con risorse ridotte.

La situazione al “Morgagni-Pierantoni”?
L'ospedale va avanti per quanto riguarda la parte oncologica soprattutto, che non può aspettare mesi. Va avanti nei presidi di pronto soccorso ed i diversi reparti covid nei quali si è riconfigurata la Pneumologia piuttosto che le Malattie Infettive. Sta andando in modo più che egregio. La macchina non si è mai fermata. L'aria che si respira è quella di una grande fatica, ma anche positività. Il meccanismo infatti sta funzionando nonostante tutte le difficoltà, che si registrano in tutt'Italia, tra i quali il tema dei dispositivi di protezione. I ruoli si sono rimescolati in questa situazione. La macchina non si è mai fermata e non ha avuto criticità maggiori.

L'ospedale di Forlì ha sùbito un processo di riorganizzazione come conseguenza dell'emergenza sanitaria. Come è strutturata ora la sua unità operativa?
La nostra attività si svolge su tre sedi: ambulatorio, reparto e sala operatoria. L'attività ambulatoriale è stata fortemente ridotta e limitata alle prestazioni d'urgenza, che ha sempre garantito alla cittadinanza le attività di pronto soccorso (come ad esempio il trattamento di fratture naso, ascesso, frattura facciale o perdita improvvisa dell'udito, ndr). Tutto quello che poteva essere rinviato, tramite accordo telefonico col paziente, è stato rimodulato, con visite rimandante. Perchè l'ospedale è un luogo a rischio per un paziente non positivo. Il reparto è stato molto snellito. Ricoveriamo solo urgenze ed i casi chirurgici oncologici. Il reparto è pronto in qualunque momento per trasformarsi in un reparto covid se sarà necessario. Per quanto riguarda la sala operatoria, attività sempre per le urgenze, le attività si svolgono il lunedì, con tumori di ogni tipo.

Uno studio pubblico sull'European Archives of Oto-Rhino Laryngology spiega che l'80% dei pazienti con covid perde l'olfatto e ha alterazione del gusto. Ha una conferma tra i suoi pazienti?
Assolutamente sì. E' stata tra le prime scoperte fatte nei primi giorni della pandemia. Moltissimi si sono rivolti a me con questa sintomatologia. Sulla questione si è acceso un focus internazionale. Olfatto e gusto lavorano in sinergia. La perdita di questi due sensi viene considerato all'estero come segnale di positività.

Emerge anche che molti pazienti usati come campione per lo studio non presentavano ostruzioni a livello nasale. E' un segnale rilevante?
Non c'è nessuna relazione. E' stato dimostrato che la perdita dell'olfatto può comparire a prescindere dalla presenza di sintomi nasali. Il coronavirus è un parente stretto di una malattia molto temuta in ambito venatorio, il cimurro canino. E' una virosi che attacca la sensibilità olfattiva del cane. E' quindi un virus respiratorio. Il sintomo può essere quindi selettivo. Una perdita quindi isolata dell'olfatto può essere un segnale importante.

Gusto e olfatto ritornano una volta guariti dal virus?
L'esperienza mutuata dai virus cugini non è molto ottimistica. Prima del covid-2019, quando trattavamo casi di perdita dell'olfatto per virus “cugini”, nella maggioranza dei casi la perdita è definitiva. Per il covid non si sa. I tempi di recupero possono essere molto lunghi, anche di mesi.

Il virus ha sùbito mutazioni genetiche?
Ho sentito molti duelli televisivi tra virologi, con pareri diversi. Questi virus Rna e tipo influenzale la probabilità è possibile, ma è un'ipotesi non provata scientificamente.

Negli ultimi giorni si è registrato un aumento dei casi dopo una media provinciale di circa 40-50 al giorno. Come se lo spiega?
Non ho una risposta vera a questo quesito. Ho osservato con molto timore questa tendenza che si è verificata. Si sono definite tre posizioni nette. La nostra provincia insieme a quella ravennate erano decisamente indietro per numero di contagiati rispetto al riminese. Per quanto riguarda questa ondata di aumenti ci sono diverse ipotesi, ma nessuna è comprovata e quindi preferisco non dare affermazioni che possono essere contestate. Ma questo serve da monito.

Ovvero?
C'è quindi il doppio dovere di essere più rigidi con se stessi. Bisogna ottimizzare le misure di de-socializzazione spinta, perchè ce ne più bisogno.

Le uniche armi al momento per restare al riparo dal virus restano l'uscire il meno possibile e le buone pratiche dell'igiene...
In questa fase l'elemento fondamentale rimane il distanziamento sociale e l'auto-isolamento. Bisogna riflettere piuttosto su un'altra questione.

Quale?
Il meccanismo di diffusione. Ho il timore, che spero venga smentito e sarei l'uomo più felice di questa Terra, che nei mesi a venire dovremo imparare a convivere con la presenza, magari non diffusa, del virus. Quindi dovremo imparare ad ottimizzare e razionalizzare i provvedimenti presi. E c'è un altro aspetto.

Di cosa si tratta?
L'uso della mascherina o similare da parte della gente comune. Ne avevo già parlato alcune settimane fa. L'interruzione del ciclo di trasmissione avviene se entrambi i potenziali contagiante e contagiato indossi la mascherina. Filtra infatti i virus in uscita, ma allo stesso tempo anche il virus in ingresso. Il messaggio è mascherina a tutti laddove ci sia necessità di metterla, come ad esempio quando si incrocia qualcuno.

E' vero che il coronavirus viaggia nell'aria a distanze più ampie di quelle fino ad ora indicate?
Uno starnuto, un colpo di tosse, ma anche parlare ad alta voce lascia nell'aria delle micro-particelle, che restano sospese e si diffondono. In un ambiente chiuso impiegano anche venti minuti. Se ci si trova in un ambiente chiuso è quindi consigliato tenere aperte le finestre. Si crea una micro corrente che le spinge all'esterno. Quindi l'areazione dei locali dovrà essere un altro dei nostri obiettivi. Evitare ristagni sarà un altro elemento necessario per contenere la diffusione del virus. Manteniamo distanze ragionevoli, anche quando si parla. Limitiamoci all'indispensabile.

Con il virus ha cambiato le sue abitudini quotidiane?
C'è stata una fase di cambiamento importante quando mia figlia è rientrata dall'Inghilterra. Ho applicato alla lettera il protocollo di isolamento. Si è assoggettata in maniera molto docile e matura. Se è possibile farlo, dovrebbe essere sempre fatto. La cosa è più difficile se si vive in un monolocale o bilocale con un solo bagno.

Qual è il primo pensiero del giorno prima di recarsi al lavoro?
E' "cosa devo cambiare oggi". Può sembrare strano, ma è la vera essenza di questa emergenza. Nessun giorno è uguale all'altro, perchè propone interrogativi e sfide diverse. Per il mio gruppo si sta profilando l'idea di supportare un reparto covid. Abbiamo messo a punto una chat di gruppo dove si discutono i criteri assegnazione degli impegni in modo aperto democratico. Ho trovato un livello di maturità straordinaria. Il vero tema è come adattarsi a qualcosa che fino a ieri non si poteva prevedere. Il mio invito è ad una massima elasticità. Le regole si devono piegare all'emergenza assoluta. Basta rigidità, un morbo burocratico che ad esempio non fa arrivare le mascherine. Da noi per fortuna è successo in maniera limitate e siamo stati poco danneggiati.

Nella foto l'illustrazione del video dello studio Giapponese

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