Coronavirus e la dimostrazione di maturità dei giovani: "Hanno provato paura per le persone che amano"

"Per alcuni ragazzi sono stati difficili i primi giorni, poi raccontano di essersi adattati e per altri sono molto dure queste ultime settimane", spiega Loretta Raffuzzi, psicologa psicoterapeuta dell'Ausl Romagna

Si fanno forza reciprocamente. Aiutati dalle tecnologie, i giovani stanno sfidando il coronavirus da casa a colpi di lettere, oppure confrontandosi nelle videolezioni didattiche o videochiamate di gruppo. La "fase 2" annunciata domenica a reti unificate dal premier Giuseppe Conte ha aperto le possibilità agli incontri tra "congiunti", tra i quali rientrano anche le coppie stabili. Mentre per il momento non è ancora il momento per le rimpatriate tra gli amici.

La compagnia virtuale si è trasformata in un'ancora di salvezza. Secondo uno studio presentato dall’associazione di psicologi “Donne e qualità della vita", che ha raccolto a livello nazionale le segnalazioni di oltre 600 ragazzi dai 12 ai 19 anni, un adolescente su tre è colpito da sintomi depressivi a causa del lockdown e la cosa che manca loro di più è proprio la scuola. Tuttavia, come ha tenuto ad evidenziare in un suo intervento a ForlìToday Loretta Raffuzzi, psicologa psicoterapeuta dell'Ausl Romagna, gli adolescenti hanno dato prova di grande maturità, rispondendo "presente" alla chiamata alla responsabilità, superando l'esame.

Coppie e amici a pochi chilometri di distanza, ma come se si trovassero dall'altra parte del mondo.  Dottoressa Raffuzzi, come accettano gli adolescenti questa limitazione?
Ogni limitazione si accetta se e perchè si è in grado di rivolgere lo sguardo al bene superiore che nasconde. E gli adolescenti sembrano esserci riusciti. Hanno colto il significato e la gravità di ciò che stava accadendo, hanno provato paura per se stessi e per le persone che amano, per i loro genitori e soprattutto per i loro nonni, hanno trasformato questa paura in un pensiero costruttivo e quest'ultimo in un comportamento corretto. Non è stato e non è facile perchè ci sono momenti pesanti. Per alcuni ragazzi sono stati difficili i primi giorni, poi raccontano di essersi adattati e per altri sono molto dure queste ultime settimane. Ma sono rimasti a casa dando priorità al bene comune e calandosi in una dimensione comunitaria per nulla scontata. 

Un aiuto senza alcun dubbio arriva dalle nuove tecnologie. Tuttavia possono insorgere dei problemi. Quali?
Nulla più del coronavirus ci ha confermato il valore della tecnologia.  Il problema più grave semmai è stato legato al non essere efficacemente connessi. Non tutti gli adolescenti hanno avuto subito a disposizione i dispositivi necessari per una buona connessione. Non dimentichiamoci che esistono famiglie con problemi economici e dunque anche adolescenti poveri di "giga". Ci sono anche famiglie numerose in cui è stato necessario scegliere chi poteva connettersi. In questo tempo non essere sempre online poteva facilmente corrispondere ad un restare indietro, ad un essere invisibili o diversi.

La cosa che più manca in questo periodo è sicuramente un gesto semplice, ad esempio quello di un abbraccio...
Non è di un gesto che sentono la mancanza gli adolescenti bensì degli altri, della compagnia, dello stare con gli amici e le amiche, dell'andare insieme al cinema, al pub o del giro al centro commerciale. Il gruppo, la squadra, la band, la classe sono sostegno alla loro nascente identità sociale ed è lì, fra i pari, che capiscono chi e come vorranno essere, cosa vorranno fare nella vita per somiglianza e per contrasto. Solo gli adolescenti che sono in situazione di ritiro sociale non soffrono di questo ma ciò accade perchè temono di non essere all'altezza dello sguardo altrui e su questo hanno bisogno di ricevere aiuto.

In questo periodo ci sono differenze nei rapporti tra coppie stabili ed tra quelle che già avevano qualche crepa?
Difficile parlare di coppie stabili fra gli adolescenti: le relazioni amorose fra i teenagers per quanto lunghe sono una palestra di vita che insegna l'abc del rapporto di coppia. Per questo però sono esperienze molto importanti, da non banalizzare e da ascoltare quando hanno bisogno di raccontarle, perchè possono insegnare il rispetto profondo dell'altro anche quando l'altro è la persona che ci fa soffrire e che non ci ama più. Le relazioni di coppia - se ne sono accorti molti genitori che hanno vissuto più a stretto contatto con i loro figli - sono proseguite anche online, con momenti belli e litigi quotidiani, con manifestazioni di affetto e sfoghi di gelosia, con anche conflitti e rotture e - incredibile a dirsi - anche con l'inizio di nuove relazioni.

Condividere ricordi aiuta o aumenta la malinconia?
Tutte e due. Raccontarsi i momenti felici ci fa riprovare un po' di quella felicità e subito dopo anche un po' di malinconia... Ma la malinconia genera il desiderio che è il motore della vita.

A proposito di desiderio come si gestisce il desiderio sessuale nel tempo del coronavirus? Non c'è il rischio che gli adolescenti cerchino una valvola di sfogo nella pornografia o nelle chat?
Questi rischi ci sono a prescindere dal coronavirus ed è importante che gli adolescenti abbiano la possibilità di avere accanto adulti che parlino con loro di tutti i temi dell'educazione affettiva e sessuale, perchè possano riflettere sul fatto che la sessualità non è l'incontro solo di due corpi ma anche di due menti e di due cuori, che il sesso "non lo si fa", ma lo si vive in una dimensione di piacere, emozioni, paure, incontro, relazione e rispetto reciproco. E solo dopo aver parlato della dimensione positiva della sessualità occorre che gli stessi adulti sappiano interagire con i ragazzi anche sui rischi connessi, relativi alle infezioni sessualmente trasmesse, alle gravidanze indesiderate, al sexting, al revenge porn, alla violenza di genere. Un compito difficile questo che spaventa alcuni padri, madri, insegnanti, educatori ma molti di loro ormai sanno di non essere soli e di poter contare sulla collaborazione degli operatori sanitari dei Servizi dedicati agli adolescenti.

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Riusciremo a riprendere una vita serena?
Questa domanda è la più difficile di tutte. Questa pandemia ha messo in luce problemi così gravi e grandi per i quali un insipido ottimismo è ingannevole e controproducente. Penso che ai giovani vada detto che hanno da gestire un pianeta che sta male... e che solo se sapranno coniugare sogni e vocazioni personali al bene comune potranno curarlo.  

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