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Bimbi e covid, il pediatra: "Piccoli leoni in gabbia, iperreattività tra le conseguenze"

A parlarne sabato pomeriggio, durante il consueto appuntamento di pubblica utilità social col parlamentare Marco Di Maio e Claudio Vicini, otorino di fama internazionale, è stato il pediatra di famiglia Gabriele Belosi

E' un dato di fatto che il covid-19 non aggredisce i bimbi come gli adulti. Tuttavia vi sono delle ripercussioni, che vanno ad intaccare la sfera psicoemotiva dei più piccoli. A parlarne sabato pomeriggio, durante il consueto appuntamento di pubblica utilità social col parlamentare Marco Di Maio e Claudio Vicini, direttore dipartimento Testa-Collo dell'Ausl Romagna e otorino di fama internazionale, è stato il pediatra di famiglia Gabriele Belosi.

"Questo - ha illustrato Belosi - è stato il sintomo con il quale più spesso ci siamo dovuti confrontare. I bambini sotto i sei anni hanno avuto come sintomo principale della sfera neuropsichica l'iperreattività: abituati ad una vita quotidiana ricca di attività tra scuola, sport e altro, si sono sentiti come dei piccoli leoni in gabbia. Il confinamento che abbiamo vissuto fino a poche settimane fa, e sicuramente molto di più durante il lockdown, ha provocato nei più piccoli una sorta di vuoto di contatti, di rapporti e, anche dal punto di vista fisico, di produzione di endolfine e quindi di scarico dello stress. Di conseguenza hanno sviluppato iperreattività, irretabilità e disturbi collegati al disturbo del sonno". 

Quanto all'impatto del covid sulla popolazione pediatrica, "ha avuto una ripercussione sicuramente molto meno devastante rispetto agli effetti che ha avuto sulla popolazione generale e questo per due ordine di fattori. Il primo che i bambini hanno meno suscettibilità all'infezione e si parla addirittura che essa sia la metà rispetto alla popolazione adulta. In secondo luogo i sintomi, che pure ci sono, sono estremamente ben tollerati e in massima parte la malattia decorre in maniera asintomatica". 

Sintomi

Belosi ha anche illustrato le differenze dei sintomi tra fasce d'età: "Per quella tra 0 e 6 anni sono legati soprattutto alla febbre elevata e spesso prevalgono quelli di natura respiratoria, nelle alte vie, come rinite, laringite e laringotracheite. Nella mia esperienza non ho visto patologie bronco-polmonari intersteziali, né polmoniti”. Quelli nella fascia d'età compresa tra i 6 ed i 12 anni “hanno sintomi simili a quelli degli adulti, come ad esempio la difficoltà nel percepire odori e sapori. Probabilmente questi sintomi ci sono anche nei bambini più piccoli, ma non riescono a spiegarli". 

"Quindi nei bambini sembra che vi sia uno scudo protettivo che li protegge dalle complicanze e dagli effetti devastanti - ha proseguito il pediatria nella disanima -. Più si diventa grandi e più gli eventi sono gravi, venendo maggiormente colpiti dagli effetti collaretarli. I bambini sono inoltre poco inclini alla trasmissione del virus e, secondo quanto riscontrato dagli studi della Società italiana di Pediatria, lo è solo l'8%. La condizione di contatto infetto è esattamente la metà di quello che viene considerato per l'adulto". 

Scuole

C'era timore per la riapertura delle scuole, con conseguente diffusione dell'infezione. Ma Belosi ha tranquillizzato: "Siamo ad un livello di plateau, non ci sono cluster dentro le scolaresche e non c'è il temuto rinfocolare dell'infezione. L'origine del virus è familiare. I sintomi negli adolescenti sono minimali e anche la loro potenzialità diffusiva è bassa, anche se non è zero”. Un altro aspetto messo in luce dal pediatra: "Quest'anno i bambini si ammalano infinitamente meno rispetto agli anni scorsi. Non c'è nessun allarme nelle scuole dell'infanzia e la patologia extracovid è decisamente inferiore a quella media per il periodo rispetto agli anni precedenti".

Futuro

Infine una riflessione: "Se l'influenza quest'anno si è vista in modo minore è una conseguenza delle regole adottate, igienizzazione delle mani, uso della mascherina e distanziamento. Quando questa epidemia finirà torneremo all'antico e torneranno le grandi epidemia influenzali. Quindi andrebbero 'riesumati' i presidi attualmente adottati in quelle settimane in cui l'influenza dà il peggio di sè, risparmiando anche vite umane, e riducendo la contagiosità". Un concetto sostenuto dal professor Vicini: "Il covid ci ha insegnato che la protezione fisica può essere utile per ridurre anche affezioni comuni come riniti, faringiti e le stesse otiti".

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