Coronavirus, nel Forlivese i casi sono 22. Primo morto in provincia: aveva 77 anni

Ventidue, cinque in più rispetto a mercoledì, fanno riferimento al territorio Forlivese

Salgono a 33 i casi di positività al coronavirus nella provincia di Forlì-Cesena. Ventidue, cinque in più rispetto a mercoledì, fanno riferimento al territorio Forlivese. A Forlì si sono aggiunti altri tre casi, due uomini di 50 e 61 anni, ed una donna di 82 anni, ricoverata in Malattie Infettive. Nuovo caso anche a Bertinoro, il sesto in totale. "E' legato al secondo e terzo caso da un vincolo di amicizia - comunica il sindaco Gabriele Antonio Fratto -. Era già in quarantena preventiva e si trova al reparto di Malattie Infettive".

"Sullo stato di salute degli altri concittadini ci tengo ad aggiornarci perché, al di là della legge sulla privacy che è obbligo rispettare, si tratta comunque di persone e concittadini a noi cari a prescindere - prosegue il primo cittadino -. Abbiamo quindi, per il secondo e terzo caso una stabilità, seppur entrambi ricoverati nel reparto Terapia Intensiva. Il primo e quinto caso sono invece ricoverati nel reparto Malattie Infettive, in condizioni stabili. Il quarto caso è presso la sua abitazione in una situazione stabile".

Sono invece undici i positivi del Cesenate, quattro in più rispetto a mercoledì. Al Morgagni-Pierantoni si trovano anche ricoverati due pesaresi. Si tratta dell'ottantenne denunciato martedì scorso per aver violato il provvedimento anti-contagio ed un prete 76enne. Giovedì è stato registrato il decesso di un cesenate di 77 anni che si trovava ricoverato da tre giorni all'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Vecchiazzano. La vittima aveva gravi patologie croniche, tra cui il diabete.

Giovedì pomeriggio in Prefettura si è svolta una riunione dove è stato fatto il punto della situazione. "Ci sono trenta tamponi in lavorazione ed in giornata avremo i dati relativi ai soggetti in osservazione", aveva annunciato in un video messaggio il primo cittadino Gian Luca Zattini, che ringrazia i cittadini "per il loro modo di affrontare questa tragedia" e gli operatori sanitari. "Ci sono tanti medici ed infermieri che stanno lavorando anche venti ore al giorno. Sono persone straordinarie, che mettono a rischio la loro salute e che devono avere un ringraziamento da tutti i cittadini".

Ringraziamenti anche al personale della Protezione Civile. Ed una consapevolezza: "Tutto deve avere come centralità quello dello stare a casa. E' un sacrificio che avrà importanti ricadute economiche, ma adesso dobbiamo avere centrale l'interesse sulla nostra salute". Un invito ai giovani: "Modificate il vostro stile di vita. E' un sacrificio che vi chiedo. Il comportamento anche di pochi può compromettere la riuscita del lavoro di tanti". La macchina operativa comunale è attiva: "Il Comune c'è per qualsiasi esigenza".

Regione Emilia Romagna

In Emilia-Romagna sono complessivamente 1.947 i casi di positività al Coronavirus, 208 in più rispetto all’aggiornamento di mercoledì. Passano da 6.640 a 7.600 i campioni refertati. Si tratta di dati disponibili e accertati alle 12, sulla base delle richieste istituzionali. Complessivamente, sono 811 le persone in isolamento a casa perché con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o prive di sintomi; quelle ricoverate in terapia intensiva sono invece 112 (8 in più rispetto a mercoledì). E salgono a 43 (mercoledì erano 38) le guarigioni, 41 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 2 dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultata negativa in due test consecutivi.

Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 113 a 146: 33, quindi, quelli nuovi, che riguardano 22 uomini e 11 donne; per dieci delle persone decedute erano note patologie pregresse, in qualche caso plurime, mentre per le altre sono in corso approfondimenti epidemiologici. I nuovi decessi registrati riguardano 15 residenti nella provincia di Piacenza, 8 in quella di Parma, 2 in quella di Rimini, 5 Reggio Emilia, uno Modena, uno Cesena e uno in quella di Cremona.

In dettaglio, questi sul territorio i casi di positività, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 679 (15 in più rispetto a mercoledì), Parma 430 (52 in più), Rimini 312 (67 in più), Modena 190 (27 in più), Reggio Emilia 123 (9 in più), Bologna 122, di cui 42 del circondario imolese (complessivamente 14 in più, tutti a Bologna), Ravenna 41 (10 in più), Forlì-Cesena  33 (di cui 22 a Forlì e 11 a Cesena, complessivamente 9 in più, di cui 4 a Cesena e 5 a Forlì), Ferrara 17 (5 in più rispetto a mercoledì).

La situazione negli ospedali

"Stiamo facendo tutto il possibile per fronteggiare questa emergenza, senza arretrare di un passo - sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini -, aumentando subito i posti letto. Il nostro sistema sanitario sta reggendo, ma bisogna essere pronti a fronteggiare qualunque situazione, fin quando il virus non sarà debellato. Colgo l’occasione per rivolgere un pensiero a tutto il nostro personale sanitario, oltre che a tutti gli uomini e le donne, volontari compresi, del sistema regionale di Protezione civile che, da quando sono stati rilevati i primi casi di Coronavirus sul nostro territorio, hanno lavorato incessantemente senza risparmiarsi, mostrando immense doti professionali e umane. Oltre a tutti coloro che svolgono professioni in ambito sanitario, dai farmacisti ai medici di famiglia. A tutti loro- conclude il presidente- va il mio più sentito ringraziamento".

"Stiamo lavorando in rete - spiega il commissario ad acta per l’emergenza Coronavirus, Sergio Venturi -: questo significa che anche le strutture che hanno visto sinora una bassa incidenza di nuovi casi, stanno alzando il livello di disponibilità per supportare gli altri territori che hanno bisogno, a partire da Piacenza. Siamo all’opera- aggiunge Venturi- per individuare tutti gli ospedali Covid per ogni singola provincia: ciò dovrebbe consentire un ulteriore ampliamento delle dotazioni destinate a pazienti infetti. Ognuno sta facendo al massimo la propria parte, il sistema opera con la massima collaborazione reciproca e a pieno regime". Complessivamente sono 1.290 i posti letto già allestiti in Emilia-Romagna per far fronte all’emergenza: di questi, 211 sono per la terapia intensiva e 1.079 per gli acuti (all’interno di reparti di malattie infettive, pneumologie e medicine). E’ la risposta della Regione, che si è subito attivata, attraverso un apposito piano, per potenziare la disponibilità di posti letto “dedicati” ai pazienti colpiti dal virus. A giovedì, il piano - uno strumento di programmazione in continua evoluzione, sulla base delle esigenze epidemiologiche e assistenziali - prevede di poter arrivare sino a 539 posti letto di terapia intensiva per i pazienti in condizioni più gravi e a 3.120 posti per acuti.

Il piano della Regione: 5 livelli di “saturazione” dei posti letto

Il piano messo a punto dalla Regione prevede 5 livelli di saturazione progressivi dei posti letto a favore dei ricoveri di pazienti Covid. Il livello 1 è legato all’utilizzo di letti già esistenti per l’isolamento di pazienti diagnosticati; nel livello 2 i medesimi pazienti possono essere ricoverati in coorti, cioè spazi dedicati a persone con la stessa malattia; il livello 3 prevede l’espansione di reparti e strutture dedicate in macroaree ad hoc, trasferendo e sospendendo attività già programmate e differibili, meno urgenti, in modo da creare nuove disponibilità. Nel livello 4, c’è l’utilizzo della rete regionale con trasferimento di pazienti dagli ospedali più saturi a quelli che hanno maggiore disponibilità.

Il livello 5, infine, indica la creazione di ospedali o padiglioni interamente dedicati a pazienti Covid: si intendono strutture di dimensioni medio-piccole (indicativamente 150-200 posti letto) dotate di terapia intensiva e, eventualmente, di aree semintensive. È opportuno che in queste sedi non siano svolte attività non trasferibili e non “isolabili” (come trapianti, emodinamica e altre discipline di alta specialità).

Dal costante monitoraggio dell’occupazione dei posti letto emerge come, ad affiancare la funzione hub dei principali ospedali del territorio, ci siano già degli ospedali Covid. Nello specifico, accanto all’hub di Piacenza funzionano come Covid hospital Castel San Giovanni e Fiorenzuola, sempre nel piacentino. A Parma,il padiglione Barbieri e il padiglione 26 dell’ospedale Maggiore (hub) operano come Covid hospital. Sono già pronti per diventare ospedale Covid Fidenza e Borgo Taro, nel parmense.

Nel reggiano, a supportare l’hub di Reggio Emilia città(Arcispedale Santa Maria Nova Nuova)c’è Guastalla (ospedale Covid). A Modena opera come hub il Policlinico (Baggiovara dà supporto per l’area intensiva). Pronti per diventare ospedali Covid Carpi, Mirandola e Sassuolo. A Bologna, nell’hub del Sant’Orsola, verrà riattivato a breve un padiglione dedicato, il 25. Già definito ospedale Covid il Bellaria, che funzionerà come tale anche per l’imolese. Per Ferrara, in caso di necessità l’hub del Sant’Anna sarà supportato come Covid dall’ospedale del Delta.

Infine, per la Romagna, agli hub di Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena verranno affiancati come Covid hospital da Lugo e Riccione. 

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