Malata di cancro costretta a non lavorare per il Covid: "E vengo vessata dall'Inps per un sussidio di 180 euro"

Dopo aver fatto interventi, cicli di chemioterapia e radioterapia, sempre seguita dall’IRST di Meldola, le sue condizioni di salute la mettono nella categoria delle persone a rischio, quelle che non si possono permettere il contagio

Spesso sono le persone più fragili a subire gli effetti più pesanti della crisi del Covid, quelle che già vivevano nella precarietà e che non avevano un strada di riserva per far fronte agli stravolgimenti sociali causati dalla pandemia. Tra i tanti che stanno subendo gli effetti economici della pandemia e che si ritrovano ad un tratto sulla soglia della povertà c'è anche una donna di 43 anni che vive a Forlì. Per lei la pandemia ha significato di fatto rinunciare a lavorare, in quanto da 6 anni sta combattendo contro il cancro.

Dopo aver fatto interventi, cicli di chemioterapia e radioterapia, sempre seguita dall’IRST di Meldola, le sue condizioni di salute la mettono nella categoria delle persone a rischio, quelle che non si possono permettere il contagio. E se da una parte ha trovato piena comprensione dal datore di lavoro - un'impresa dell'agro-alimentare dove lavora come stagionale avventizia - dall'altra parte lo stesso non si può dire per l'Inps, col risultato beffardo che converrebbe a questa donna la perdita del posto di lavoro per poter fruire del Reddito di Cittadinanza. Ma lei il posto di lavoro lo vuole conservare, confidando che prima o poi la pandemia potrà finire con l'arrivo del vaccino.

La 43enne spiega a ForlìToday la sua protesta: “Dal momento che ho fatto e faccio tuttora terapie e cure varie, non posso lavorare e allora devo per forza aprire la malattia Inps. Nonostante la mia malattia sia lampante, mi trovo continuamente ad avere problemi con l'Inps”. Perché anche col Covid non manca la burocrazia, a volte particolarmente vessatoria per chi è già colpito dalla malattia. Per esempio, spiega la donna: “Devo continuamente cambiare motivazione della malattia nel foglio che il medico manda all’Inps, perché altrimenti viene rifiutata”. Ed ancora: “Spesso viene a fare i controlli il medico legale, e ci può stare, a cui devo dare spiegazioni per cure e spostamenti”.

Ma il problema più grosso è l'indennità: “Non lavorando ho comunque spese mensili (affitto,  bollette, medicine, spese alimentari), ma i loro pagamenti non sono costanti anche se le spese non aspettano. Percepisco un misero sussidio di 180 euro che copre a mala pena le spese dei medicinali. Sono sola, non ho diritto ad avere nulla anche se  ho la residenza. Non ha diritto neppure ai benefici della Legge 104. Ma come si può andare avanti in queste condizioni? Chiedo che mi venga dato ciò che mi aspetta, i soldi Inps mensilmente per il mio sostentamento”. L'assurdità della situazione, conclude la donna, è che perdesse il posto di lavoro, che invece proprio l'azienda le conserva, prenderebbe più soldi con i sussidi come il Reddito di Cittadinanza e non dovrebbe neanche sottostare agli orari delle visite fiscali dell'Inps. “Ma io sono sempre andata a lavorare e, terminata l'emergenza Covid, conto di tornare alla mia normalità lavorativa”, conclude. 

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