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Coronavirus, in Terapia Intensiva il direttore di Romagna Acque. "La nostra struttura è operativa"

Appena nove giorni prima era regolarmente al suo posto di lavoro, nella sede centrale di Forlì, all’apice della struttura che permette di distribuire quotidianamente l’acqua dai rubinetti di tutta la Romagna

Che il Coronavirus possa colpire ferocemente chiunque, senza far distinzione di ruolo, genere, classe sociale etc. è un fatto quasi ovvio. Così come possa colpire persone in buona salute e mandarle nel giro di pochi giorni in gravi condizioni in Terapia Intensiva. E’ qui che da sabato scorso si trova il direttore generale di Romagna Acque, la società pubblica che gestisce le fonti dell’approvvigionamento idrico di tutta la Romagna. Appena nove giorni prima era regolarmente al suo posto di lavoro, nella sede centrale di Forlì, all’apice della struttura che permette di distribuire quotidianamente l’acqua dai rubinetti di tutta la Romagna. Poi il contagio, probabilmente collegato al focolaio della palestra di Ravenna da cui si sono originati diversi casi. All’ospedale di Ravenna non si trova solo il direttore, 64 anni, ma anche la moglie in un reparto non intensivo.

Per lo staff di Romagna Acque giovedì è il quattordicesimo giorno dall’ultimo contatto e nessuno ha mostrato sintomi, nemmeno lievi. E pur con il pensiero rivolto al proprio direttore generale, la società pubblica che garantisce uno dei servizi più essenziali, l’acqua potabile, ha gestito l’infrastruttura tra quarantene e auto-isolamenti. “I tecnici sono stati dotati di auto aziendale al loro domicilio e hanno continuato ad operare, isolati tra di loro, tra la loro abitazione e l’area di intervento, senza cioè passare dalla sede – spiega il presidente di Romagna Acque Tonino Bernabè -, mentre per gli impiegati abbiamo attuato il più possibile lo smart working”. Con la notizia della positività del collega, a Romagna Acque è partita subito la ricerca sull'agenda degli appuntamenti del direttore per vedere chi può essere entrato in contatto con lui per motivi di lavoro, tra dipendenti, persone esterne - tra cui sindaci – e gli amministratori di Romagna Acque, Bernabè incluso. Tutti sono stati avvisati. “Ci siamo auto-isolati e a maggior ragione messi in una prudenziale quarantena, anche perché ognuno deve fare la sua parte a stare in casa”, sempre il presidente. 

La macchina operativa di Romagna Acque, in sostanza, non ne ha risentito ed essendo ormai passati 14 giorni dall’ultimo contatto lavorativo del 5 marzo, si può ormai ritenere fuori pericolo. Non è lo stesso, invece, per il direttore, al quale va il pensiero della società pubblica. La distribuzione dell'acqua in questo periodo è garantita senza problemi, sia per la piena operatività della struttura tecnica che gestisce la distribuzione, dalla diga agli impianti intermedi di connessione agli acquedotti urbani, sia per l'abbondante presenza di risorsa idrica. "Lo scorso 8 marzo, oltre a essere quello in cui sono stati presi i provvedimenti più duri del Governo, è stato anche il giorno in cui l'invaso di Ridracoli si è riempito al suo massimo, con la tracimazione della diga", spiega Bernabè.
 

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