Coronavirus, i "giramondo" di tutto il globo rischiano di rimanere senza un tetto: a loro ci pensa un forlivese

In giro per il mondo da sei anni con la sua moto, un informatico forlivese di 39 anni, ha aperto un sito per aiutare chi, come lui ama viaggiare, e in questa situazione di emergenza mondiale resta bloccato

In giro per il mondo da sei anni con la sua moto, un informatico forlivese di 39 anni, ha aperto un sito per aiutare chi, come lui ama viaggiare, e in questa situazione di emergenza mondiale per il Coronavirus - con Paesi che chiudono i confini - rischia di trovarsi senza un aiuto, se serve, o un posto sicuro dove poter trascorrere la quarantena. Marco Massari Calderone, attualmente, si trova a Saldan, una località a pochi chilometri da Cordoba, in Argentina e per arrivare lì, a casa di un amico contattato via internet, ha dovuto fare un viaggio massacrante, rischiando di restare senza un tetto per dormire e un aiuto concreto. Dopo essere sceso dall'Alaska nel 2016 e aver raggiunto la Terra del Fuoco, dall'altra parte del globo, Marco Massari stava per prendere l'aereo per tornare, come fa ogni anno, a trovare la sua famiglia a Forlì, ma è stato fregato dal coronavirus.

"Ho dovuto fare una corsa contro il tempo - ci ha spiegato Marco Massari - e lasciare da un giorno all'altro la regione di San Juan (sempre Argentina) che mercoledì 18 Marzo ha annunciato che nel giro di 24 ore avrebbe chiuso tutti gli accessi alla regione e alle città (come in Italia né più né meno) e che anche tutti gli alloggi pubblici, hotel, ostelli e campeggi sarebbero stati chiusi. Infatti l’ostello in cui mi trovavo diede agli ospiti 24 ore per andarcene. Non avendo idea di dove andare, non avendo alternative di alloggio e nemmeno una tenda o sacco-a-pelo, mi sono trovato costretto a fare un viaggio di 800 km in 12 ore attraversando diverse provincie argentine senza avere la certezza che mi lasciassero passare perché non il quel momento non c’erano informazioni precise e, fortunatamente, essere ospitato da un amico a Saldan in una casa grande con giardino. Il mio viaggio - continua il forlivese - è stato una lotta contro il tempo e sono arrivato a casa del mio amico alle 11 di sera di giovedì 19 Marzo. Quando sono arrivato a casa sua, ho scoperto che il governo argentino, a sorpresa, aveva annunciato che il giorno stesso a mezzanotte sarebbe entrato in vigore la quarantena nazionale con chiusura totale di tutte le vie del Paese. Se avessi rimandato il mio viaggio di un giorno o se avessi ritardato l’arrivo solo di un’ora sarei rimasto senza un posto per dormire in mezzo alla strada (e senza un luogo da cui lavorare).Questo racconto è  importante per far capire da dove nasce il mio desiderio di creare OpenDoors.

Che cos'è OpenDoors? 

"Dopo essermi reso conto di quanto fossi stato fortunato ad arrivare in un posto dove potessi seguire il lavoro e godere della compagnia di un amico, ho subito pensato ai miei compagni di ostello, alcuni in bicicletta, altri in moto. Ho pensato alle migliaia di migliaia di viaggiatori nel mondo nella loro stessa situazione. Molti hanno perso il lavoro nelle ultime settimane (sempre per il virus) e molti altri vivono di lavori saltuari o di artigianato non hanno mezzi per sostentarsi in questo periodo. Quindi mi è nata l’idea di creare il sito OpenDoors con l'obiettivo di aiutare queste persone in due modi: permettere a loro di segnare la loro posizione approssimativa in una mappa e di scrivere il loro caso in una piccola nota. Se, tra l'altro, si dimostra che c’e tanta gente in un posto bisognosa di aiuto forse si possono anche coinvolgere i media e le autorità locali per trovare delle soluzioni temporanee. In più con la stessa informazione si può mostrare alle autorità dei paesi di origine che ci sono molti cittadini che hanno bisogno di essere rimpatriati se non hanno i mezzi economici per trascorrere una quarantena di settimane o mesi in un paese straniero che li snobba e li emargina. Un esempio? Le autorità italiane hanno rifiutato di organizzare un volo di rimpatrio per gli italiani bloccati in Australia perché dicono che non c'è abbastanza gente per giustificare un volo. Attraverso OpenDoors si potrebbe constatare (potenzialmente) l’effettivo numero di gente italiana in Australia che necessita il rimpatrio. Inoltre con Opendoors si permette a chi ha qualcosa da offrire di dare aiuto: un giardino in cui mettere la tenda, un materasso nel proprio furgone parcheggiato fuori casa, un campo in cui parcheggiare un camper, un bagno in cui potersi fare la doccia o anche solo mettere a disposizione una lavatrice. Insomma qualsiasi cosa che possa rendere un po’ meno dura la situazione di tutti quelli in bisogno.

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Ancora non sono riuscito ad aiutare nessuno, perché sono appena 5 giorni che ho pubblicato la prima bozza del sito e lavoro tutto il giorno per renderlo funzionale e semplice e la notte le passo a cercare di pubblicizzare il sito nei gruppo e a far capire perché esiste e a cosa serve.

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