Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Ronnie, tre mesi in ospedale e la dura lotta contro il coronavirus: "Pronto per riprendersi la sua vita"

Sabrina Canducci ha voluto raccontare a ForlìToday la lunga battaglia con lieto fine di suo marito

Quotidianamente vengono diffusi i numeri che aggiornano sulla situazione dell'epidemia da covid-19. Ma dietro quei numeri ci sono delle persone, ognuna delle quali alle prese in modo differente col nemico invisibile. Tra queste c'è Ronnie Petrini, 46 anni, volto noto di Meldola perchè titolare insieme alla moglie Sabrina Canducci della "Wrc Custom Build", specializzata nella realizzazione di moto custom, e proprietario del mobilificio "Arredamenti Petrini".

Petrini ha conosciuto da vicinissimo il covid-19, combattendo una sfida difficilissima col virus. E' stato ricoverato all'ospedale "Morgagni-Pierantoni" ed intubato. Il buio prima, una nuova luce poi. A tre mesi dall'ingresso al nosocomio mercuriale per Ronni è arrivato il momento di tornare a casa dalla sua famiglia, che lo accoglierà martedì a braccia aperte. Sabrina ha voluto raccontare a ForlìToday la lunga battaglia con lieto fine di suo marito.

Quando è iniziato il lungo calvario?
Era il 27 ottobre. Entrambi abbiamo iniziato ad accusare i primi sintomi. Il primo ad avere la febbre è stato Ronni, poi subito dopo io e uno dei mie figli. Dopo qualche giorno abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di strano in quanto avevamo sintomi particolari.

Cioè?
Tre persone ammalate con tre percorsi differenti. Dal semplice mal di testa all’aggravamento delle condizioni di Ronni.

Quali sono stati i sintomi che hanno portato suo marito al ricovero?
Dopo circa cinque giorni Ronni ha iniziato ad avere problemi respiratori. Abbiamo contattato il medico di base che ha mandato subito a casa i medici dell’Usca (l'Unità speciale di continuità assistenziale, ndr). Diagnosi: polmonite bilaterale. Abbiamo provato a curarla da casa, ma è stato tutto inutile. Il 2 novembre è stato ricoverato nel reparto di Pneumologia al "Morgagni-Pierantoni" di Forlì e due giorni più tardi è stato intubato, perché non si riusciva a curarlo diversamente.

Come ha vissuto quei momenti?
Ovviamente è iniziato un periodo drammatico per tutta la sua famiglia, perché le giornate passano in attesa di ricevere una telefonata dalla Rianimazione in cui ti dicono come procede la situazione. Tutto questo è durato all’incirca un mese nella speranza di poterlo rivedere.

Poi la rinascita. Quando ha riaperto gli occhi?
L’incertezza è finita verso metà dicembre, quando finalmente viene risvegliato. Qui si è conclusa la prima parte di convivenza col virus, ovviamente per i parenti la più difficile. Da allora è stato in Pneumologia prima e in fisioterapia a Forlimpopoli poi. Tutto questo finirà martedì.

Il virus ha lasciato segni visibili?
Purtroppo il mese di terapia intensiva ha lasciato strascichi pesanti. Ora fa tanta fisioterapia per poter tornare come prima.

Il virus viaggia in parallelo con la solitudine...
Passata la paura c’è’ un’altra parte negativa che è l’isolamento. Purtroppo nessuno può entrare neanche con tutte le precauzioni del caso. Quando si ha dei ricoveri così lunghi si dovrebbe trovare una soluzione.

Ora come si sente Ronni? È pronto a rivivere la normalità?
Sta bene e vuole tornare alla sua vita il prima possibile.

Cosa vuole dire ai sanitari che l'hanno curato ed assisto per mesi?
Un ringraziamento particolare al personale della Rianimazione di Forlì, che si è occupata di lui in maniera ineccepibile. Grazie anche al personale della Pneumologia, che si è occupati di lui in un secondo momento. Inoltre mando un grande bacio virtuale alle fioterapiste e alle infermiere che lo sopportano da oltre un mese in Fisioterapia a Forlimpopoli.

Che messaggio manda a chi considera il covid una semplice influenza?
Non bisogna vivere nel terrore. Purtroppo però una malattia che esiste ed è purtroppo subdola. Non ha regole e questa e’ la parte più difficile da gestire.

Il vaccino è la nostra speranza per allontanare il nemico invisibile?
Non ho le competenze per poter dare un giudizio. Sicuramente visto la nostra esperienza lo faremo quando sarà il nostro turno. E' una bella speranza, con l'auspicio che possa veramente servire.

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