"Avevo prenotato 300 uova": il coronavirus ferma anche il "Babbo pasquale" dei bimbi sofferenti

"Avevo già prenotato trecento uova presso alcuni laboratori dolciari e supermercati locali – dichiara Davide Marchetti – e la mia intenzione era consegnarle a partire dall’ultima settimana di marzo"

Il Coronavirus non ha rispetto nemmeno per il Babbo pasquale. Da almeno una decina d’anni, il Babbo Natale dei bimbi sofferenti, alias il forlivese Davide Marchetti, ha preso la bella abitudine di ritornare in giro per l’Italia anche nel periodo dell’anno in cui la Chiesa cattolica celebra la Passione e Resurrezione di Cristo, per recare uova di cioccolato al maggior numero possibile di minori in difficoltà. "Faccio questo - prova a spiegare - perché a Natale ho visto accendersi un sorriso nel volto di queste creature sfortunate e ora ne pretendo un altro anche a Pasqua".

Il volontario aveva già prenotato trecento pezzi presso laboratori dolciari e supermercati locali, con la chiara intenzione era consegnare il tutto a partire dall’ultima settimana di marzo. Dopo il “tour de force” di dicembre e gennaio, in cui ha recato pupazzi di peluche e altri giochi espressamente richiesti con letterina, a centinaia di minori sofferenti in tutta la Penisola, il valente artigiano prestato alla solidarietà aveva già programmato di visitare alcuni reparti pediatrici italiani, a cominciare dal sud Italia per poi risalire verso Firenze, Bologna e la stessa Forlì. Smesso il pesante abito tutto rosso con barba e berretto, Davide aveva previsto come prima meta della sua spedizione caritativa, il reparto di oncologia pediatrica della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, in Puglia.

Si tratta di una delle cliniche all’avanguardia in Italia per specializzazione e ricerca, fondata dallo stesso Padre Pio da Pietrelcina nel 1956. “Se un piccolo è costretto in ospedale anche la Settimana Santa – precisa Marchetti – è segno che non può fare diversamente, vivendo nel suo corpicino la passione di Cristo”. Com’è noto, dietro il gesto senza stagioni dell’artigiano di Bussecchio, c’è un gruppo di devoti forlivesi a San Pio da Pietrelcina che lo sostiene, con mercatini, offerte e quant’altro. Davide sta pensando ad una possibile soluzione per non interrompere il suo gesto solidale.

La prima idea è aspettare la fine dell’emergenza Coronavirus: "Se ai primi di aprile l’epidemia sarà scongiurata, con la fine della permanenza forzata a casa, mi metterò in marcia verso i bimbi". L’alternativa è rivolgersi ad un vettore di merci, per trasferire a domicilio le uova appositamente acquistate. Mancherà la magia dell’incontro, ma ci saranno comunque decine di smartphone e tablet in grado di fissare ed inoltrare a destra e a manca il sorriso dei bimbi raggiunti dal dono pasquale.

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E’ quella speranza in un futuro migliore, che solo il Babbo Natale (o Pasquale che sia) forlivese sa accendere da almeno un ventennio nel cuore di centinaia di bimbi sofferenti in tutt’Italia. Davide Marchetti non ha sponsor, è tutto di tasca sua o della sua cerchia di amici: ma un lampo di gioia negli occhi di quei piccoli già segnati dal dolore, non ha prezzo. 

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