Pronto soccorso, dopo l'emergenza covid riprendono gli accessi: "Situazione difficile"

"Ora abbiamo pochi casi sospetti di covid-19, ma resta la necessità di aree, percorsi e personale dedicato", spiega il primario Andrea Fabbri

Non c'è solo il covid-19 da tenere sotto controllo. Ma con la ripresa delle attività ordinarie, vi è stato un fisiologico aumento dei traumi e anche di altre patologie. E così gli accessi al pronto soccorso del "Morgagni-Pierantoni" di Forlì sono tornati a salire. Nel cuore dell'emergenza, al presidio di via Carlo Forlanini arrivavano in media 70-80 persone al giorno, mentre in precedenza la media oscillava tra 150 e 170. E dopo i primi timori post lockdown, il pronto soccorso è tornato a "vivacizzarsi".

Una situazione che richiede altri sforzi per il personale sanitario, già provato dalla pandemia esplosa a fine febbraio e che ha cominciato a concedere una tregua da maggio. Il primario Andrea Fabbri si rivolge ai cittadini con un appello: "Il pronto soccorso non può ritornare il luogo sovraffollato dell’epoca pre-Covid. In ragione di questo è auspicabile che i cittadini vengano solo per problemi che non possono attendere la valutazione di un medico".

Dottor Fabbri, come sta procedendo la ripresa al pronto soccorso nel post emergenza covid-19?
Con estrema difficoltà.

Cioè?
Ora abbiamo pochi casi sospetti di covid-19, ma resta la necessità di aree, percorsi e personale dedicato. Poi bisogna considerare la tipologia degli utenti che si rivolgono al pronto Soccorso, che sta progressivamente ritornando ad essere quella dell’epoca pre-C19. In questo contesto, tutti i servizi dell’ospedale si sono organizzati e disciplinati per gestire i percorsi separati delle due tipologie di pazienti. Il risultato finale di questa riorganizzazione è che in nome della sicurezza degli utenti e degli operatori, i percorsi di diagnosi e cura prevedono un maggior numero di passaggi, quindi sono più articolati, e con tempi più lunghi, quindi le soluzioni ai problemi più difficili.

Come sono organizzati gli ingressi?
Gli ingressi restano separati in nome di un principio di dividere i casi sospetti all’ingresso rispetto a quelli che non hanno requisiti di sospetto.

Come si stanno comportando i cittadini?
I cittadini devo dire che a fronte di grande sensibilità, comprensione e collaborazione durante il periodo della pandemia, passata la paura, hanno ripreso l’atteggiamento critico dell’epoca pre covid-19.

Quali sono le cause principali relative agli accessi?
Si sta ritornando alla condizione precedente, incluso i problemi non urgenti che ricorrono al Pronto Soccorso per mancanza di soluzioni in altri servizi.

Durante il lockdown il calo è stato drastico?
Circa 40% del volume di attività complessiva.

Avete avuto evidenze circa una riduzione di ictus ed infarti?
Queste due patologie hanno subito nei mesi scorsi a loro volta una riduzione inspiegabile del 30-40%.

Com'è la situazione sul fronte del personale?
E’ la vera emergenza del momento.

Può spiegare questo aspetto?
Uno stress fisico e psicologico così grande, per diversi mesi, ha ulteriormente aggravato una situazione estremamente difficile già preesistente: l’impossibilità di reperire medici specialisti del settore dell’emergenza Urgenza, per le note carenze a livello nazionale, ci consente di assumere solo medici non specialisti, senza formazione specifica e con contratti di alcuni mesi. Quello che preoccupa è che il numero di questi professionisti sta progressivamente aumentando.

Cosa vi aspettate nei prossimi mesi?
A prescindere dall’andamento dell’epidemiologia, la necessità di mantenere due team di professionisti che si occupano separatamente di due percorsi all’interno del Pronto Soccorso rappresenta uno schema di gioco molto difficile da praticare.

Un consiglio ai pazienti?
Per necessità di assicurare percorsi sicuri a tutti i cittadini e in particolare a quelli con sospetto Covid-19, il Pronto soccorso non può ritornare il luogo sovraffollato dell’epoca pre-Covid. In ragione di questo è auspicabile che i cittadini si rechino al Pronto Soccorso solo per problemi che non possono attendere la valutazione di un medico. 

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